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Thundercat è atterrato per farci dimenticare Sanremo

06.03.2026 Scritto da Claudio Cabona

In questo momento nella musica contemporanea Thundercat non è soltanto uno dei bassisti più amati e trasversali in circolazione, capace nel suo percorso di collaborare sia con Ariana Grande che con Herbie Hancock, di mettere il suo tocco cosmico in capolavori senza tempo come “To Pimp a Butterfly” di Kendrick Lamar, di far parte di una boy band, ma anche di una formazione thrash metal come i Suicidal Tendencies. È qualcosa di più: è un alieno. Ha una concezione “altra” della musica. Californiano, capelli dread con forcina Gucci, occhiali da sole, un’estetica che sembra uscita da un manga o da un film distopico alla Mad Max, è un personaggio divertente e mistico, che sprigiona musica da tutti i pori. Nel merchandising compaiono anche dei kimono con il suo simbolo, quasi a costruire una piccola mitologia personale. Il tour europeo di presentazione del nuovo album “Distracted” è partito da Milano, dall’Alcatraz. Un club abbastanza pieno, capace di restituire la sensazione di un pubblico curioso e partecipe. Il disco uscirà il 3 aprile.

Dal vivo il protagonista assoluto è lui. Thundercat è contemporaneamente frontman e bassista, un approccio che ricorda quello che negli anni Settanta aveva Jaco Pastorius. Sul palco è accompagnato soltanto dalle tastiere di Hamm Dennis e dalla batteria di Justin Brown, una formazione essenziale che lascia spazio a una continua interazione tra groove e improvvisazione. Il concerto sembra una grande jam. Un live che mescola jazz, funk, rock, soul, con alcuni brani inediti del nuovo album e materiale ripescato da “The Golden Age of Apocalypse” e “Apocalypse”, i suoi primi due album. Il caos c’è, ma è sempre abbastanza disciplinato: non deraglia mai davvero. E questo è forse uno dei difetti dello show, che non arriva a generare il vero brivido dell’abbandono. Allo stesso tempo è uno spettacolo interessante perché riesce a essere densissimo e tecnico, ha un’evidente matrice jazz, ma anche pop. Ci sono momenti in cui emergono ritornelli aperti, cantati da lui e dal pubblico, e improvvisamente il suono diventa morbido, quasi avvolgente. Il groove prende il sopravvento e la platea inizia a muoversi. È l’ennesima dimostrazione che la complessità non esclude una dimensione popolare.

Il live richiede dedizione e ascolto. All’inizio è spigoloso: il fraseggio tra basso e batteria è serrato, continuo, quasi senza respiro. È una sorta di fase preparatoria. Dalla seconda metà in poi, invece, il concerto si apre e arrivano le canzoni più accessibili, quelle in cui il pubblico finalmente si lascia andare. È come se Thundercat nella prima parte volesse mettere alla prova chi lo ascolta, chiedendo concentrazione. Poi, una volta conquistata, trascina tutti dentro il suo mondo: un universo caldo dove convivono attitudine hip hop, psichedelia, ironia e un certo spirito punk di sfida, tutti elementi che nella sua carriera ha innalzato collaborando con quel genietto di Flying Lotus. Tra un brano e l’altro ci sono momenti di puro intrattenimento. Thundercat parla parecchio, improvvisa battute nonsense e crea piccole pause comiche che alleggeriscono la tensione musicale. Fa parte del suo registro.

Il nuovo album “Distracted” ruota attorno a un’idea semplice: a volte bisogna distrarsi per concentrarsi in un modo diverso. È una frase che sembra descrivere perfettamente anche i suoi concerti. Prima la difficoltà, poi l’apertura. Prima l’ascolto, poi la festa. Il live arriva fino ai momenti più emotivi come le collaborazioni con il compianto amico Mac Miller. Alla fine il musicista dimostra di non essere soltanto uno dei nomi più richiesti in studio. È anche un performer capace di reggere un palco con naturalezza. È curioso che questo concerto arrivi dopo una settimana in Italia dominata dal rumore mediatico del Festival di Sanremo. Una settimana in cui la musica spesso tende alla semplificazione. Thundercat fa l’opposto. Ma il suo non è tecnicismo fine a se stesso, né virtuosismo altezzoso. Non è la musica di chi dice “io so suonare”. È gioia, consapevole, di vivere e fare musica. Ed è forse per questo che, per una sera, è davvero sembrato atterrare come un alieno. Per farci dimenticare Sanremo.

Scaletta:
Baked Potato
Candlelight
Louis Cole
Black Qualls
How Sway / Uh Uh
Overseas
Wish I Didn’t Waste Ur X
Pozole
ADD Through the Roof
Dance With Me
Walking on the Moon
A Fan’s Mail
Anakin Learns His Fate
Durag
Funny Thing
No More Lies
Them Changes
Show You The Way

What’s The Use / She Knows Too Much


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