Neil Young ha espresso un giudizio entusiasta su Digger, il nuovo film di Alejandro G. Iñárritu con Tom Cruise che ha diviso pubblico e critica. Il musicista canadese lo ha definito «il miglior film che abbia mai visto», invitando i fan a ignorare le recensioni negative e ad affrontare la visione senza pregiudizi.
Digger racconta la storia del magnate del petrolio Digger Rockwell, interpretato da Cruise, impegnato in una corsa contro il tempo per salvare migliaia di persone da un disastro ambientale di cui è lui stesso responsabile. Una commedia nera a carattere satirico, costruita attraverso continui cambi di genere, che ha diviso la critica, raccogliendo in larga parte recensioni negative.
Eppure, al di là delle reazioni contrastanti, il film offre uno spunto di riflessione interessante, soprattutto per la scelta di affrontare la catastrofe attraverso la farsa e il grottesco. Non è un caso che Digger sia arrivato nelle sale negli stessi giorni in cui Il dottor Stranamore di Stanley Kubrick è tornato al cinema in versione restaurata in 4K. Il confronto, naturalmente, va fatto con le dovute proporzioni: Kubrick è inarrivabile, così come Peter Sellers, protagonista di una delle interpretazioni più memorabili della storia del cinema. Eppure, il modo in cui Iñárritu e Cruise raccolgono, a distanza di oltre sessant'anni, il testimone di quella tradizione satirica è interessante.
Nel Dottor Stranamore, Kubrick aveva intuito che per raccontare l'assurdità della guerra non fosse sufficiente il dramma: occorreva spingersi verso la farsa, la caricatura e il grottesco, per mostrare quanto potesse essere ridicola e terrificante la logica del potere. Digger si muove su un terreno diverso, ma condivide questa intuizione. Di fronte a un disastro imminente, la risposta americana si trasforma in uno spettacolo fatto di retorica, stupidità e ricerca di visibilità, nel quale la necessità di salvare il mondo si intreccia con quella di salvare la propria immagine.
È anche una prospettiva che permette di guardare a Tom Cruise al di fuori della consueta maschera da eroe americano. I suoi film più interessanti sono spesso quelli in cui un autore riesce a decostruire il personaggio pubblico e cinematografico della star, mettendone in evidenza le fragilità, la vanità e l'inadeguatezza. Era successo, del resto, proprio con Kubrick in Eyes Wide Shut, nel quale Cruise si confrontava con un personaggio lontano dall'invulnerabilità dei suoi abituali protagonisti. In Digger, Iñárritu sembra riprendere quel percorso, trasformando l'immagine del divo in uno strumento per raccontare le contraddizioni del presente.
Sul piano commerciale, tuttavia, il film ha incontrato notevoli difficoltà. Nel fine settimana di apertura ha incassato appena 20 milioni di dollari, a fronte di un budget di produzione di 160 milioni. Un risultato deludente che ha messo in discussione le prospettive dell'opera, destinata potenzialmente a entrare nella storia di Hollywood come uno dei più grandi flop al botteghino.
Non sono però mancati gli apprezzamenti da parte di altri artisti. Anne Hathaway ha descritto Digger come «intelligente, psichedelico, aggressivo, divertente e ambizioso» in una recensione entusiasta pubblicata sul proprio account Letterboxd. Neil Young si è spinto ancora oltre, dedicando al film un lungo intervento sul suo blog personale nel quale invita il pubblico a non farsi condizionare dai giudizi negativi. «Nessuna delle recensioni che ho letto descrive adeguatamente questo film, a mio parere. Sembrano non coglierne l'effetto complessivo e la maggior parte sono negative», ha scritto il musicista. «Questo film vive in un mondo d'arte. È la migliore recensione di se stesso. Non leggete altre recensioni e dimenticate questa prima di vedere Digger».
Per Young, il rischio è anche quello di interpretare la pellicola come un tradizionale blockbuster di Tom Cruise, aspettandosi una produzione costruita secondo le consuete logiche commerciali. «Non vedo questo film come un'operazione commerciale. Piuttosto, è un film d'autore che riflette i nostri tempi», ha spiegato. Il cantautore ha sottolineato in particolare il legame tra la narrazione e il contesto contemporaneo: «Le cose che vengono dette in Digger sono un riflesso diretto del mondo politico e sociale odierno». La densità delle soluzioni artistiche e i continui cambiamenti di direzione, secondo Young, potrebbero risultare eccessivi per chi si aspetta un film commerciale nel senso più convenzionale del termine.
«Il film è così ricco di espressioni artistiche e di cambiamenti radicali che potrebbe risultare eccessivo per chi si aspetta un film commerciale come quelli a cui siamo abituati oggi», ha aggiunto. Young considera insomma Digger una visione da non perdere, in particolare per chi è frustrato dalla mancanza di un autentico coinvolgimento in gran parte delle produzioni contemporanee. Da qui l'invito a lasciarsi sorprendere, senza abbandonare la visione alle prime difficoltà.
«Continuate a guardarlo anche se siete sicuri che non valga niente. Non mollate. Non lasciatevi confondere dal suo approccio. Questo è il più grande film – la più grande opera d'arte – che io abbia mai visto, e questa è solo la mia opinione», ha scritto il musicista. «Dovete rimanere aperti e guardarlo. Dimenticate tutto quello che ho detto».
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