Pagina dopo pagina, il libro ‘Featuring Sting’ ci accompagna all’interno di una carriera alternativa di Sting, che va al di fuori dei suoi album o di quelli pubblicati a nome Police. Un percorso guidato nei meandri delle numerose collaborazioni e duetti, a volte come ospite speciale, a volte invitando un featuring al suo fianco, spesso uscendo dalla propria comfort zone per sperimentare e studiare nuove forme di comunicazione musicale.
Un documento unico nel suo genere, dove ogni featuring, tra duetti e collaborazioni, viene analizzato a fondo e raccontato con numerosi dettagli e aneddoti grazie a una raccolta di informazioni che incuriosirà anche il fan e il collezionista più esigente.
L’autore di “Featuring Sting” – il libro, di duecento pagine, è acquistabile qui https://www.amazon.it/s?k=featuring+sting+-+collaborazioni+e+duetti&crid=3M5QDJJZDMBWT&sprefix=Featuring+Sting+%2Caps%2C111&ref=nb_sb_ss_mvt-t11-ranker_1_16 – ci presenta il suo lavoro e ha selezionato per Rockol alcune pagine del libro.
L’idea di scrivere questo libro mi è venuta semplicemente per cercare di tracciare un quadro completo dei duetti e delle collaborazioni, a volte intese come featuring, di Sting.
Pagina dopo pagina, si percorre una sorta di carriera alternativa di Sting, che va al di fuori dei suoi album o di quelli pubblicati a nome Police, con qualche piccola eccezione, dato che alcune collaborazioni sono inserite all’interno degli album della sua discografia.
All’interno del vasto panorama delle collaborazioni troviamo principalmente due categorie: Sting che ricopre il ruolo di artista protagonista (Sting featuring Cheb Mami in ‘Desert Rose’), oppure quello del featuring (James Taylor featuring Sting in ‘Jump Behind Me’).
Esiste anche un terzo tipo di collaborazione che è quello relativo alla condivisione di una pubblicazione discografica, come ad esempio l’album di Sting e Shaggy ‘44/876’ dove nessuno dei due è un featuring, bensì sono entrambi artisti principali, pubblicazione classificabile anche come duetto.
Grazie a un approfondito lavoro di ricerca, ho cercato di tracciare un’ulteriore sfaccettatura del profilo di Sting, un artista difficilmente definibile, il cui nome potrebbe essere presente nella lista delle nuove pubblicazioni in ambito musica classica e la settimana successiva trovare il suo nome in cima alle classifiche della dance music al fianco di un rinomato dj.
Sting ha abituato il suo pubblico a queste continue escursioni in territori sonori inaspettati, ma fa parte di una visione della musica in cui non esistono barriere di alcun tipo. Le numerose collaborazioni confermano ulteriormente questo aspetto della sua carriera.
L’entusiasmo nello scrivere questo libro mi ha portato a rileggere e ascoltare nuovamente molte interviste a Sting, alcune effettuate insieme agli artisti coinvolti nella collaborazione. Molti dettagli li ho recuperati anche dalle interviste fatte ai vari ospiti dei numerosi brani, o dalle note di copertina dei vari album in cui Sting compare come featuring, e viceversa.
Questo lungo percorso di ricerca mi ha permesso di creare una scheda per ogni brano, sperando di non aver tralasciato nessuna collaborazione avvenuta dall’inizio della carriera artistica di Sting, che discograficamente inizia nel 1972 con la partecipazione in veste di bassista alla pubblicazione del disco della Newcastle Big Band.
Tra le collaborazioni ho considerato anche il percorso pre-Police di Sting. E’ inclusa quindi una scheda dedicata alla Newcastle Big Band e una ai Last Exit sebbene Sting sia stato un vero e proprio membro delle due band, esattamente come nei Police. Ho voluto però considerare anche queste due esperienze discografiche come ‘partecipazioni’ per dare un quadro completo delle performance che lo hanno visto far parte di altre band, come se fosse un featuring. Consideratele quindi un’eccezione rispetto al concetto che prevale nel libro dedicato appunto alle collaborazioni intese come featuring e duetti.
ARCADIA featuring STING
‘The Promise’ (1985)
(PARLOPHONE – NSR 2)
Sting: voce
Gli Arcadia nascono da una scissione dei Duran Duran. Simon Le Bon, Roger Taylor e Nick Rhodes nella primavera del 1985 danno vita a un progetto temporaneo ben curato e ricco di special guest, tra cui Sting.
