I colpi di scena attorno all'Hellwatt Festival (che era stato presentato come il più importante in assoluto in Italia, con un budget "superiore a quello del Tomorrowland" e un cast "superiore a quello del Coachella", citiamo da interviste precedenti) sembrano non finire più. Dopo il caos degli early bird e dei drop successivi, dopo il dibattito sull'opportunità della presenza di Kanye West in una città medaglia d'oro della resistenza, continuano a susseguirsi notizie molto poco confortanti rispetto al buon esito dell'evento.
E' notizia di ieri, infatti, che Cvolo (produttore del festival) ha congedato il discusso direttore artistico Victor Yari Milani, neofita dal punto di vista dei grandi eventi di musica dal vivo, con una scarna nota che comunicava la cessazione della collaborazione. E fin qui, nulla di troppo anomalo: può capitare. La cosa più anomala, però, è che da stamattina tra gli addetti ai lavori gira un presunto messaggio a firma di Milani stesso, che fonti attendibili danno per autentico, in cui affermerebbe di essere "l'unico proprietario" del brand Hellwatt e quindi impossibile da estromettere. "È una notizia semplicemente utopica. Sarebbe come dire che Jeff Bezos viene cacciato da Amazon dal corriere" recita il messaggio, molto lungo e articolato.
A chiosa del discorso, Milani affermerebbe che ha già pronto un piano B e che è in attesa di conferme legali, "poi Hellwatt si trasferisce". Cioè a dire si terrà, ma non più alla RCF Arena. Ma è davvero possibile? Soprattutto: considerando che il produttore del festival è Cvolo e, stando a fonti del settore, gli anticipi per i cachet dell'artistico sarebbero stati già ampiamente versati, economicamente su chi ricadrebbero le enormi spese del festival, in questo caso? Sembra uno scenario piuttosto remoto. Tant'è che, da noi interpellato, l'ufficio stampa di Cvolo e di Hellwatt Festival (ormai slegato da Milani) replica laconicamente: "Nel corso delle ultime settimane, sono emerse visioni non più pienamente allineate rispetto allo sviluppo futuro del festival tra C.Volo, produttore dei concerti alla RCF Arena, e il collaboratore Victor Yari Milani. Per questo motivo, si è deciso di dividere le strade, senza che ciò comporti modifiche alla line-up già annunciata. Resta infatti invariato l’obiettivo degli eventi: portare a Reggio Emilia un appuntamento di livello internazionale, capace di distinguersi per proposta artistica, visione e qualità produttiva". Ci confermano inoltre che, al di là della cessazione delle collaborazione con Milani, Vittorio Della Casa e Moment Factory (due delle più importanti realtà coinvolte, istituzioni del live a livello internazionale) sono ancora della partita.
Nel frattempo è uscita anche una nuova puntata di "Pezzi", il podcast condotto da Andrea Laffranchi, Luca Dondoni e Paolo Giordano, che solleva ulteriori questioni e dubbi sulla logistica. Oltre a chiedersi se esiste un piano per i flussi e i deflussi tra le date del 17 e 18 luglio (quelle di Travis Scott e Kanye West, in cui decine di migliaia di persone dovrebbero svuotare e poi nuovamente riempire gli spazi della RCF Arena, con tanto di dj set notturni), nel podcast si dettagliano anche alcune indiscrezioni che circolano tra gli addetti ai lavori. In particolare, quelle relative ai cachet del cast artistico (che ammonterebbero a oltre 25 milioni di euro, di cui 10 milioni per il solo Travis Scott, che di solito ne prende "solo" 3; la nota di ulteriore clamore è che i biglietti venduti finora per la sua data sarebbero "solo" circa 20.000, e che suonerebbe in uno slot di circa 75 minuti). Inoltre, riporta sempre il podcast, pare che nessun fornitore italiano di apparecchiature, transenne e palchi abbia accettato di lavorare con il festival, un'altra anomalia in un panorama nazionale che si basa soprattutto sulla collaborazione con provider locali. Insomma, i dubbi sono ancora molti: attendiamo quindi ulteriori sviluppi, di cui come sempre vi daremo conto.
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