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Le 10 canzoni preferite dai fan di David Gilmour

06.03.2026 Scritto da Nino Gatti

I sondaggi sulle preferenze musicali dei fan sono solitamente una miscela eterogenea di sorprese e conferme. Quello che ho realizzato nelle ultime 24 ore all’interno di un gruppo social di appassionati dei Pink Floyd che gestisco da oltre un decennio, relativo alle canzoni preferite tratte dai cinque album solisti di David Gilmour - che compie 80 anni oggi - pubblicati tra il 1978 e il 2024, conferma questa regola non scritta.

Sono stati oltre mille i voti pervenuti, suddivisi tra le 48 canzoni contenute negli album in studio di David Gilmour. Nelle prime dieci posizioni c’è un dato che va sottolineato: gli appassionati hanno scelto prevalentemente ballate o comunque brani lenti e d'atmosfera.

Altra particolarità delle scelte degli appassionati di Gilmour è che nei primi dieci posti non è stata inserita nessuna canzone tratta dal suo secondo album solista, About Face del 1984, il primo per il quale l’artista effettuò un tour sostanzioso, diviso tra Europa e Stati Uniti. Per trovare una canzone di About Face tra le preferite bisogna arrivare alla posizione numero 12 con la traccia Murder, un brano con un testo rivolto alla tragica fine di John Lennon.

Tra le prime dieci posizioni ci sono cinque brani dall’album Rattle That Lock del 2015, due da On an Island del 2006, due da Luck and Strange del 2024 e uno dal primo disco solista del 1978.

Il decimo posto è occupato da "A Boat Lies Waiting" (2015), ispirata a Rick Wright, tastierista dei Pink Floyd scomparso nel 2008 e che, due anni prima della sua morte, aveva partecipato al disco e al tour dell’album On an Island. Una canzone molto profonda e sentita dall’artista, che l’ha eseguita con intensità e commozione nel tour del 2015, come testimoniato dall’esibizione carica di pathos all’interno del film-concerto girato nell’anfiteatro di Pompei.

Dallo stesso album del 2015 arriva anche la nona traccia scelta dai fan di Gilmour. Questa volta si tratta di uno strumentale, "Castellorizon", che apriva il disco Rattle That Lock e i relativi concerti offerti da Gilmour tra il 2015 e il 2016. Si tratta di una classica performance dell’artista, che suona la chitarra insieme all’orchestra evocando atmosfere a lui molto care. La scelta di utilizzare brani strumentali in apertura di un album è stata infatti più volte ripetuta da David Gilmour: lo aveva già fatto nei primi due album dei Pink Floyd sotto la sua guida, A Momentary Lapse of Reason e The Division Bell, ripetendo poi la formula anche nell’album On an Island del 2006 e nei due dischi successivi del 2015 e del 2024.

Posizione numero otto per quello che era il brano di chiusura di On an Island. Si tratta di "Where We Start" e ha la particolarità che anche il testo è stato scritto da Gilmour senza il solito supporto di sua moglie Polly Samson, alla quale è dedicata. È una canzone che Gilmour ha composto e poi suonato prevalentemente da solo, aggiungendo a voce e chitarra anche basso, percussioni e organo Hammond, avvalendosi dell’orchestra diretta da Zbigniew Preisner

Sorprende la settima posizione di "Between Two Points", nella quale ha esordito alla voce Romany, ultima nata nella famiglia Gilmour. Un brano che, nonostante la spinta promozionale ricevuta, non è riuscito a entrare nei primi tre posti di questa classifica.

Sesto posto per "Faces of Stone", un brano nel quale Gilmour ricorda sua madre Sylvia, che negli ultimi anni di vita ha sofferto di demenza ed è morta nel 2002. È anche questa una canzone per la quale Gilmour ha scritto sia la musica sia il testo: evidentemente, per un tema così personale, ha preferito mettere di proprio pugno le parole che avrebbe cantato. Uno sforzo che i fan hanno apprezzato.

La sorpresa di questa classifica è il brano che occupa la quinta posizione, "There’s No Way Out of Here", risalente al primo album omonimo del 1978, che Gilmour registrò negli stessi studi utilizzati in seguito dai Pink Floyd per incidere The Wall. Questa canzone, scelta come unico singolo tratto da quell’album, è in realtà una cover di un brano della band Unicorn, intitolato "No Way Out of Here" e scritto da Ken Baker, inciso per il loro terzo album del 1976 Too Many Crooks. Un disco dalle forti tinte floydiane: era stato prodotto da David Gilmour (che suonava anche la pedal steel in un brano), aveva la copertina disegnata dalla Hipgnosis e il loro manager era Steve O’Rourke, lo stesso che curava gli interessi dei Pink Floyd. È una ballata quasi country che esordisce con il suono di un’armonica non proprio vicino alle atmosfere classiche dei Pink Floyd, nella quale si evidenzia lo stile vocale tipico di Gilmour.