La band sceglie Parigi come punto di riferimento per la lavorazione del primo e unico album, intitolato ‘So Red The Rose’, prodotto da Alex Sadkin, già collaboratore di numerosi altri artisti, tra cui Bob Marley, Stephen Stills, Neil Young, Thompson Twins, Talking Heads, Duran Duran e molti altri ancora.
In ‘Do They Know It’s Christmas’, l’accoppiata vocale tra Sting e Simon Le Bon era piaciuta molto e l’idea di riproporla per un nuovo progetto è nell’aria. Parigi è anche la città in cui Sting sta trascorrendo qualche settimana in occasione del lancio del primo album come solista ‘The Dream Of The Blue Turtles’, pubblicato a un anno dagli ultimi concerti con i Police. La promozione dell’album viene accompagnata anche da alcuni concerti nella capitale francese a cui assistono anche gli stessi Simon Le Bon e Nick Rhodes.
Sting accoglie quindi l’invito a partecipare alle session di registrazione degli Arcadia, cantando alcune parti di cori in ‘The Promise’, brano che viene pubblicato anche come singolo. A impreziosire ulteriormente il brano troviamo anche David Gilmour, il leggendario chitarrista dei Pink Floyd, e Mark Egan al basso, musicista che Sting incontrerà nuovamente nel 1987 in occasione del concerto insieme a Gil Evans e la sua orchestra, evento tenutosi a Perugia per la rassegna Umbria Jazz.
Il produttore Alex Sadkin morirà tragicamente in un incidente motociclistico solo due anni dopo le registrazioni, e gli stessi Duran Duran, così come Robin Neville e Joe Cocker, lo ricorderanno dedicandogli alcuni brani.
FRANK ZAPPA
‘Murder By Numbers’ (1989) (Tratto da ‘Broadway The Hard Way’ – RYKODISC – RCD 40096)
Sting: voce
‘Broadway The Hard Way’, pubblicato da Frank Zappa nel 1988 in versione vinile e nel 1989 in compact disc, raccoglie una serie di brani registrati dal vivo durante il precedente tour mondiale, e include una versione jazzata di ‘Murder By Numbers’ dei Police, scritta da Sting e Andy Summers, presente però solo nella versione in cd.
Il celebre compositore e polistrumentista americano introduce Sting sul palco raccontando l’aneddoto di come si sono conosciuti nel pomeriggio, prima dello show all’Auditorium Theater di Chicago nel mese di Marzo del 1988, incrociandosi inizialmente nella hall dell’albergo dove entrambi alloggiavano. In serata si incontrano nuovamente nei camerini del teatro e Frank Zappa invita Sting a unirsi alla band sul palco per una performance unica e praticamente improvvisata di ‘Murder By Numbers’, la cui versione originale è presente nel lato B del singolo di ‘Every Breath You Take’ pubblicato nel 1983.
Sting accetta l’invito e raggiunge Frank Zappa sul palco, introducendo il brano citando il predicatore Jimmy Swaggart che qualche anno prima aveva detto che il testo di ‘Murder By Numbers’ dei Police era stato scritto da Satana, e cantato dal figlio di Satana, da Lucifero, da Belzebù … ‘beh, l’ho scritta io quella dannata canzone!’ conclude Sting prima di iniziare a cantare.
Sting canta sulla base di ‘Stolen Moments’, brano scritto da Oliver Nelson, sassofonista e clarinettista americano, incluso in ‘The Blues And The Abstract Truth’ (1961), la cui cover viene spesso inserita nella setlist del tour di Frank Zappa.
‘Murder By Numbers’ non viene pubblicato come singolo.
