L'allestimento del San Carlo è quello storico del 1999 che ancora oggi, a distanza di quasi vent’anni, conserva intatte la freschezza e la leggerezza del tratto di autentici maestri del teatro lirico, con la sapiente regia di Filippo Crivelli, ripresa da Riccardo Canessa, le poetiche scene di Lele Luzzati e i variopinti costumi di Santuzza Calì.
“Questo mio Barbiere – spiega Crivelli- possiede una leggerezza che mai prima avevo raggiunto e in questo sono fondamentali le scene di Lele Luzzati, non realistiche ma pittoricamente evocative. Il mio obiettivo – continua – è quello di raccontare la storia, chiarire al pubblico l'intreccio dei sentimenti, valorizzare in maniera elegante una musica che, entrata ormai nella memoria popolare, ha acquistato toni troppo plateali. Nel Barbiere si deve sorridere, ma la risata non deve mai sovrapporsi alla musica dove l'allegria, la malinconia e l'ironia sono perennemente vitali”.
Un ritorno ad un Barbiere comico dunque, ma non grottesco, in cui Rossini sia commedia e non farsa.
Composto nel 1816, da un Rossini appena ventiquattrenne, capolavoro di modernità su libretto di Cesare Sterbini da una pièce di Beaumarchais (che già Giovanni Paisiello aveva musicato nel 1782), l'opera fu scritta da Rossini in poche settimane per debuttare al Teatro Argentina di Roma nel carnevale del 1816. L'argomento è noto: una storia d'amore che inizia con una serenata al chiaro di luna, una commedia brillante in cui un Conte si allea con un Barbiere e la freschezza giovanile ha il sopravvento sul cinismo dei più anziani. In assoluto, Il barbiere di Siviglia è considerato il simbolo di un genere, l'opera buffa. L'espressione migliore delle doti e dello stile di Rossini in cui viene fuori la sua migliore vena comica ed inventiva, e al tempo stesso si manifesta il suo profondo che racconta l'inadeguatezza dell'uomo di fronte agli accadimenti e agli imbrogli in cui si trova coinvolto al di fuori della sua volontà. Un capolavoro che si inserisce in momento di strepitosa fase creativa, quella tra il 1813 ed il 1817, in cui videro la luce altri splendidi titoli del genere buffo: L'Italiana in Algeri, Un turco in Italia e La cenerentola.