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Dentro i sogni apocalittici di Marilyn Manson

07.10.2026 Scritto da Elena Palmieri

Trent'anni fa, l'8 ottobre 1996, Marilyn Manson apriva con la sua band una porta su un mondo di vermi, angeli deformi, demagoghi, religione, sesso, odio e visioni della fine. L'album "Antichrist Superstar" arrivava dopo che "Sweet Dreams (Are Made of This)" aveva già portato il gruppo fuori dal sottobosco industrial americano, ma fu quel disco, anticipato dal singolo "The Beautiful People", a trasformare definitivamente Brian Warner in Marilyn Manson, e Marilyn Manson in qualcosa di ancora diverso, un personaggio che sembrava esistere contemporaneamente sul palco, nei sogni del suo autore e nella paura di chi lo osservava dall'esterno. "A volte mi chiedo se sono un personaggio che qualcuno sta scrivendo oppure se sono io a scrivere me stesso", raccontò il cantante pochi mesi dopo l'uscita di "Antichrist Superstar" a Neil Strauss per l'edizione statunitense di "Rolling Stone": "È una cosa che crea confusione".

Oggi quella confusione torna al punto di partenza, con Manson che celebrerà i trent'anni di "Antichrist Superstar" con una serie di concerti speciali annunciati come "An Evening with Marilyn Manson", con una scaletta pensata per tornare dentro il disco e attraversare anche ciò che è venuto dopo. Il primo appuntamento sarà proprio a New Orleans, la città in cui l'album prese forma, con due serate al Fillmore il 14 e 15 ottobre. Seguiranno il 17 e 18 ottobre all'Aztec Theatre di San Antonio, il 21 e 22 all'Emo's di Austin e, infine, il 31 ottobre e il primo novembre al Wiltern di Los Angeles. La prima delle due date californiane cadrà quindi nella notte di Halloween, una ricorrenza che nella storia di Manson e di questo album ha già avuto un peso molto particolare.

Sogni apocalittici

Per addentrarsi nei sogni apocalittici di Manson, tornando indietro di trent'anni è fondamentale riprendere l'intervista rilasciata dall'artista a Neil Strauss, pubblicata dall'edizione statunitense di "Rolling Stone" il 23 gennaio 1997. “Questo sarà un articolo importante”, dichiarò Manson proprio in quella conversazione: “Sarà un pezzo di storia che voglio che le persone possano leggere quando non ci sarò più, e forse le aiuterà a capire cosa stavo pensando nel periodo in cui ho realizzato questo disco. C’è stata tanta stampa e ci sono state tante persone ad alimentare questo sensazionalismo, e tutto questo fa parte di Marilyn Manson. Ma allo stesso tempo voglio che la gente sappia che ho provato a spiegarglielo quando aveva ancora la possibilità di ascoltare”.

Manson allora cercava di raccontarsi attraverso immagini che sembravano uscite dallo stesso universo dell'album. Il cantante si descriveva come un serpente, un angelo, un alieno, perfino come l'Acchiappabambini di "Chitty Chitty Bang Bang", ma una delle metafore più efficaci era quella dell'Idra, il mostro a nove teste della mitologia greca. Era un modo per parlare di una personalità che sembrava moltiplicarsi ogni volta che qualcuno cercava di definirla, e "Antichrist Superstar" costruiva proprio su questa instabilità la sua storia. Il protagonista nasce come un verme, attraversa una metamorfosi, diventa qualcosa di più grande e apparentemente superiore, fino a trasformarsi in una figura distruttiva. Nello stesso movimento Brian Warner diventa Marilyn Manson e Marilyn Manson finisce per generare l'Antichrist Superstar. Alla sua uscita, il disco portò quella metamorfosi fino al numero 3 della classifica americana, dietro Celine Dion e Kenny G, due nomi che nel gennaio 1997 Neil Strauss indicava quasi ironicamente come incarnazioni dello status quo contro cui Manson aveva costruito il proprio mondo. Ma prima delle classifiche, delle proteste e delle copertine c'erano i sogni.

