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Paul McCartney ha criticato la Rock and Roll Hall of Fame

04.03.2026 Scritto da Redazione Rockol

Paul McCartney è entrato nella Rock and Roll Hall of Fame come artista solista nel 1999. Un riconoscimento inevitabile, arrivato però, a suo dire, con quattro anni di ritardo rispetto a una promessa ricevuta. A raccontarlo è un’intervista rimasta inedita per anni, realizzata nel marzo 2015 dal giornalista Joe Hagan mentre stava lavorando alla biografia di Jann Wenner (co-fondatore della Hall), “Sticky Fingers: The Life and Times of Jann Wenner and Rolling Stone Magazine”, pubblicata nel 2017. Solo una parte di quella lunga conversazione finì nel libro; il resto è stato reso pubblico di recente da Vanity Fair.

Il punto della frustrazione di McCartney risale al 1994. I Beatles erano già stati introdotti nella Rock Hall nel 1988 e Sir Paul era presenza abituale alle cerimonie, negli anni: nel 2015 ha partecipato all’ingresso di Ringo Starr, mentre nel 2021 ha tenuto il discorso per i Foo Fighters. Ma nel ’94 ricevette una telefonata che lo spiazzò: Wenner voleva che fosse lui a introdurre John Lennon. McCartney accettò inizialmente, poi ebbe un ripensamento. Realizzò che lui stesso non sarebbe stato inserito nella classe del 1994 per la sua carriera solista. “Aspetta un attimo. E io?”, ricorda di aver detto. “Magari faccio il discorso per John, e poi magari entro anch’io”. La risposta, secondo il suo racconto, fu negativa. “No, non possiamo farlo”. McCartney aggiunge con una punta di sarcasmo che, in tutte le sue trattative con Wenner, “non è mai lui a decidere, ma qualcun altro in fondo al corridoio”.

A quel punto, sempre secondo la sua versione, Wenner gli avrebbe promesso l’ingresso nel 1995. “Ho detto ok. Ho accettato l’accordo. L’anno dopo non successe niente”, racconta. Da lì lo sfogo: chiamate per chiedere spiegazioni e la sensazione di essere stato preso in giro. Wenner, negli anni successivi, ha dichiarato di non ricordare quell’intesa. Dietro la delusione c’è anche un rapporto mai semplice. McCartney ha sempre avuto la percezione che Wenner fosse più vicino alla narrazione di Lennon. “Io e John siamo sempre stati pari”, spiega nell’intervista. Dopo l’assassinio del 1980, però, Lennon è diventato il martire, “il Buddy Holly, il James Dean della situazione”. Un processo inevitabile, ma che secondo Paul ha innescato un revisionismo storico. In questo quadro cita anche Yoko Ono come figura che avrebbe contribuito a consolidare quell’immagine pubblica. “Tutto questo ha inevitabilmente influenzato il mio modo di pensare”, ammette.

Alla fine l’ingresso nella Rock Hall arrivò nel 1999. Con un dettaglio rimasto celebre: sua figlia Stella si presentò con una maglietta con scritto “About f---ing time”, più o meno “Era fottutamente ora”. Oggi McCartney guarda avanti. Dopo il lungo tour “Got Back” tra 2022 e 2025, si è preso una pausa dalle esibizioni live. Tra i progetti recenti c’è il documentario “Man on the Run”, diretto da Morgan Neville, dedicato alla sua carriera post-Beatles negli anni Settanta e alla nascita dei Wings. Un periodo che ha prodotto album fondamentali come “Band on the Run”, simbolo della sua rinascita artistica.


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