Adriano Celentano è un musicista dalla polifonia totale che agisce nei diversi campi creativi, senza limiti emozionali e geografici. Voce come suono, parola, cinema, show, danza, è da sempre al lavoro sulle metamorfosi delle forme visivo-musicali, spinto da un'"urgenza profetica" che è propria dell'artista. Sperimentatore di linguaggi, Celentano agisce nella continua violazione dei canoni, alla ricerca di nuova bellezza, e il suo impegno sociale è un'estensione di un "fare" etico/estetico. Sferzante e irriducibile contro la dissoluzione del pianeta, entusiasma il pubblico ipnotizzato da un lessico politico indifferente alla realtà, ed è per questo che tra le sue hit non ci sono soltanto gli album da milioni di copie, ma anche certi successi recenti nella veste di attivista a favore della "città ecologica". I suoi interventi su giornali e tv lo hanno reso artefice della vittoria dei referendum sull'acqua come bene pubblico, contro le centrali nucleari e l'immunità giudiziaria a misura di governo. Una mobilitazione determinante anche per Milano, sottratta allo "tsunami di cemento". Un mood che viene da lontano, dalle sue prime canzoni in anticipo sui tempi, a partire da I mali del secolo ('72) fino a Sognando Chernobyl (2008), prima del disastro di Fukushima. La sua presenza costante "a favore degli alberi" e di una "bella civiltà" ne ha fatto un protagonista della scena internazionale non solo come innovatore della canzone italiana. Rivoluzioni fatte di note musicali, di film iconoclasti, di eventi televisivi che hanno terremotato il piccolo schermo, ma anche di visioni e personaggi digitali, creature di pixel che animano i suoi celebri cortometraggi dal ritmo incandescente. Videoclip fuori schema, "horror" sui crimini contro l'umanità - dalla pena di morte alla distruzione delle foreste – infiltrati di humour nero quando si rivolgono ai reality show e alla subumanità televisiva. Da questi short eccentrici e fulminanti, prototipi narrativi multisenso, è nato il progetto di una graphic-novel senza precedenti, Adrian – Il ragazzo della via Gluck, 26 episodi che attraversano il cosmo, avventure futuribili di un Adriano (autore e interprete) smaterializzato dalla matita di Milo Manara, in onda su Sky. Il film d'animazione in 3D parte sul rintocco del capodanno 2025, una "fine del mondo" senza fine, alimentata dall'indifferenza verso un potere che promette "benessere e sicurezza", e che in cambio toglie libertà. Metafora distorta del nostro mondo, ambientata in una Milano devastata e percorsa da killer senza volto, Adrian ci presenta il "Dissanguatore", cinico boss, e Adrian, artigiano orologiaio che dal suo quartiere preservato dalla speculazione combatte solitario a fianco di Gilda, compagna di resistenza, di avventure e di fantasia contro l'invasione dei mostri di oggi e di domani.
All'insegna di un'anarchia totale, il suo stile di ribelle indisciplinato alle regole del mercato discografico lo ha reso indipendente dal 1962, quando ha fondato l'etichetta discografica il Clan.
La sua carriera - cantante, compositore, attore, regista, produttore, autore di programmi tv - si è sempre svolta in un’autonomia di pensiero, mai subordinata a direttive di parte. Alcuni osservatori distratti lo hanno definito un "predicatore" per i suoi celebri monologhi televisivi intercalati da pause "lunari" ed estatiche alla Buster Keaton, che frantumarono il flusso del piccolo schermo, costretto a tempi irregimentati. Il suo Fantastico 1987/'88, show apri-pista di un cambio di stagione irreversibile, sconvolse la stampa, deliziò il pubblico (record di ascolti) e mise in allarme il ceto politico, disarmato di fronte alla potenza comunicativa di Celentano che fu messo sotto accusa, prima di un ripensamento generale della critica.
Adriano è un "artista al potere" esorcizzato dai "manovratori" mediatici che temono chi elabora liberamente strumenti di conoscenza. Da qui la puntuale contestazione della "libertà autoriale" pretesa da Celentano a ogni nuovo programma e da qui il tentativo di interdizione che lo ha lasciato a lungo fuori dalla tv pubblica, dopo il boom di ascolti registrati in tutti gli show precedenti. L'ultimo, Rockpolitik, ambientato in un set fantasmagorico, spazio interconnesso con la vita reale, "violazione" del teatrino chiuso della tv, ha collezionato indici di ascolto stellari e allo stesso costituito il motivo principale del mancato ritorno in Rai, timorosa di un risveglio del telespettatore.
La vocazione di ragazzo controcorrente si manifesta fin dall’inizio, quando, figlio di immigrati pugliesi, nasce nella periferia milanese, in quella via Gluck che diventerà il manifesto contro lo "sviluppo insostenibile", antagonista della speculazione edilizia, sensibile all’ambiente e alla giustizia sociale, temi che non lascerà più. La canzone Il ragazzo della via Gluck venderà milioni di copie e sarà tradotta in 18 lingue.
Adriano irrompe nella scena musicale italiana e provoca una rivoluzione, elettrizza le platee di giovani con la sua personalità anticonformista. La sua voce esalta sonorità nuove, l’era della canzone melodica italiana è spazzata via. Adriano allena a una pratica di libertà - irregolare per vocazione - e trasmette emozioni a un pubblico desiderante, che ha altri ritmi e altri sogni. Il tuo bacio è come un rock fonde i suoni d’oltreoceano con l’ironia poetico-demenziale del cabaret, della ballata e dalle vibrazioni black di Bill Haley, il suo primo amore. Inventa un linguaggio spezzato, sincopato, che alterna ai toni confidenziali del crooner. Quel suo distacco brechtiano dal testo con cui interpreta le canzoni lo rendono inimitabile, e Azzurro, scritta da Paolo Conte per lui, ne è la prova.