HERBIE HANCOCK featuring STING
‘Sister Moon’ – ‘My Funny Valentine’ (2005)
(‘Sister Moon’ tratto da ‘Possibilities’ – Warner Music International 50-51011-0111-2-2)
(‘My funny Valentine’ – Japan promo cd)
Sting: voce, autore e compositore (‘Sister Moon’)
L’amicizia con Herbie Hancock, uno dei più grandi pianisti jazz statunitensi, risale al 1985 quando si incontrano a Parigi in occasione del concerto di Sting al teatro Mogador durante il tour in supporto all’album ‘The Dream Of The Blue Turtles’, avendo buona parte dei musicisti come amici in comune. Negli anni successivi i due artisti incrociano i loro percorsi più volte ma sono due le registrazioni che vengono pubblicate ufficialmente. La prima è ‘My Funny Valentine’ che esce come promo singolo e successivamente all’interno della raccolta ‘Sting At The Movies’ (1997), entrambe le release solo per il mercato giapponese, e la seconda è ‘Sister Moon’ presente all’interno dell’album di duetti di Herbie Hancock ‘Possibilities’.
E’ un album dove il grande pianista, già alla corte di Donald Byrd e di Miles Davis tra gli anni Cinquanta e Sessanta, decide di invitare alcuni artisti con cui gli piacerebbe collaborare, e creare dei brani appositamente per il progetto. Tra gli invitati troviamo Paul Simon, Annie Lennox, Santana, Christina Aguilera e molti altri. Con Sting però decide di reinterpretare ‘Sister Moon’ al posto di scrivere un brano nuovo.
Durante le sessioni di registrazione a cui partecipano, tra i tanti musicisti, anche John Patitucci al contrabbasso e Lionel Loueke alla chitarra e alla produzione, Herbie Hancock rimane molto sorpreso dalla versatilità di Sting, dalle numerose varianti del suo modo di cantare e si rende conto definitivamente che reinterpretare un suo brano è stata decisamente una scelta vincente. ‘Sister Moon’ viene radicalmente rivisitata soprattutto nella ritmica, diventando un brano al confine tra funky e jazz.
Questa versione di ‘Sister Moon’ viene anche eseguita alla Casa Bianca nel 2016 dove il presidente Barack Obama, insieme alla moglie Michelle, promuove una giornata dedicata alla musica jazz e al dialogo interculturale. Il Live International Jazz Day si svolge in varie aree della White House e accoglie le performance di numerosi artisti di fama internazionale. Sting esegue ‘Sister Moon’ in compagnia di Pat Metheny, Marcus Miller, Robert Glasper e lo stesso Herbie Hancock.
‘Sister Moon’ non viene pubblicata come singolo.
‘My Funny Valentine’ viene inclusa nella raccolta di duetti di Sting intitolata ‘Duets’ (2021)
STING, ELVIS COSTELLO, ROBERT WYATT
‘WELCOME TO THE VOICE’ (2008)
Opera scritta da Steve Nieve, Libretto di Muriel Teodori
(Deutsche Grammophon B0008745-02)
Sting: voce
Una piacevole opera in cui è la musica stessa a interpretare il ruolo di protagonista, e il canto lirico in particolar modo. Viene composta dal musicista inglese Steve Nieve coadiuvato dalla librettista Muriél Teodori.
Steve Nieve è stato uno dei membri della band di Elvis Costello, il grande artista inglese emerso nel periodo punk con la formazione denominata Elvis Costello & The Attractions, e ha collaborato con numerosi artisti del panorama anglosassone tra cui i Madness, David Bowie, Squeeze e molti altri, rimanendo comunque in contatto con Elvis Costello anche dopo lo scioglimento degli Attractions.
Muriél Teodori è una scrittrice, filmaker e produttrice francese, ha lavorato molto nel mondo del cinema e della tv in Francia.
L’incontro tra Steve e Muriél avviene nel lontano 1994.
Dopo una serie di collaborazioni, nasce il progetto ‘Welcome To The Voice’ basato su Dionysos, un immigrato greco che lavora come operaio siderurgico ma che si innamora del canto lirico e vorrebbe realizzare il suo sogno, quello di diventare un cantante d’opera. E’ questo il ruolo per cui Sting viene scelto.
