Nonostante abbia pubblicato solamente tre album solisti in 18 anni di carriera, José González ha raggiunto un successo internazionale, riempiendo sale prestigiose in tutto il mondo e ricevendo dischi di platino nel Regno Unito e in Svezia, suo paese natale, e dischi d’oro in Australia e Nuova Zelanda. La sua musica ha inoltre raggiunto numeri di streaming notevoli (oltre 5 milioni su Spotify). Il grande successo non ha però cambiato la natura di José, che fin dalla pubblicazione del primo album “Crosses” nel 2003, ha sempre mantenuto il suo stile asciutto, riflettendo questa sua caratteristica anche all’interno dei suoi brani.
Classe 1978, sul suo passaporto alla voce nazionalità c’è scritto “svedese”, ma sarebbe più corretta la dicitura “mondo”. José nasce da genitori argentini, attivisti politici, costretti a fuggire in Europa dopo il colpo di stato dell’ultraconservatore Videla. Sin da fanciullo cresce barcamenandosi tra la musica sudamericana, compresa quella impegnata, e il punk hardcore svedese ma anche statunitense. Chi lo direbbe mai conoscendolo oggi che il suo esordio musicale fu come bassista proprio nel punk hardcore degli svedesi Renascence. Oggi José Gabriel González è un’altra roba, del punk però gli è rimasta la libertà di espressione come sentimento, come linea guida.
Il suo “secondo esordio” va fissato nel 2023, quando a giugno pubblica il suo primo singolo da solista e notato dalla Imperial Records viene messo sotto contratto.
Il suo primo album “Veneer” vede la luce mentre ancora Gonzalez è uno studente. Studia molto il giovane Josè e dopo il suo primo album consegue un dottorato a Göteborg. Da punk ad intellettuale da suoni graffianti ad arpeggi e armonie.
Il suo secondo album “In Our Nature” uscito nel 2007 è un disco complesso a dispetto del piglio melodico. I testi prendono spunto da testi e saggi impegnativi, come ad esempio “L’illusione di Dio” del biologo evoluzionista Richard Dawkins.
Nel 2015 esce “Vestiges & Claws”, terzo album solista e anche questo riscuote apprezzamenti e il premio Impala.
Il suo ultimo studio album “Local Valley” lo vede rimettersi in gioco e cimentarsi con una nuova sfida: la lingua, anzi le lingue…le sue lingue.
Svedese, inglese ma anche la sua lingua madre: lo spagnolo-argentino.