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Sal Da Vinci prima di "Per sempre sì"

03.03.2026 Scritto da Mattia Marzi

«La mia è la vittoria di un popolo e la vittoria di tutti quelli che hanno perseverato nel seguire un sogno. Faccio questo mestiere da quando avevo 7 anni e l’ho portato avanti con perseveranza, tra cadute e salite ripide. Anche quando c’era il mare in tempesta ho sempre cercato di portare la nave in porto. Non è stato facile. Questa è la vittoria di tutti quelli che, come me, vengono dal basso», ha detto Sal Da Vinci all’indomani della vittoria del Festival di Sanremo 2026 con la sua “Per sempre sì”. Al Festival il 56enne cantautore napoletano si è preso più di una rivincita. L’anno scorso, sull’onda dell’exploit su TikTok di “Rossetto e caffè”, aveva presentato a Carlo Conti un brano in duetto con il figlio Francesco (attore e cantante, noto ai più per aver recitato in “Gomorra - La serie”, nel 2019), che compare anche come co-autore di “Per sempre sì”, insieme ad Alessandro La Cava, Federica Abbate, Eugenio Maimone e Merk & Kremont, che l’hanno anche prodotta. Non era andata bene: scartato. Per la trentesima volta.

Il televoto in tilt a Sanremo nel 2009

È stato lui stesso a raccontare che prima di mettere per la prima volta piede all’Ariston nel 2009, quando Paolo Bonolis lo portò in gara con “Non riesco a farti innamorare” (scritta con Gigi D'Alessio e Vincenzo D’Agostino, paroliere di riferimento del giro napoletano, da poco scomparso), provò a partecipare alla kermesse per ben tredici volte, sempre senza successo. E dopo il terzo posto di quell’anno – «ad un certo punto andò in tilt il televoto. Le persone che provavano a votare per me, non riuscivano a farlo. Conservo ancora le prove, nei vecchi telefoni. Il motivo lo sanno solo i tecnici dell’epoca» – ha provato a candidarsi per altre diciassette volte, prima di essere finalmente preso da Conti con “Per sempre sì”. Al momento della proclamazione del vincitore, sabato sera, Salvatore Michael Sorrentino – questo il vero nome dell’artista, nato a New York nel 1969 in quanto il padre Mario Da Vinci, cantante e attore napoletano scomparso nel 2015, era impegnato in una tournée negli Usa – ha cominciato a zompettare sul palco per la felicità. Poi, intrecciando le mani, ha guardato verso l’alto. Infine, sempre con le mani intrecciate, si è inginocchiato di fronte alla platea dell’Ariston, sotto la pioggia di coriandoli. «Non capisco niente», ha detto, ritirando il premio, piangendo. «Questo premio lo voglio condividere con la mia famiglia, che mi ha aiutato tanto a superare ogni momento. E alla mia città, Napoli», ha aggiunto, prima di ricantare ancora una volta quella “Per sempre sì” dedicata alla moglie Paola Pugliese, da quarant’anni al suo fianco, correndo ad abbracciare il maestro Adriano Pennino, arrangiatore e produttore di riferimento della musica partenopea, storico braccio destro di Gigi D’Alessio (al Festival, quest’anno, dirigeva l’orchestra anche per Luchè).

Tra i suoi fan anche Silvio Berlusconi

Proprio la moglie, alla vigilia della finale, ha raccontato in un’intervista a La Repubblica il passato, tutt’altro che semplice, del marito: dischi che rimanevano confinati nel territorio campano (il primo, “Miracolo ’e Natale”, è uscito nel 1976, quando Sal Da Vinci aveva appena 7 anni: lo incise insieme al padre, così come i successivi sei prima della svolta da solista nel 1980 con “’A giostra”), difficoltà economiche, ambizioni che puntualmente si scontravano con lo scetticismo e lo snobismo dei discografici. Per provare ad uscire fuori da Napoli e dintorni nel 1992 partecipa a “Una voce per Sanremo” a Domenica In, condotta da Toto Cutugno e Alba Parietti. Nel 1994 è invece tra i concorrenti del Festival italiano di musica, organizzato da Canale 5 – e presentato da Mike Bongiorno e Antonella Elia – per creare un’alternativa al Festival di Sanremo. A proposito: dopo la vittoria di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo sono riemersi vecchie indiscrezioni secondo le quali Silvio Berlusconi fosse un supporter del cantautore napoletano, tanto da invitarlo a feste private e da chiedergli di scrivere un nuovo inno per il Pdl destinato a sostituire “Menomale che Silvio c’è” (ma il progetto non andò in porto e Berlusconi l’inno lo scrisse da sé, insieme a Maria Rosaria Rossi). Al Festival italiano di musica Da Vinci si classifica al primo posto con “Vera”, contenuto nel primo album inciso per un’etichetta discografica nazionale, la Dischi Ricordi, intitolato semplicemente “Sal Da Vinci”.

