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Rush, il ritorno: “La nostra musica ci rende orgogliosi”

11.03.2026 Scritto da Elena Palmieri

Per anni l’idea di rivedere i Rush sul palco è rimasta sospesa in una dimensione quasi irreale, come una possibilità che apparteneva più alla memoria che al futuro. Dopo l’ultimo concerto del “R40 Live Tour” nel 2015, e soprattutto dopo la scomparsa del batterista e paroliere Neil Peart nel 2020, la storia della band sembrava essersi chiusa definitivamente. Eppure, a distanza di tempo, qualcosa si è rimesso in movimento. Geddy Lee e Alex Lifeson hanno deciso di riaprire quel capitolo, riportando il nome dei Rush sui palchi, affiancati dalla nuova batterista Anika Nilles e dal nuovo tastierista Loren Gold. Il prossimo 7 giugno da Los Angeles prenderà quindi il via la tournée "Fifty something tour", che nel corso dell’anno toccherà diverse città degli Stati Uniti, oltre a Canada e Messico, per poi arrivare in Europa nel 2027. In calendario c’è anche una data all’Unipol Dome di Milano (la nuova Arena Santa Giulia inaugurata in occasione delle Olimpiadi invernali Milano Cortina) fissata per il 30 marzo 2027.

La decisione di tornare è maturata lentamente in Geddy Lee e Alex Lifeson, dopo un lungo periodo di elaborazione personale e artistica. “Nei primi anni dopo la scomparsa di Neil, credo che fosse davvero l’ultima cosa a cui pensavamo. E, francamente, sembrava impossibile”, racconta a Rockol Geddy Lee. A cambiare progressivamente la prospettiva è stata anche l’esperienza dei concerti tributo a Taylor Hawkins nel 2022 (qui il racconto dello show di Londra), grazie ai quali il duo si è reso conto di quanto la musica dei Rush li renda "orgogliosi". Inoltre, l'evento londinese per omaggiare il compianto batterista dei Foo Fighters offrì a Lee e Lifeson l'occasione per incontrare Paul McCartney. “Dopo il concerto la prima cosa che ci disse fu: 'Tornerete in tour, vero?’”, ricordano i due musicisti, narrando un momento che ha finito per “piantare un seme” nella loro mente, riemergendo con forza quando, alla fine del 2024, Lee e Lifeson hanno ricominciato a discutere concretamente dell’idea di tornare sul palco. Un passaggio fondamentale di questa nuova fase è stato la scelta della batterista Anika Nilles, musicista proveniente da un contesto molto diverso rispetto alla tradizione dei Rush: “Siamo stati molto fortunati: ci è bastato suonare solo con lei per capire che era la batterista giusta”, sottolinea Lee, spegnendo una volta per tutte le indiscrezioni sulle candidature e i possibili coinvolgimenti di altri musicisti, anche famosi.

Per anni è sembrato impensabile assistere a un ritorno dei Rush senza Neil Peart. Che cosa è scattato dentro di voi che vi ha fatto cambiare prospettiva? È stato un processo graduale o c’è stato un momento preciso che vi ha portato a riconsiderare tutto?
Geddy Lee
: È una domanda difficile a cui rispondere. È stato un processo molto graduale, e ci è voluto parecchio tempo per arrivare a questa decisione. E le ragioni sono tante. Nei primi anni dopo la scomparsa di Neil, credo che tornare fosse davvero l’ultima cosa a cui pensavamo. E, francamente, sembrava impossibile.
Poi nel 2022 abbiamo fatto quei due concerti tributo a Taylor Hawkins, che sono stati davvero un’esperienza positiva. E abbiamo avuto la possibilità di suonare con quattro batteristi diversi nei due show, e questo ci ha insegnato molto su come adattare la musica dei Rush a un nuovo batterista. E non è stato sempre facile, perché è una musica particolare, molto idiosincratica, piena di sfumature insolite. Ma quando abbiamo suonato quei brani sul palco è successo qualcosa. Per me è tornato un certo senso di orgoglio. Alla fine dei concerti ci siamo sentiti molto orgogliosi della nostra musica, e del fatto che altri musicisti la amassero così tanto - e amassero così tanto anche il modo di suonare di Neil. Anche se i concerti tributo a Taylor Hawkins erano di per loro un evento triste - perché avevamo perso un altro amico, un altro grande batterista - si sono trasformati in una sorta di celebrazione. Quella è stata la prima scintilla.
Alex Lifeson: Inoltre, quando Neil decise che per lui i tour erano finiti, io e Geddy non ci sentivamo esattamente allo stesso modo. Avevamo ancora energie, avevamo ancora voglia di continuare a suonare dal vivo, soprattutto dopo il tour 'R40', che era stato una produzione fantastica. Ne eravamo molto orgogliosi. E stavamo suonando molto bene. Però, abbiamo accettato di fermarci. Ma ne eravamo piuttosto dispiaciuti. Forse speravamo che qualcosa potesse cambiare, ma non è stato così. E poi, Neil si è ammalato, ed è successo quello che è successo.
Anni dopo, ai concerti per Taylor Hawkins, per noi due è stato davvero bello tornare sul palco insieme a suonare. Siamo amici da quando eravamo ragazzi, siamo diventati musicisti, co-autori, e abbiamo condiviso davvero tante esperienze di vita, di rock e molto altro.
Inizialmente, però, quando si è presentata l’occasione di rimettere in carreggiata la band, personalmente non ero sicuro. Anche dopo quei concerti, per quanto ci fossimo divertiti, non ero ancora convinto di voler prendere un impegno tanto grande come tornare in tour con i Rush e tutto quello che comporta. Io stavo lavorando ad altre cose, ero comunque impegnato con la musica. Ma quando, alla fine del 2024, io e Ged ci siamo trovati per valutare altri progetti che richiedevano di suonare dei brani dei Rush, abbiamo iniziato a parlare della possibilità concreta di tornare. E questo ha riacceso la scintilla.

