James Morrison guarda indietro – ma anche avanti. Indietro al momento in cui, vent’anni fa, firmò il suo primo contratto discografico, e avanti verso la speranza di una nuova alba. Come canta nel suo ardente, viscerale e combattivo singolo di ritorno Fight Another Day: “Solo Dio sa cosa ci aspetta domani / I giorni difficili arriveranno / Da cui non possiamo fuggire / Ma se io mi aggrappo a te e tu ti aggrappi a me / Vivremo per lottare un altro giorno.”
Il percorso che ha portato al suo settimo album – anch’esso intitolato Fight Another Day – è iniziato nel lontano 2005, quando il cantautore nato nel Warwickshire posava tappeti di giorno, suonava agli open mic di notte e, in ogni momento libero, guidava avanti e indietro fino a Londra per incontrare le numerose case discografiche interessate a metterlo sotto contratto.
«Non avevo molti soldi, ma era tutto incredibilmente eccitante», racconta. «Ricordo che ero sempre molto nervoso. Sentivo di trovarmi proprio all’inizio della mia carriera e che poteva andare in due modi: o esplodere e andare alla grande, oppure andare storto e non essere ingaggiato da nessuno».
Aveva motivo di preoccuparsi, ma non ce n’era bisogno. Dopo l’uscita del suo album di debutto Undiscovered nel 2006, il disco raggiunse il primo posto in classifica e vendette 1,5 milioni di copie, trainato dal successo immediato del primo singolo You Give Me Something. Fu l’inizio di un percorso che lo portò a vincere il Brit Award come Best British Male nel 2007 (una delle tre nomination di quell’anno), con ulteriori candidature nella stessa categoria nel 2009 e nel 2012. Arriviamo poi al 2022: Morrison aveva ormai un catalogo sufficiente per pubblicare un Best Of, ma anche abbastanza immaginazione e spinta creativa per reincidere tutti quei brani.
«Ero decisamente giovane – pensavo di sapere cosa stessi facendo, ma avevo solo 21 anni», dice parlando delle sue prime canzoni. «Quando le ho reincise ho cercato di inserire più elementi live, per renderle più vicine a come le registrerei oggi. E quando ho finito quel progetto ho pensato: ho reso di nuovo onore a queste canzoni. È stato strano, come prendere il mio io più giovane sottobraccio e dirgli: amico, hai fatto un bel lavoro!»
È stato anche un vero e proprio spartiacque. Un momento di reset e riflessione. O, come lo definisce lui: «Ho sentito chiaramente che era la fine di un capitolo e l’inizio di uno nuovo. Una sensazione davvero bella».
Questo nuovo capitolo ha preso forma nel corso del 2023, con tutte le canzoni scritte entro la fine dell’anno. In parte, ciò ha incluso anche un percorso di terapia. «Ha fatto emergere tantissime cose che mi hanno costretto a confrontarmi con me stesso. Mi ha riportato all’infanzia e a tutto quello che ho vissuto per arrivare fin qui. All’inizio mi ha indebolito, poi mi ha reso più forte. A un certo punto ho pensato: ok, ora mi sento davvero meglio. Sono in grado di affrontare la mia vita e ciò che ho passato, di guardare dove sono arrivato ed essere onesto con me stesso, invece di convincermi che va tutto bene e che posso semplicemente andare avanti».
«E quando mi sono lasciato andare davvero a quello che provavo, le canzoni hanno iniziato ad arrivare. Ho cominciato a scrivere di ciò che stavo vivendo. Delle mie lotte interiori. Del fatto che ogni giorno è un po’ una battaglia. Del tentativo di far emergere la luce dopo quella che sembrava un’oscurità durata a lungo».
«Sono davvero orgoglioso dell’album, degli elementi creativi e sonori e di come ho affrontato temi veri», riflette Morrison, un musicista che conosce bene il potere curativo della musica. «Ma», aggiunge sorridendo, «è anche un album di canzoni che spero facciano stare meglio le persone, le facciano annuire, battere il piede e cantare insieme. È quello di cui abbiamo tutti bisogno, no?»