Dall'Italia agli Usa e ritorno. Dopo le interviste concesse a testate come Kerrang! e il New Musical Express per promuovere il suo album d'esordio da solista "Masquerade", che abbiamo recensito qui, il chitarrista dei Maneskin Thomas Raggi si è concesso oggi ai microfoni di Rtl 102.5. E ha parlato anche, inevitabilmente, del suo ruolo all'interno della rock band romana, in pausa da oltre un anno. "Della tua band originale sei quello che è rimasto più fedele alla linea, attaccato al rock'n'roll. Lo sei sempre stato? Eri quello duro e puro della band che ascoltava sempre i Led Zeppelin?". A precisa domanda, il chitarrista ha risposto: «Sì, sì, assolutamente. Sono cresciuto a pane e Led Zeppelin. Jimmy Page non l'ho mai incontrato: sarebbe un sogno. Slash, invece, l'ho incontrato e mi stavo sentendo male».
"Masquerade", uscito all'inizio del mese, ha visto Thomas Raggi essere preso sotto la sua ala protettiva da un'icona del rock alternativo come Tom Morello, chitarrista dei Rage Against the Machine e dei Prophets of Rage. Con lui i Maneskin avevano collaborato già nel 2022 per il singolo "Gossip", contenuto nell'album "Rush!". Tra gli ospiti del disco star della scena come Serge Pizzorno dei Kasabian, Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers, Matt Sorum dei Guns N'Roses e Nic Cester.
Al New Musical Express Raggi, rispondendo a una domanda sull’impatto che il suo percorso da solista e quello di Damiano David potrebbero avere sui Maneskin (il cantante ha appena chiuso il tour mondiale legato all'album da solista "Funny little fears" e annunciato una pausa), ha prima sottolineato come la band sia unita ma che si sia semplicemente presa «un anno di pausa per provare cose diverse» e poi ha aggiunto: «L’idea è semplicemente quella di sperimentare in mondi diversi, il che credo sia importante per una band. Immagino che quando torneremo in studio porteremo molti elementi diversi, perché ognuno ha affrontato un percorso diverso. È una cosa fantastica, e credo che aiuterà molto il processo creativo della band. Penso che ci sia qualcosa di positivo nel fatto che tutti abbiano spazio per sperimentare».
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