Sulle fondamenta di antichi edifici residenziali posti in Via Saragozza, a Bologna, a partire dal 28 aprile 1519, iniziò la costruzione dell’odierno Palazzo Albergati - edificato dall’omonima e importate famiglia bolognese - previa licenza del Senato bolognese. Il magnifico edifico risulta ancora al centro di un dibattito riguardo l’attribuzione dell’ambizioso progetto architettonico, che se le tradizionali fonti fanno risalire a Baldassarre Peruzzi, quelle più recenti propendono per Domenico Aimo da Varignana.
Entrando dal civico n. 28 di via Saragozza si accede ad un androne che presenta, in alto a destra, una lapide murata che testimonia il passaggio dello Zar di Russia Nicola I nel 1845. Nel sobrio cortile interno quadrangolare che si apre poco dopo a sinistra campeggia dal 2005 la statua in grandezza naturale Il cuoco del Faraone dello scultore Camillo Bersani, del quale altre opere sono visibili nel salone dell’appartamento al primo piano.
L’8 agosto 2008 Palazzo Albergati fu colpito da un incendio che ha portato ad iniziare una serie di restauri che hanno interessato in particolare alcuni appartamenti al pianterreno e al primo piano, col totale recupero di tutte le decorazioni pittoriche a fresco, che datano dal secolo XVII al XIX. Al piano nobile, in seguito ai crolli determinati da questo traumatico evento, è stato ritrovato un enorme, prezioso Fregio di Bartolomeo Cesi raffigurante le Storie di Annibale, in quindici scomparti separati da cariatidi, e dove figurano anche alcuni eventi della Seconda Guerra Punica, chiariti anche da varie scritte in latino sopravvissute. Tra i soggetti di maggiore impatto visivo, il passaggio delle Alpi e le battaglie con l’impiego degli elefanti. Gli affreschi del Cesi, realizzati tra il 1776 e il 1835, testimoniano la sopravvivenza della sua bottega del manierismo di ascendenza cinquecentesca, interpretato dal pittore con grande inventiva, vigore, genio, in contemporanea ai dipinti di stretta osservanza controriformistica prodotti nella sua tarda attività.