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Madame: ascoltare “Disincanto” fa pensare a Madame Bovary

12.03.2026 Scritto da Claudio Cabona

Il disincanto sorge quando ciò che si pensava potesse rendere felici, in realtà si scopre essere una menzogna. A tre anni dal suo ultimo disco “L’amore”, Madame torna con nuova musica. Lo fa con “Disincanto”, primo tassello in uscita venerdì 13 marzo e parte di un nuovo percorso che prenderà forma nell’album omonimo in uscita il 17 aprile. Ascoltando in anteprima il brano viene spontanea un’associazione, più suggestiva che dichiarata: quella con Madame Bovary, la protagonista del romanzo di Gustave Flaubert. Non perché il pezzo la citi direttamente, ma perché entrambe, la figura letteraria e la cantautrice, sembrano muoversi nello stesso gesto di rottura: andare oltre le istruzioni imposte da una certa società. Non sono eroine disilluse: sono donne inquiete che vanno alla ricerca di una nuova libertà, come suggerisce anche il video del pezzo in cui Madame rompe il chiacchiericcio festante di una tavolata. Il singolo si apre con parole che suonano come una dichiarazione: “Io non vivo più con sotto le istruzioni, tutto ciò che so spero che mi abbandoni”. È l’ingresso in un territorio di disobbedienza.

Prodotto da quel genietto di Bias, che ha lavorato all’intero progetto discografico, insieme a Mr. Monkey (Matteo Novi) e Lester Nowhere (Arturo Fratini), con il contributo di Lorenzo Brosio, il brano funziona soprattutto come porta d’accesso. È difficile giudicarlo in modo definitivo se non immaginandolo all’interno di un quadro più ampio, quello del disco che verrà. Anche il sound ha una pasta “preparatoria”, non esplode, non trabocca, lascia volutamente appesi gli ascoltatori. Nel lancio dell’album, Madame ha accompagnato tutto con una serie di domande: “perché sono passati tre anni? perché fermarsi proprio sul più bello? perché chiudersi dentro di sé?”. Le domande e i dubbi diventano una struttura narrativa centrale. Il ritornello, quasi sotterraneo e lavico, ruota attorno a un’immagine precisa: “ho gli occhi gonfi del mio disincanto”. E subito dopo arriva l’interrogativo: “e cosa resta di me?”. È una Madame quindi che torna per porre domande, in un momento storico in cui tutti sembrano avere risposte, per lo più scontate. E non ha timore del viaggio: “io non ho più paura”.

Nel testo affiora anche un confronto con la vita stessa. Quando canta “vita eccomi” sembra risuonare un’eco lontana di Carmelo Bene, di quel suo celebre rapporto quasi conflittuale con l’esistenza, racchiuso nella dichiarazione di duello “vita mia, a noi due”. Il brano si chiude con un’altra domanda sospesa: “Come sto? Sono sola. Tutti hanno una via e io no”. Parole che pre-annunciano una trasformazione, che si adagiano su una produzione eterea e fluttuante, come se la voce di Madame fosse sospesa nel vuoto e trascinasse l’ascoltatore in quello stesso spazio. Dentro questa canzone tornano anche alcuni tratti tipici della sua scrittura: frammenti espliciti, sensuali, in cui l’erotismo si intreccia al romanticismo e alla confessione. “Disincanto” è così un singolo apripista, sono le prime pagine di un romanzo di vita, un primo passo dentro un pianeta ancora da esplorare. Ma già da qui si capisce una cosa: Madame è tornata con una delle sue qualità più riconoscibili, quella di mettersi e metterci in discussione.


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