La canzone "On an Island" è quarta e proviene dall’album omonimo che Gilmour pubblicò nel 2006, il giorno del suo sessantesimo compleanno. Sarà il primo disco solista del chitarrista a raggiungere la prima posizione in classifica in Inghilterra e in altri paesi, tra cui l’Italia. È una traccia particolarmente arricchita per l’intervento vocale di due mostri sacri della musica, David Crosby e Graham Nash, che intrecciano i loro tipici vocalizzi con quelli di Gilmour. La performance che univa le tre voci è stata spesso riproposta in concerto. Tra i musicisti che suonarono in questa canzone figurano alcune vecchie conoscenze floydiane. Oltre a Richard Wright, che suona l’organo, ci sono il batterista Andy Newmark, presente nell’ultima traccia dell’album The Final Cut dei Pink Floyd (1983), e il chitarrista Rado Klose, che aveva militato nella prima formazione dei Floyd tra il 1964 e il 1965.

Per "5 A.M.", terza scelta dei fan di Gilmour, si può ripetere il discorso fatto per "Castellorizon". Il brano, come suggerisce il titolo, prende ispirazione dalle prime ore del mattino, quando Gilmour osserva la natura che si risveglia intorno alla sua casa di campagna, raccogliendo suoni ed emozioni in uno strumentale di grande impatto emotivo. Oltre al piano e alla chitarra elettrica suonati da Gilmour, nello strumentale si libra l’orchestra diretta da Zbigniew Preisner. Il brano, destinato ad aprire sia l’album Rattle That Lock sia il relativo tour, è simbolo di un risveglio non solo fisico ma soprattutto introspettivo e fortemente simbolico in un album pervaso di malinconia per la perdita dell’amico Wright.

Dallo stesso disco del 2015 arriva la seconda classificata in questa speciale graduatoria. Si tratta di "In Any Tongue", una profonda riflessione sull’atrocità della guerra, ugualmente dolorosa e terribile “in qualsiasi lingua”. Nei concerti dal vivo la canzone offriva al pubblico un video animato tratto dal cortometraggio Confusion Through Sand. Il brano si segnala anche per l’esordio di Gabriel Gilmour, primo figlio dell’unione tra David e Polly Samson, che suona il pianoforte. La canzone, soprattutto nei concerti dal vivo, si fa amare particolarmente per un solo di chitarra conclusivo che ricorda molto lo stile di un’altra celebre performance alla sei corde di David Gilmour, la famosa "Comfortably Numb". Il brano è stato inserito anche nella scaletta dell’ultimo tour di Gilmour del 2024.

Non è una sorpresa che le preferenze dei fan di David Gilmour abbiano premiato la recente "Scattered", vero e proprio capolavoro che chiude l’ultimo lavoro in studio dell’artista. La scelta del podio è stata combattuta e tra prima e seconda posizione c’è stata solo una manciata di voti di differenza. Il brano è senza dubbio di grande impatto e racchiude al suo interno lo stile e le caratteristiche peculiari della musica di David Gilmour. L’intensità della musica e la profondità dei suoni portano quasi a immaginare cosa sarebbe stato se accanto al chitarrista ci fossero stati Nick Mason e Richard Wright a cucire un vestito di taglio pinkfloydiano intorno a queste sonorità. Gilmour ha suonato in questa canzone chitarra, tastiere, basso e piano Leslie, con l’aggiunta delle tastiere di Rob Gentry, del piano di Roger Eno, del basso di Guy Pratt e della batteria di Steve Gadd, mentre gli arrangiamenti orchestrali sono firmati da Will Gardner. Per il testo, Gilmour si è avvalso non solo della già celebrata penna di sua moglie Polly: questa volta è arrivato in suo soccorso anche Charlie Gilmour.

Una classifica che, in definitiva, si dimostra coerente con quella che è la caratteristica della musica proposta — e probabilmente preferita — dai suoi seguaci: suoni dolci e melodici, una voce quanto più possibile soave e delicata, atmosfere evocative e vicine allo stile della band che lo ha reso famoso e, ovviamente, una chitarra unica e originale, facilmente riconoscibile sin dal primo ascolto. Tutti elementi che hanno fatto di David Gilmour non solo una “fucking legend”, ma anche uno dei più amati, stimati e venerati strumentisti della musica rock, tanto da essere considerato tra i principali maestri dello strumento insieme a pochi altri musicisti. Avere ancora David Gilmour in attività nel 2026, con la speranza di rivederlo presto su un palco, è un privilegio raro: una luce che conforta i fan e mantiene viva l’attesa per un annuncio sospeso nell’aria da mesi.


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