Riccardo cocciante ha compiuto 80 anni Il 20 febbraio scorso. E domani 4 marzo arriva in Tv primo film sulla sua vita, “Il mio nome è Riccardo Cocciante”. Il 13 marzo uscira “Ho vent’anni con te”, il suo nuovo album di inediti a 20 anni dall’ultima pubblicazione.
“Il mio nome è Riccardo Cocciante”, che già è stato proiettato in alcune sale italiane, sarà trasmesso da Rai1 domani 4 marzo in prima serata e resterà poi disponibile su RaiPlay: prodotto da Daimon Film in collaborazione con Rai Documentari e diretto da Stefano Salvati, il film-documentario ripercorre l’intera carriera di Riccardo Cocciante, dagli esordi fino ad oggi, con i contributi (fra gli altri) di Laura Pausini (nel 2006 reinterpretò la sua “Io canto”, originariamente incisa da Cocciante nel 1979, per l’omonimo album di cover che vendette oltre 2 milioni di copie a livello mondiale e che nella sua versione in spagnolo, “Yo canto”; nel 2007 vinse il Latin Grammy Award come “Miglior album pop femminile”), Gianna Nannini, Elodie e Achille Lauro (l’anno scorso cantarono a Sanremo quella “A mano a mano” scritta da Cocciante nel 1978 e portata al successo da Rino Gaetano), Mogol (co-autore di successi come “Celeste nostalgia”, “Un nuovo amico”, “Cervo a primavera”, “Questione di feeling”, “Se stiamo insieme”), Fiorella Mannoia.
Abbiamo visto il documentario, qui di seguito la recensione.
“Non ho scelto questa vita, è la canzone che ha scelto me” – dice il protagonista in apertura; e la presenza in scena di Cocciante, che sostanzialmente si racconta a un interlocutore, è il filo conduttore del documentario, girato in interni per le parti parlate e in esterni (il Teatro Arcimboldi di Milano, le Terme di Caracalla di Roma, l’Arena di Verona) per quelle suonate.
Il tutto è integrato, come d’obbligo nelle produzioni di questo genere, da una serie di contributi-omaggio da parte di colleghi e collaboratori (Massimo Ranieri, Ron, Gianna Nannini, Laura Pausini, Mogol, Luca Barbarossa, Fiorella Mannoia, Massimiliano Pani, Marco Masini, Gigi D’Alessio, Paola Turci, Elodie , Clemente Zard, Francesca Michielin, Elahida Dani, Mara Venier, e forse ne dimentico qualcuno), tutti, com’è ovvio, ampiamente elogiativi.
La narrazione prende le mosse dalla nascita di Cocciante, avvenuta a Saigon il 20 febbraio del 1946, e ne segue l’infanzia, l’adolescenza e la giovinezza facendo ampio ricorso a videoricostruzioni realizzate con l’intelligenza artificiale, in cui Riccardo è “sostituito” da un suo avatar prima bambino, poi adolescente, poi giovane adulto. L’effetto per lo spettatore è piuttosto straniante: è consapevole che “quello” non è “davvero” Cocciante, eppure è indotto a una sospensione dell’incredulità. Nel complesso tutto appare abbastanza artificioso, sensazione che si attenua man mano che i filmati d’epoca autentici possono sostituire le ricostruzioni dell’AI, alcune realizzate a partire da immagini fotografiche “animate”. A volte si sfiora l’eccesso, come nella sequenza di una discussione avuta da uno scaramantico Ennio Morricone con una corista che si era presentata in studio vestita di viola: il tutto sa un po’ di cartone animato, ecco. C’è anche una sequenza da un video, sempre frutto dell’AI, di “Questione di feeling”, il duetto Mina-Cocciante, con una pseudoMina di spalle.
Nel complesso, il docufilm è abbastanza gradevole, fatta la tara a un certo eccesso di autostima da parte del protagonista; che conclude i suoi interventi con un condivisibile “forse esisto dopo tanti anni perché non sono stato mai di moda”. Non è del tutto vero, ma va bene così.
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