L'esperienza a teatro con De Simone

Nel 1999, quando ha già all’attivo quindici album, cinque dei quali incisi senza il padre, il cantautore e attore partenopeo (sapevate che nel 1985 Carlo Verdone gli fece fare una parte in “Troppo forte”?), riceve una telefonata da parte del grande regista teatrale e musicologo napoletano Roberto De Simone, che lo volle ne “L’opera buffa del giovedì santo”. «Quando Roberto De Simone chiese a Sal di fare a teatro “L'opera buffa del giovedì santo” lui tentennò, non accettò subito, perché voleva continuare a fare il cantante. Fui io a chiedergli di dire di sì al maestro. Lo misi davanti alla realtà: “Abbiamo due bambini piccoli, cosa gli diamo da mangiare?”. Era il periodo in cui le case discografiche storcevano il naso, non volevano produrlo, gli dicevano: “Vieni dalla sceneggiata”», ha raccontato la moglie. Il successo di “C'era una volta... Scugnizzi”, musical scritto da Claudio Mattone ed Enrico Vaime e ispirato al film Scugnizzi di Nanni Loy che lo tiene impegnato di nuovo in teatro dopo l’esperienza con De Simone (nel cast anche Serena Rossi), lo vede protagonista per cinque stagioni.

Il boom di "Rossetto e caffè"

Il grande pubblico televisivo lo ritrova nel 2009, a distanza di quindici anni dalla partecipazione al Festival italiano di musica, sul palco del Festival di Sanremo. Con “Non riesco a farti innamorare” viene eliminato dalla giuria demoscopica, ma ripescato dal televoto. Televoto che gli permette di accedere alla finalissima a tre, con Marco Carta (in gara con “La forza mia”) e Povia (“Luca era gay”), dove però l’ex vincitore di Amici di Maria De Filippi ha la meglio. Negli anni successivi continua a lavorare con costanza: album, tour, musical, collaborazioni. Ma il successo nazionalpopolare sembra non volerne sapere di arrivare, nonostante il supporto di un gigante della musica italiana come Renato Zero, che nel 2017 gli fa da direttore artistico per l'album "Non si fanno prigionieri" (firmando anche diverse canzoni del disco). Poi, nel 2024, accade l’inverosimile. Una sua canzone, l’ennesima, grazie alla spinta di TikTok si rivela una hit: stiamo parlando, naturalmente, di quella “Rossetto e caffè” arrivata a superare su Spotify 70 milioni di streams. «Sal veniva da un periodo di crisi dopo l'avvento della trap e del rap, diceva: “Dove vado io con la mia musica?”. Io cercavo di dargli forza: “Amore, tu hai il teatro, è la tua casa”. Cadute e risalite, certo, ma sottolineo che siamo sempre stati uniti, nei momenti bui e in quelli bellissimi, come questo», ha raccontato la moglie.

"Dal basso"

A Sanremo, pur essendo stato scartato, l’anno scorso ci è tornato proprio per cantare “Rossetto e caffè” nella serata delle cover, insieme ai The Kolors: «Sono sempre arrivato a un passo dall’essere inserito nel cast, poi non è andata mai bene. Ogni Natale mi intristivo, sapendo di aver ricevuto l’ennesimo “no”. È stata l’ennesima rivincita di un progetto partito dal basso, senza la spinta delle case discografiche, esploso grazie alla gente». Chi lo ferma più, adesso.


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