Manson raccontò di avere cominciato anni prima a vedere nel sonno un mondo distrutto nel quale lui rimaneva l'unico sopravvissuto. Raccontando una delle visioni, ambientata in un futuro indefinito che poteva persino assomigliare alla sua città natale, l'artista spiegò a Neil Strauss:

Non trattandosi soltanto di trovare materiale per i testi, Manson tendeva ad approfondire quei sogni come frammenti di qualcosa che stava realmente accadendo o che sarebbe accaduto, e proprio questa sovrapposizione tra immaginazione, memoria e previsione è uno degli elementi che rendono "Antichrist Superstar" più inquieto di un semplice disco costruito per provocare. "Ho la sensazione di aver sognato metà della mia vita che ancora non è successa", spiegò a Strauss svelando il proprio lato più paranoico: "Vivo più déjà-vu che esperienze normali. Se metà della tua giornata è un déjà-vu, allora cominci a chiederti: ‘Che cosa è reale e che cosa non lo è?’. Una volta che entri in contatto con un’idea del genere, una parte della tua mente prende davvero il sopravvento e puoi perderne il controllo. Se dieci anni fa quell’elemento costituiva il dieci per cento della mia vita, adesso è il novanta per cento. Quindi ormai è rimasto soltanto un dieci per cento di persona normale”.

Proprio da una di quelle visioni nacque "Little Horn", una delle scariche più feroci dell'album, costruita su chitarre che spingono l'industrial metal di Manson verso una pesantezza quasi death metal. Presentando il "Little Horn" come l'Anticristo, nell'intervista il cantante sottolineava:

Ancora più personale è "Kinderfeld", il brano ispirato dalla storia dell’inquietante personaggio dell'Accalappiabambini del film "Citty Citty Bang Bang" del 1968, che Manson paragonò a suo nonno nella vita reale, noto per fare cose bizzarre nello scantinato. Se "Antichrist Superstar" suona spesso come un disco incapace di stare fermo nel silenzio, pieno di rumori, interferenze, voci, distorsioni e presenze, una parte della sua tensione viene anche da quei ricordi e da quelle storie.

Giocare con la realtà

Nei crediti dell'album "Antichrist Superstar", sotto "Irresponsible Hate Anthem" venne indicato che il brano era stato registrato "live" il 14 febbraio 1997. Il problema è che "Antichrist Superstar" era già nei negozi dall'8 ottobre 1996 e quella che apre il disco è una registrazione in studio. Anche le note di copertina, insomma, partecipavano al gioco con la percezione e con il tempo. Addirittura, in un'intervista per "Guitar World" di settembre 1996 - archiviata da Manson.wiki, alla domanda sull'ingresso in formazione del chitarrista e tastierista Zim Zum, che debuttò con la band durante l'ormai celebro concerto del 5 settembre 1996 all'Irving Plaza di New York, Manson continuò la messinscena e nel corso della chiacchierata affermò riferendosi a "Irresponsible Hate Anthem": "Lui suona nella prima traccia dell’album, che è un brano dal vivo. In realtà non è ancora stato registrato". Twiggy Ramirez aggiunse: "Abbiamo scoperto come viaggiare nel tempo".

Un'altra ironia evidente era il riferimento a San Valentino di uno dei brani più carichi di odio dell'album, con il coro iniziale che proclama "We hate love, we love hate", "Odiamo l'amore, amiamo l'odio". La canzone, del resto, esisteva da molto prima, essendo stata composta nel 1994 ed essendo già entrata nei concerti dello "Smells Like Children Tour" del 1995 e 1996.

Questa alterazione temporale continua fino alla struttura stessa del disco "Antichrist Superstar", che non si conclude davvero al termine. Dopo la sedicesima traccia dell'album, "Man That You Fear", arriva una lunga serie di tracce quasi completamente mute - successivamente racchiuse sotto il titolo "Empty Sounds of Hate" - e la numero 99, nascosta, che riconduce alla frase distorta "When you are suffering, know that I have betrayed you". È la stessa presenza sonora che si trova all'inizio del disco e, rimettendo l'album in loop, la fine torna a saldarsi con "Irresponsible Hate Anthem". La metamorfosi può così cominciare di nuovo.

