I Suede hanno dato il via alla rivoluzione Britpop negli anni '90, riportando in auge il romanticismo e il dramma del glam rock, distinguendosi dalla psichedelia sognante dello shoegaze e dalla scena Madchester. Tuttavia, nonostante la loro enorme influenza, sono sempre rimasti ai margini del movimento Britpop, evitando il comportamento "da maschiaccio" tipico di altre band del genere.
Preferivano l'estetica decadente e artistica del proto- e post-punk, piuttosto che i toni vivaci degli anni '60. Questo li rese unici ma anche meno commerciabili, soprattutto quando il Britpop divenne sinonimo di riff chiassosi e cori da pub. Le tensioni interne tra il cantante Brett Anderson e il chitarrista Bernard Butler portarono all'uscita di quest’ultimo durante la registrazione del secondo album, Dog Man Star (1994), un'opera cupa e ambiziosa.
Dopo l'addio di Butler, il giovane Richard Oakes entrò nella band e contribuì al cambio di rotta più pop-glam con l’album Coming Up (1996), che fu un grande successo commerciale. Seguirono altri due album, Head Music (1999) e A New Morning (2002), ma la band perse slancio, complice anche la lotta di Anderson contro la dipendenza da droghe. Nel 2003 si sciolsero.
Durante la pausa, Anderson pubblicò album solisti e si riunì brevemente con Butler per un progetto chiamato The Tears. La band si riformò nel 2010, con una serie di concerti e poi nuovi dischi: Bloodsports (2013), Night Thoughts (2016), The Blue Hour (2018) e Autofiction (2022), dimostrando una maturità musicale e mantenendo il proprio stile drammatico e raffinato.