"Non trovo parcheggio" è un monologo che attraversa le ossessioni e le epifanie di un protagonista che ha deciso di non arrendersi al caos dell'omologazione. In un mondo che urla, lui sceglie la sottrazione. Attraverso il racconto di viaggi in motocicletta e scontri con la volgarità moderna, lo spettacolo indaga quei modi d’essere che separano l'uomo di mondo dal semplice passante: piegare una giacca, scegliere il silenzio, distinguere il lusso dal valore. È un invito a riscrivere il proprio stile personale, non per snobismo, ma per ritrovare il piacere di essere unici.
Roberto Parodi, uomo abituato a parlare con numeri a sei zeri e a litigare quotidianamente con cravatte di seta più delicate del suo umore, sale sul palco con una missione nobile: salvare il mondo. Non dalla fame o dalle guerre, no—dalla bruttezza, dal cattivo gusto e, già che c’è, anche da certe idee un filo troppo entusiaste sul politically correct. Il monologo parte subito a tutta velocità (più o meno come il suo amato “cimelio Diesel che profuma di libertà”), prendendo di mira le normative sull’inquinamento. Con aria innocentissima, si chiede come sia possibile che la sua auto storica venga trattata come il boss finale del cambiamento climatico, mentre nel frattempo il fast fashion sforna vestiti usa-e-getta più velocemente di una stampante impazzita.
“Mi multano se il Range Rover respira in centro, ma nessuno dice nulla del trauma emotivo causato da certi outfit in poliestere. Altro che CO2: qui stiamo soffocando di bruttezza!”
Poi vira sui viaggi, ma non aspettatevi la solita retorica da catalogo. Qui il concetto è semplice: viaggiare apre la mente… soprattutto quando ti rendi conto che esistono posti dove la gente si veste meglio senza bisogno di fare un mutuo per una felpa.
Dal turismo si passa allo stile di vita, e qui Roberto entra in modalità “paladino dell’eleganza perduta”. Difende l’abbigliamento di qualità come fosse un bene UNESCO e demolisce il fast fashion senza pietà: capi che durano meno di una storia su Instagram, ma con un impatto ambientale degno di un film catastrofico.
Secondo lui, il vero gesto rivoluzionario è uno solo: comprare meno, comprare meglio… e magari evitare di sembrare un evidenziatore ambulante.
E poi le mamme milanesi radical chic. Un universo parallelo fatto di bio a chilometro zero, SUV grandi come monolocali e scuole alternative dal nome impronunciabile. Le descrive con affetto… ma neanche troppo: paladine dell’ambiente con borse che costano quanto una macchina d’epoca e una straordinaria capacità di criticare il sistema… dall’interno di un abitacolo in pelle riscaldata.
Il risultato? Una satira pungente sull’ipocrisia contemporanea, raccontata da uno che crede fermamente che il vero lusso non sia ostentare, ma avere gusto. E magari anche un po’ di autoironia—merce rarissima, quella sì, davvero fuori produzione.