Anche musicalmente "Antichrist Superstar" è un disco costruito per far collidere mondi diversi. Fino a quel momento Marilyn Manson era il gruppo industrial della Florida scoperto da Trent Reznor, arrivato all'attenzione nazionale soprattutto grazie alla cover deformata di "Sweet Dreams (Are Made of This)" degli Eurythmics. C'era ancora chi vedeva la band come un freak show capace di spaventare i genitori più che come un progetto destinato a lasciare un segno musicale. Otto mesi ai Nothing Studios di New Orleans cambiarono le proporzioni. Dentro il disco si sente l'industrial dei Nine Inch Nails, ma anche il peso dei Black Sabbath, una certa ampiezza teatrale che "Spin" all'epoca accostò ai Queen e il freddo gotico dei Bauhaus. Il tutto viene filtrato attraverso una produzione che lavora per strati, con chitarre abrasive, ritmi meccanici, sintetizzatori, campionamenti, cori spettrali e improvvisi sbalzi dinamici. Reznor produsse il disco insieme a Manson e Dave Ogilvie, mentre Sean Beavan divenne decisivo nella fase finale, quando gran parte del materiale fu rielaborata e remixata.

Tuttavia, il suono non nacque in un ambiente particolarmente stabile, almeno stando a quanto raccontato da Manson, che spiegò di essersi sottoposto a privazione del sonno e di avere fatto largo uso di farmaci, droghe e pratiche legate alla sopportazione del dolore, mentre le tensioni interne aumentavano. Le prime sessioni potevano terminare con strumenti e attrezzature distrutti, come vuole un aneddoto secondo cui una drum machine venne lanciata da una finestra del secondo piano e il rapporto con il chitarrista fondatore Daisy Berkowitz precipitò fino alla rottura. Un altro degli episodi più noti riguarda la Fender Jaguar proprio di Berkowitz, il quale affermò che durante una sessione Reznor gli chiese di ripetere più volte una parte, poi entrò nella sala per mostrargli ciò che intendeva, prese lo strumento e lo fracassò. Daisy Berkowitz avrebbe lasciato la band poco tempo dopo, e Twiggy Ramirez finì quindi per occuparsi di buona parte delle chitarre dell'album, mentre attorno al nucleo di Manson, Ramirez, Madonna Wayne Gacy e Ginger Fish lavoravano anche musicisti legati ai Nine Inch Nails come Robin Finck, Danny Lohner e Chris Vrenna.

Il pezzo di una trilogia

Quando uscì "Antichrist Superstar", la trilogia non era ancora leggibile per intero. Solo dopo "Mechanical Animals" del 1998 e "Holy Wood (In the Shadow of the Valley of Death)" del 2000, Manson mise a fuoco pubblicamente il disegno complessivo spiegando quindi che l'ordine della storia procedeva nella direzione opposta rispetto a quella delle uscite.

In un'intervista concessa a "Maximum Ink" nel novembre 2000, Manson disse che una volta terminato "Antichrist Superstar" sapeva di avere "dipinto un finale che non era finito". "Mechanical Animals" aveva aggiunto un'altra parte della vicenda, mentre "Holy Wood" era diventato l'inizio e "la colla che unisce i tre album".

