Quando lo scorso 20 giugno Yungblud ha pubblicato “Idols”, il cantautore britannico aveva appena gettato i semi di una direzione più ambiziosa rispetto al passato. Da allora l’artista di “Fleabag” ha compiuto passi da gigante e a completare il quadro arriva ora “Idols II”.
Prima di dare un seguito al suo quarto album in studio, Yungblud non ha solo reso giustizia alla sua nuova immagine, che l’ha visto abbandonare abiti e atteggiamenti da poser punk rock, a favore di un estetica in bianco e nero, più austera e drammatica. L’artista inglese ha infatti intrapreso un percorso artistico di maturità, per ritagliarsi con credibilità un posto centrale nella scena rock contemporanea.
Il 2025 di Yungblud non è stato soltanto un anno di visibilità ma un anno di narrazione pubblica, di maturità e di esposizione. Uno dei primi momenti cruciali per il cantautore britannico ha coinciso con l’interpretazione di “Changes” all’evento di Ozzy Osbourne e dei Black Sabbath, “Back to the beginning”, a Birmingham lo scorso 5 luglio. Proprio quella performance gli ha reso un Grammy all’inizio del nuovo anno. Lo scorso ottobre c’è poi stata l’esibizione agli MTV Video Music Awards 2025 insieme a Steven Tyler e Joe Perry in un medley per onorare Ozzy Osbourne, scomparso il 20 luglio 2025. Per Yungblud è stato un ulteriore passaggio simbolico di testimone, che ha inevitabilmente diviso pubblico e addetti ai lavori tra elogi e sospetto, fino all’attacco di Justin Hawkins dei Darkness che lo ha liquidato come “poser”. L’EP con gli Aerosmith “One more time” è stato solo un ulteriore conferma del nuovo percorso di Yungblud. “Idols” aveva segnato un cambiamento significativo nel suono dell’artista, con brani come “Idols Pt. I”, “War” e “Supermoon” che attraversavano dichiarazioni di identità e conflitto, mentre “21st Century Liability” portava a una riflessione su destino, influenza e responsabilità. La seconda parte contribuisce invece a garantire il futuro del musicista di Doncaster.“Pictures of idols rise up and fall / Wish you knew it all / Lift your head from the pillow, you've been missing enough / Built yourself a wall”: con “I need you (to make the world seem fine)”, “Idols II” riprende da dove la storia si era interrotta con il primo capitolo riportando la questione dell’idolatria su un piano intimo. “War Pt. II” ribalta poi la crisi di “War” in un interrogativo sulla rinascita e sull’ispirazione, e “Time” affida alla nudità di voce e chitarra la confessione: “Time, I just need more time / To figure out who I’m”. Yungblud non sembra più cercare di fare effetto, ma piuttosto costruire e ricercare un’identità.
Mentre nella sua versione originale, con la sua struttura sonora di chitarre e crescendo, ha ricevuto una nomination come miglior canzone rock, “Zombie” in “Idols II”diventa una collaborazione con gli Smashing Pumpkins. Si trova così una densità di suono che dialoga con la tradizione alternative degli anni Novanta, trasformando il brano in un incontro generazionale. “The Postman” inserisce ironia e quotidianità in una struttura di riff e ritmo, e “Blueberry Hill” porta il progetto verso un territorio di teatralità e citazionismo che richiama figure storiche del rock, come modello di ambizione scenica. Sul finale “Suburban Requiem” chiude il cerchio con un inno di comunità e appartenenza, costruito per la dimensione live e per quel gesto collettivo delle luci alzate che diventa rito di condivisione.
Come con “Idols”, anche con il nuovo capitolo Yungblud non cerca di attuare una rivoluzione linguistica del rock, preferendo dialogare con idoli classici. “Idols II” consolida però una posizione, ponendosi come dichiarazione di maturità che passa attraverso il confronto con modelli, polemiche e aspettative, e che trova coerenza nella scelta di trasformare l’idolo in specchio e non in trono. Puntando alla sopravvivenza più che alla celebrazione, e al percorso oltre che la posa, la versione completa di “Idols” diventa documento di un artista che, tra consacrazione mediatica e critica, tra collaborazione con gli Aerosmith e dialogo con gli Smashing Pumpkins, ha deciso di raccontare non soltanto l’ascesa ma anche la caduta e la risalita, scegliendo di mettere in musica il battito del proprio tempo.
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