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Niky Savage: originalità cercasi

15.08.2025 Scritto da Claudio Cabona

Niky Savage, pseudonimo di Nicholas Alfieri, è un rapper milanese di origini napoletane. Ha uno stile crudo e una bella voce rauca e sporca, ma “Rapper”, escluso qualche piccolo guizzo, ha davvero poco di originale e personale. “Stupida” spopola su TikTok, “Slot” è costruita bene e “Billionaire Boys” ha tutte le caratteristiche di un banger. In “Freddo sulle scale” affiora l’anima più personale, ma non è sufficiente a definire un’identità. Sì, Niky in certi momenti racconta la sua vita e le sue vicissitudini familiari, ma il “come” lo fa non ha tratti distintivi. Nel rap, storie simili si contano a migliaia: ciò che eleva una storia non è solo il contenuto, ma anche lo stile, le parole e il modo in cui viene messo in musica. Non basta avere dei fantasmi, bisogna saperli raccontare con una cifra propria.

Prendiamo “Cose che non posso dire” con Nayt, forse il brano migliore del disco: il rapper romano ha un modo riconoscibile di esporre i suoi argomenti, una narrazione che si collega ai temi a lui cari e che lo rende credibile anche in un feat anomalo con un collega apparentemente distante. Nayt è lì per continuare la sua storia e raggiungere un pubblico diverso: un esempio di identità forte e definita, quella che a Niky Savage spesso manca. Forse anche per questo, molti l’hanno conosciuto più per vicissitudini e rivalità che per la sua musica: è finito nel mezzo al dissing tra Fedez e Tony Effe, a cui ha risposto con un freestyle, per poi chiarire in privato. “Rapper” era l’occasione per allargare i gomiti nella scena e piantare una bandiera: ha buone produzioni, un’anima dark e una spinta generazionale che l’ha portato alla prima posizione nella classifica FIMI. Ma nel complesso resta un album mediocre, privo di qualcosa di veramente “unico”.

(Articolo originale su Rockol.it)

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