Letti in questo modo, i tre dischi raccontano una parabola che rende "Antichrist Superstar" non il principio, ma la conclusione. "Holy Wood" mostra un innocente che vive ai margini, in una Death Valley abitata dagli esclusi, dagli indesiderati e dagli imperfetti, e guarda verso Holy Wood, il mondo nel quale vengono innalzati la perfezione, la celebrità e tutto ciò che sembra desiderabile, in cui vuole entrarci credendo di poterlo cambiare. Quando l'innocente finalmente ci riesce scopre però che quel mondo non vuole essere trasformato, fino a quando la sua rivoluzione viene assorbita, commercializzata e trasformata a sua volta in prodotto. È il passaggio che conduce a "Mechanical Animals", con Omega come figura della celebrità svuotata, alienata e ormai parte del sistema che avrebbe voluto sovvertire. "Antichrist Superstar" è l'ultimo stadio, quando il rivoluzionario capisce di essere diventato ciò contro cui aveva combattuto e che il potere ottenuto per cambiare il mondo lo ha trasformato in un demagogo. La ribellione finisce per riprodurre gli stessi meccanismi autoritari che in principio si voleva distruggere e l'unica soluzione che rimane al protagonista è distruggere se stesso.

Per questo l'album non si limita alla provocazione anticristiana suggerita dal titolo, che gioca apertamente con "Jesus Christ Superstar", trovando al suo interno anche riferimenti a Nietzsche, il concetto di trasformazione verso qualcosa di sovrumano, il rapporto tra individuo e massa, la capacità della religione e della politica di produrre obbedienza e quella dello spettacolo di fare esattamente lo stesso. Il mostro non arriva da fuori, e il risultato finale è quello di un uomo che voleva sottrarsi a un sistema e finisce per impararne perfettamente il linguaggio.

Quella contraddizione diventò anche il centro dello spettacolo dal vivo, quando durante "Antichrist Superstar", nel "Dead to the World Tour", il palco assumeva l'aspetto di una finta adunata totalitaria, con grandi stendardi, elmetti cromati e Manson sopra un podio, impegnato a imitare tanto i dittatori quanto i telepredicatori. L'immagine poteva essere scambiata per celebrazione da chi si fermava alla superficie, ma il punto era proprio il contrario, condannando la rockstar, il politico e il leader religioso intenti a manipolare una folla utilizzando strumenti molto simili, più di quanto quella stessa folla volesse ammettere.

Il successo commerciale

La provocazione avrebbe avuto un significato molto diverso se "Antichrist Superstar" fosse rimasto un disco di culto. Al contrario, l'album vendette 132 mila copie nella prima settimana e debuttò al numero 3 della Billboard 200. L'11 dicembre 1996, appena due mesi dopo la pubblicazione, ottenne il disco di platino negli Stati Uniti e nel giro di un anno superò 1,2 milioni di copie. Negli anni successivi avrebbe continuato a vendere, arrivando a quasi due milioni negli Stati Uniti e a oltre sette milioni nel mondo secondo i dati riportati negli anni successivi.

"The Beautiful People" fornì il volto più immediato di quella esplosione, grazie al riff marziale, la voce deformata e il video diretto da Floria Sigismondi condensavano in pochi minuti tutto ciò che rendeva il progetto disturbante e allo stesso tempo sorprendentemente accessibile. Agli MTV Video Music Awards del 1997 il video ricevette tre candidature e la band portò il brano sul palco dopo un discorso in cui Manson attaccò quello che chiamava "il fascismo del cristianesimo" e "il fascismo della bellezza". A quel punto non si trattava più di una sottocultura che spaventava i genitori, e Marilyn Manson era entrato nel cuore della cultura pop americana.

Il "Dead to the World Tour" fece il resto, con le proteste delle organizzazioni religiose che seguirono la band in gran parte del Nord America, alimentate anche da storie infondate su sacrifici di animali, rapporti sessuali sul palco e rituali satanici. Alcuni concerti furono cancellati, amministrazioni locali tentarono di impedire le esibizioni e la battaglia arrivò fino ai tribunali. Nel novembre 1997 la musica dei Marilyn Manson finì anche in un'audizione del Congresso statunitense dedicata alla violenza nella musica e ai suoi presunti effetti sui giovani, mentre il senatore Joseph Lieberman definiva la band "forse il gruppo più malato mai promosso da una grande casa discografica". Il paradosso è che ogni tentativo di espellere Marilyn Manson dalla cultura mainstream contribuiva a renderlo ancora più centrale.

