La parola "supergruppo" è spesso utilizzata nella musica strumentale, confezionando con questo termine quello che in realtà è solo un insieme di musicisti virtuosi riunitisi per creare un disco. Capita ogni tanto però che quest'appellativo diventi autentico e reale. E' il caso degli Aristocrats – il chitarrista Guthrie Govan, il bassista Bryan Beller e il batterista Marco Minnemann - che gioiosamente e con aria di sfida fanno saltare in mille pezzi lo stereotipo di supergruppo, emozionando i fans di tutto il mondo con un'alchimia straordinaria che fa sì che il risultato sia esponenzialmente più alto della somma dellle parti.
Queste le credenziali individuali:
Guthrie Govan è probabilmente il chitarrista più popolare sulla scena musicale internazionale di oggi, e il suo album solista “Erotic Cakes” del 2006 è stato ampiamente riconosciuto come un classico. La sua notevole esperienza dal vivo lo ha portato ad essere al fianco di Steven Wilson nel suo lunghissimo tour mondiale del 2013, in un calendario fitto di impegni anche come uno dei più richiesti clinician/insegnanti in tutto il mondo. Nel luglio del 2011 ha ottenuto la copertina di Guitar Player.
I numerosi credits di Bryan Beller includono chitarristi come Joe Satriani (di cui è l'attuale bassista), Steve Vai, Mike Keneally (Frank Zappa), e la popolarissima metal band Dethklok, nata dallo show televisivo animato Metalocalypse. Il suo catalogo solista comprende tre CD, due DVD e un DVD didattico per Alfred Publishing. Nell'ottobre del 2012 ha ottenuto la copertina su Bass Player.
Marco Minnemann è ampiamente considerato dai fans e dai colleghi come uno dei batteristi più dotati, innovativi e all'avanguardia in circolazione. E' stato onorato della copertina di diverse riviste di batteria (tra cui Modern Drummer ) e gode di una carriera da sideman ultra-versatile (Joe Satriani, Steven Wilson, Adrian Belew, UKZ). Meno noto è forse il fatto che Marco è anche un multi-strumentista e compositore estremamente produttivo con una ventina di CD e DVD solisti fino ad oggi.
Nel 2013 la band ha pubblicato il tanto atteso nuovo album, “Culture Clash”, il cui titolo è un'allusione alla multinazionalità della band ( Govan è inglese, Beller è americano, Minnemann tedesco ), nonché un riferimento sornione ad una scena dal film “A serious man” dei fratelli Coen. Hanno usato la stessa formula dell'album precedente - tre canzoni scritte da ciascun membro della band - ma rafforzata dall'esperienza collettiva di diciotto mesi di tour come band. Il risultato è più aggressivo, avventuroso e intenso, senza riposare sugli allori del successo a sorpresa dell'album di debutto. Troviamo dalla techno-fusion ("Dance Of The Aristocrats" di Minnemann) al rockabilly alla nitroglicerina ("Louisville Stomp" di Beller ) alla ritmica serpentina della title track scritta da Govan. Culture Clash è stato un altro successo, debuttando nelle classifiche Contemporary Jazz di Billboard al numero 8, tra John Scofield e gli Yellowjackets ... anche se nessuno classificherebbe immediatamente il gruppo come jazz. ( Si stanno divertendo troppo per esserlo!)
La cosa fondamentale da ricordare è che gli Aristocrats sono una vera band. Che si tratti di musica , pianificare i tour, la copertina dei dischi o l'ordine dei brani o le decisioni di affari, ognuno ha lo stesso potere decisionale. Per dirla con Guthrie "una rumorosa democrazia di musicisti".
Non è solo fusion. Non è solo shredding. A volte non è nemmeno destinato a essere preso sul serio. E 'solo il suono di tre ragazzi che hanno fatto un concerto insieme e hanno scoperto improvvisamente di avere qualcosa di musicalmente profondo in comune... insieme ad una propensione per l'utilizzo di titoli da bollino rosso.