Oltre alla rivoluzione musicale, mette in scena un corpo elettrizzato, swingato, "epilettico", e scatena la forza originaria del rock ‘n’roll contro i movimenti catastrofici della metropoli, dilaganti nei paesaggi dove "prima cresceva l’erba". Una ribellione contro le convenzioni che prende forma nei movimenti disarticolati di Adriano, corpo eccentrico che trasforma la dimensione spazio-temporale.
La curiosità artistica lo distanzia in tutta la sua carriera da ogni cliché, e se ascolta l’eco dei suoni globali, dall’Africa all’America Latina, Adriano resta unico e sempre protagonista "scomodo" della scena culturale italiana.
Il tuo bacio è come un rock travolge la hit parade, seguito da brani celebri come 24.000 baci, Una carezza in un pugno, Svalutation, in un'ascesa inarrestabile fino ai suoi album più recenti che rimangono in cima alla classifica del terzo millennio: Io non so parlar d’amore (1999), Esco di rado e parlo ancora meno (2000), Per sempre (2002), C’è sempre un motivo (2004), Dormi amore, la situazione non è buona (2007). Dischi che vendono milioni di copie.
Adriano Celentano è il segno dell’Italia che cambia e così Federico Fellini lo vorrà nella parte di se stesso in La dolce vita, e un altro celebre cineasta, Emir Kusturica, gli dedicherà un film, Ti ricordi di Dolly Bell?. Anche Pier Paolo Pasolini è affascinato dal ragazzo della via Gluck, dallo spirito irriducibile di Adriano, dalla sua autenticità, e lo vorrebbe nella parte di se stesso per il film ispirato alla canzone. Non solo Pasolini vede in Adriano il rappresentante di un universo poetico-politico legato al territorio, resistente alla civiltà urbanizzata e selvaggia del boom economico, ma anche Ermanno Olmi, al suo lungometraggio d’esordio, Il tempo si è fermato, ricorre a lui, alla sua voce, per trasmettere il passaggio d’epoca dell’Italia industrializzata. Quel "monello di periferia", il "ragazzino scatenato, simpatico ribelle che canta all’americana" ha la tonalità giusta per indicare il futuro, fuori dal repertorio convenzionale, con il suo rock dirompente e utopistico. Adriano catalizza le contraddizioni dello sviluppo sociale, dal lavoro e i suoi pericoli alle nuove povertà, dalla rapina ambientale alla cementificazione, e lo fa con gioiosa forza dell’outsider, tanto che ancora adesso "scandalizza" coniugando spettacolo a denuncia degli orrori quotidiani Celentano nasce già anche regista, dentro la forma intrecciata di immagine/suono. Ridisegna lo spazio del palcoscenico, lo trasforma per poi trasferirlo sul set e negli show tv, memorabili "kolossal" per piccolo schermo, attraversati da pause, fermo-immagini, silenzi, ralenti e accelerazioni. Colleziona come interprete più di 45 film, commedie e di costume, diretto da registi contro corrente: Pietro Germi, Sergio Corbucci, Alberto Lattuada, Dario Argento, Pasquale Festa CampanileFellini. Film che raggiungono incassi record, e che ancora adesso restano imbattuti. E’ lui stesso regista di quattro opere, legate da un filo unico di ibridazioni espressive: Super rapina a Milano (’65, firmato con Piero Vivarelli): Yuppi Du (1975), Geppo il folle (1978), Joan Lui (1985). Film che hanno ottenuto un grande riscontro critico e aperto all’innovazione dei linguaggi televisivi. Gli show di Celentano hanno rivoluzionato il varietà degli ultimi anni nell'accostamento "scandaloso" tra musica, balletto, comicità e temi come l’acqua, la fame, la caccia.
Show-fabbrica d'immaginario, una jam session orchestrata tra i sud del mondo con feroci incursioni satiriche, invenzioni coreografiche di un pianeta mai visto, deserto e grattacieli.
Gli spettacoli collezionano ogni volta più di 15 milioni di telespettatori e riempiono le prime pagine dei giornali. Fantastico 8, Svalutation, Francamente me ne infischio, 125 milioni di cazzate, Rockpolitik restano punti di riferimento per una tv "pensante". Sono set "aperti", che respingono la visione unidimensionale della realtà, il punto di vista autoritario della telecamera. E’ sempre l’istigazione alla libertà, alla ribellione di fronte alle cose immutabili, l’idea di realizzare l’impossibile, che Adriano Celentano mette in scena. E che lo fa da sempre un imprendibile visionario.
Atteso dopo ogni "pausa" che si concede per travolgere ogni volta la modernità, eccolo tornare con il suo nuovo album Facciamo finta che sia vero, un viaggio musicale che segue la traiettoria del suo “essere nel mondo”, attivo nel presente politico-sociale. Opera straordinaria di nuove, intense sonorità, questo album cd è fiancheggiato da tre autori sintonizzati sulle stesse onde, Franco Battiato, Jovanotti e Giuliano dei Negramaro. Ancora una volta Adriano Celentano sorprende per modernità ,innovazione e imprevedibilità, con la sua inimitabile e sorprendente voce,grande interprete, che è la vera forza di tutte le sue opere musicali.