Trent'anni dopo, quella tensione non è scomparsa, anche se si è spostata molto lontano dalle polemiche sulle canzoni, sulla religione, sulle Bibbie strappate e sulle bandiere americane. Oggi Manson è un personaggio ancora più divisivo, e non principalmente per ciò che canta. Negli ultimi anni numerose donne hanno accusato Brian Warner di abusi e violenze, accuse che il musicista ha negato. Nel gennaio 2025 i procuratori della contea di Los Angeles hanno comunicato che non sarebbero state formulate accuse penali dopo un'indagine durata quasi quattro anni, indicando la prescrizione per le contestazioni di violenza domestica e l'impossibilità di provare oltre ogni ragionevole dubbio quelle di violenza sessuale. Nel gennaio 2026 è stata però riaperta una causa civile intentata dall'ex assistente Ashley Walters, dopo l'entrata in vigore di una legge californiana che ha riaperto temporaneamente i termini per alcuni casi. È anche per questo che l'annuncio della sua presenza come ospite speciale degli Slipknot al Wembley Stadium di Londra, il 3 luglio 2027, insieme a Lorna Shore e Hatebreed, ha provocato forti reazioni tra una parte dei fan. Per Corey Taylor e soci sarà la prima data del loro primo tour negli stadi e anche il debutto da headliner al Wembley Stadium. Per Manson sarà a sua volta la prima esibizione nello storico stadio londinese, dopo aver suonato in passato alla Wembley Arena. Il concerto è l'unica data europea annunciata dagli Slipknot per il 2027 e la presenza di Manson ha riaperto immediatamente il dibattito intorno alla sua figura, con commenti critici dei fan e nuove discussioni sulla scelta di offrirgli uno dei palchi più grandi d'Europa.

Halloween, trent'anni dopo

Il 31 ottobre 2026 Marilyn Manson salirà sul palco del Wiltern di Los Angeles per una delle ultime serate dedicate al trentennale di "Antichrist Superstar". Esattamente trent'anni prima, la notte di Halloween del 1996, intorno a un suo concerto circolava una storia molto diversa.

La band doveva esibirsi nella notte più spaventosa dell'anno al Convention Center di Asbury Park, nel New Jersey, e da tempo si era diffusa la voce che Manson avrebbe concluso quella serata suicidandosi sul palco. Non era una provocazione annunciata dal musicista, ma una delle tante leggende che nella prima fase della sua carriera nascevano, si propagavano e finivano per acquisire una vita propria. "Per un anno intero è circolata la voce che mi sarei suicidato ad Halloween", raccontò Manson a Neil Strauss pochi mesi più tardi: "Ho cominciato a pensare, 'Forse devo uccidermi, forse è questo che avrei dovuto fare'".

Quella sera il concerto diventò inquietante ancora prima che Marilyn Manson salisse sul palco, quando alla venue arrivò una falsa minaccia di bomba e la polizia fece intervenire i cani antiesplosivo prima di consentire al pubblico di entrare. "Immagino che qualcuno abbia pensato di risolvere la situazione al posto mio", disse poi Manson: "È stato uno di quei momenti in cui era il caos ad avere il controllo".

Il suicidio naturalmente non avvenne e qualche anno più tardi, nella sua autobiografia "The Long Hard Road Out of Hell" del 1998, Manson avrebbe liquidato la voce con una frase che, riletta oggi, sembra quasi appartenere allo stesso lessico di "Antichrist Superstar":

Il 31 ottobre di trent'anni dopo, Marilyn Manson non metterà in scena la propria fine, tornando invece sul palco per celebrare il disco che costruì proprio intorno alla trasformazione e all'autodistruzione la sua mitologia. È forse la chiusura del cerchio più adatta a un album che, tecnicamente, non ha mai avuto una vera fine, come se quei sogni apocalittici non si fossero mai davvero interrotti.


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