Com'è stato suonare di nuovo insieme?
Alex Lifeson: Ci siamo divertiti tantissimo a suonare insieme brani dei Rush che non suonavamo da tanti anni.
Poi una cosa tira l'altra, e l'idea di tornare in tour è diventata sempre più concreta: abbiamo ingaggiato un nuovo management, abbiamo iniziato a fissare le prime date e tutto si è evoluto molto velocemente.
Devo ammettere che fino a poche settimane fa, mentre eravamo in sala prove, ero ancora un po' preoccupato. Durante le prime prove, la mattina facevamo un riscaldamento suonando i brani provati nei giorni precedenti. E abbiamo iniziato a suonarli davvero bene. A quel punto ho visto una luce in fondo al tunnel: ho capito che ne sarebbe valsa la pena e che sarebbe stata un’esperienza fantastica, non solo per i fan ma anche per noi.

Il vostro ritorno è una celebrazione?
Alex Lifeson: È una celebrazione della musica che facciamo insieme da quando avevamo quindici anni. Guardando al quadro generale, al cerchio della vita, credo che per noi chiuda davvero il cerchio. E ci offre la grande opportunità di fare qualcosa di straordinario in questa fase della nostra vita. Sono davvero emozionato, anche solo per quello che sta offrendo alla mia anima.

In merito alla vostra partecipazione ai concerti tributo a Taylor Hawkins, si è parlato molto del vostro incontro nel backstage con Paul McCartney, e del fatto che in qualche modo lui vi abbia incoraggiati a pensare a un ritorno. Quanto ha influito quella conversazione sulla vostra decisione finale?
Geddy Lee
: È un fatto curioso. Innanzitutto perché Paul McCartney è uno di quei musicisti di cui puoi parlare con chiunque, nel rock, nel pop o in qualsiasi altro genere, in qualunque ramo della musica degli ultimi sessant’anni circa. E quando pronunci il nome di Paul McCartney scatta immediatamente un grande senso di rispetto. È considerato non solo uno dei più grandi autori della storia del pop, ma anche un musicista straordinario, dotato di un talento immenso. Ha più di ottant’anni e riesce ancora a fare uno spettacolo di tre ore. Inoltre, è una persona straordinaria e un uomo meraviglioso. Non molti riescono davvero a rendersene conto finché non lo incontrano di persona. È un’esperienza speciale.
Già durante le prove per lo show tributo a Taylor Hawkins a Londra, manifestò il desiderio di incontrarci. Ricordo che io e Alex stavamo provando con Dave Grohl. Dave si avvicinò e ci disse: "Paul McCartney è qui. Ha detto che non ha mai incontrato i ragazzi dei Rush prima d’ora. Volete incontrare Paul McCartney?". La nostra risposta fu ovviamente: "Sì, sì, certo". Così lo abbiamo incontrato, e si è mostrato affabile fin dal primo momento.
La sera del concerto poi, scoprimmo che stava guardando il nostro set dal lato del palco. E dopo lo spettacolo era entusiasta di parlare con noi e di parlare di musica. E naturalmente la prima cosa che disse fu: "Tornerete in tour, vero?". E noi ovviamente non eravamo sicuri, perché Alex non era molto convinto di tornare in tour. Così gli dissi: "Parlane tu con Alex". So che loro due hanno avuto una conversazione divertente. Ma, in sostanza, quel momento ha sicuramente piantato un seme nella nostra mente. Naturalmente provammo a fare qualcosa in quel periodo, ma non successe nulla. Abbandonammo per un po' quell'idea, prima riprenderla alla fine del 2024. E abbiamo ricominciato a parlarne.