Una prima performance molto embrionale del progetto viene eseguita a New York al Bell Atlantic Jazz Festival nel 2000, che però non vede ancora la partecipazione di Sting. Il genere musicale avvicina un’anima jazz alla classica contemporanea, motivo per cui è la prestigiosa Deutche Grammophon che sposa il progetto e pubblica il relativo album, in cui Sting compare come cantante in svariati brani. Per le parti liriche viene chiamata Barbara Bonney, soprano statunitense sui palchi di tutto il mondo sin dal 1979. E’ in occasione della cerimonia della Rock and Roll Hall of Fame nel 2003 a New York, in cui sia i Police che Elvis Costello vengono indotti, che avviene l’incontro tra Sting, Steve Nieve e Teodori Muriél che vedono nel leader dei Police il potenziale Dionysos che stanno cercando e gli fanno la proposta che viene accettata subito dopo aver ascoltato il materiale prodotto fino a quel momento. Di lì a poco iniziano i lavori di rifinitura del primo embrione dell’opera presentato tre anni prima a New York. Le registrazioni vengono effettuate sia agli Abbey Road Studios a Londra, che in altri studi tra Europa e Stati Uniti, incluso il Palagio in Toscana, la residenza italiana di Sting. Al progetto aderiscono anche i Brodsky Quartet, quartetto d’archi inglese con cui Sting aveva già collaborato nel 2004, e Robert Wyatt, storico musicista inglese fondatore dei Soft Machine, una tra le più influenti band inglesi della scena prog-rock di Canterbury.
‘Welcome To The Voice’ viene messo in scena a Parigi in una serie di cinque performance, dal 20 al 25 Novembre 2008, all’indomani del tour della reunion dei Police conclusasi solo tre mesi prima
A GARDEN OF ELOQUENCE
‘John Danyel: Songs to Mistress Anne Greene’ (2011)
(Etcetera Records - KTC 1423)
Sting: produttore esecutivo
John Danyel fu un musicista reale alla corte di Prince Charles intorno al 1617 in Inghilterra.
Insieme a John Dowland, venne considerato uno dei maggiori liutisti e compositori a cavallo tra il 1500 e il 1600, e il suo repertorio comprende duetti, canzoni e musica per ensemble.
A Garden of Eloquence, trio formato da Katharine Hawnt (voce), Ziv Braha (liuto) e Uri Smilansky (viola da gamba), dedica al repertorio di John Danyel un ottimo album in cui le varie composizioni hanno una sequenza precisa, rispettando il materiale scritto dal compositore seicentesco, come una sorta di primo esempio di ‘ciclo di canzoni’.
In realtà è anche una delle poche testimonianze del repertorio di questo grande artista, dato che quasi tutte le sue composizioni più conosciute sono inserite in questo album intitolato ‘Songs To Mistress Anne Greene’.
I brani che di solito il trio A Garden of Eloquence propone dal vivo comunque includono anche alcune composizioni di John Dowland, dando quindi all’ascoltatore un’ampia visione della musica rinascimentale dove il liuto rimane il protagonista.
‘Songs To Mistress Anne Greene’ è un repertorio dedicato proprio a Mrs. Anne Greene, di cui John Danyel era il maestro di liuto. Alcuni dei testi vennero scritti dal fratello Samuel, poeta presso la stessa corte. Sono ottime sia l’esecuzione dei brani che la qualità sonora del disco, registrato verso la fine di Novembre del 2010 a Klosterkirche Beinwill, in Svizzera.
Musicalmente lo stile di John Danyel racchiudeva sonorità che riprendevano dal passato così come dalle nuove tendenze musicali essendo uno sperimentatore nella composizione, un’attitudine poco popolare per i suoi tempi, arrivando quasi ad anticipare lo stile Barocco.
La passione per il liuto iniziata con la registrazione di ‘Songs From The Labyrinth’ nel 2006, dedicato alla musica di John Dowland, porta Sting a interessarsi anche a progetti collaterali arrivando a diventare il produttore esecutivo di ‘John Danyel: Songs To Mistress Anne Greene’ pubblicato dalla Etcetera Records, etichetta dedita alla pubblicazione di repertori di musica classica da riscoprire.
Giovanni Pollastri è un consulente musicale, discografico e musicista professionista. Segue la carriera di Sting dal lontano 1979 diventandone uno dei massimi esperti, arrivando a collaborare con il relativo management e interagendo con l’artista stesso.
Curatore della fanzine italiana ‘Illegal Tales’ dal 1988, dedicata alla carriera di Sting e dei Police, ha scritto svariati articoli sull’argomento per numerose testate giornalistiche in ambito musicale e ha pubblicato tre libri in merito: ‘Sting & The Police – 1977/2005’ (Editori Riuniti, 2005), ‘Shape Of My Heart: Sting, testi commentati’ (Arcana Edizioni, 2011), ‘Many Miles Away’ (Sagoma, 2018).
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