Che cosa avete riconosciuto in Anika Nilles, dal punto di vista umano oltre che musicale, che vi ha fatto capire che con lei come batterista questo ritorno poteva davvero funzionare?
Geddy Lee
: Avevo sentito parlare di Anika qualche anno fa tramite il mio tecnico del basso, che stava lavorando con Jeff Beck ed era in tour con lei. Quando tornò da quel tour mi parlò di quanto fosse talentuosa, ma anche di che bella persona fosse. E io mi sono semplicemente tenuto a mente quella cosa, nel caso un giorno si fosse presentata l’occasione di fare musica insieme o qualcosa del genere. Quando abbiamo preso la decisione di andare avanti, però, non eravamo ancora sicuri che avrebbe funzionato. Continuavamo a dirci: "Forse vogliamo tornare in tour, ma non sappiamo se riusciremo a farlo nel modo giusto". E poi ci chiedevamo: "Chi potrebbe mai prendere il posto di Neil? È una responsabilità enorme". Per fortuna, quando Anika è venuta in Canada, era disposta semplicemente a venire a suonare con noi e vedere cosa sarebbe successo.
E alla fine di quei cinque giorni insieme abbiamo pensato che lei fosse davvero entusiasmante. Lei ha un background molto diverso, ha un’immagine molto diversa, proviene da un altro genere musicale. Ed è ovviamente anche un po’ più giovane di me e Alex. Ha portato alle nostre canzoni una certa umiltà, una grande energia e una forte etica del lavoro. E credo che questo abbia fatto venire ancora più voglia, a me e Alex, di andare avanti con questo progetto.
E ora, molti mesi dopo, eccoci qui. Lei sta diventando una vera forza della natura alla batteria. Ogni giorno che proviamo la vediamo crescere sempre di più dentro questo ruolo, ed è straordinario assistere a questa evoluzione. Da questo punto di vista siamo stati molto fortunati, perché ci è bastato suonare solo con lei per capire che era la batterista giusta.

Durante la preparazione del tour con Anika Nilles avete discusso anche di come rendere omaggio a Neil Peart sul palco? In che modo la sua presenza farà parte dello spettacolo?
Alex Lifeson
: Stiamo pensando di fare due set ogni sera, con un intervallo nel mezzo. E in ognuno dei due set ci sarà un momento dedicato a un tributo a Neil. Però non vogliamo che diventi qualcosa di triste: l’idea è piuttosto quella di celebrare chi era e il suo straordinario talento. Voglia sorridere in quel momento sul palco, quando lo faremo, perché è così che penso a Neil adesso. La tristezza è passata. Penso al suo lato un po’ buffo, al modo in cui rideva, al modo in cui parlava, a certe cose che diceva. Nella mia mente ho un ricordo davvero molto positivo di lui. Ed è questo che spero riusciremo a trasmettere.

Ora che Anika Nilles fa parte della band, è nata in voi anche la voglia di scrivere qualcosa di nuovo? Avete qualcosa in mente per celebrare il cinquantesimo anniversario di "2112"?
Geddy Lee
: In questo momento abbiamo già parecchio da fare cercando di imparare quaranta canzoni dei Rush, e non credo che abbiamo la testa per pensare al futuro ora. Naturalmente, una volta finito questo tour tutto è possibile. Ma adesso l’unica cosa su cui dobbiamo davvero concentrarci è mettere insieme un grande tour. Io e Alex dobbiamo essere al massimo della forma e suonare al meglio, se non meglio di quanto abbiamo mai fatto prima. E dobbiamo portare sul palco uno spettacolo all’altezza delle persone che aspettano da tanto tempo di rivederci. Non vogliamo deluderle. Quindi è questo il nostro obiettivo in questo momento, non quello che verrà dopo.


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