Possiamo dire che Taylor Swift ha fatto scuola. Com'è noto la cantautrice americana ha reinciso i suoi primi sei album per avere il diritto di concedere la licenza di utilizzo delle proprie canzoni per usarle inserendo nei titolo (Taylor's version).
A lei si è quindi ispirato nel titolo di questa raccolta John Fogerty – autore e cantante - di tutte le canzoni dei Creedance Clearwater Revival che, dopo decenni di battaglia legale, nel 2023 il tribunale gli ha concesso i diritti di edizione del suo catalogo, che fino ad allora erano in mano alla casa discografica. La storia per esteso Rockol l'ha raccontata qui.
Il risultato final è questo “Legacy: the Creedence Clearwater Revival (John’s version)” una raccolta di 20 canzoni dei Creedance risuonate e canate molto fedelmente nota per nota da Fogerty insieme ai suoi figli, Shane, Tyler e Kelsy, che prendono il posto degli altri membri della band.La raccolta
Diciamo subito che il risultato è più che soddisfacente per vari motivi. Innanzitutto la voce di Fogerty – che ha da poco compiuto 80 anni – regge il passare del tempo, magari anche con qualche filtro in studio, ma si sente che la potenza e la presenza sono ancora intatte. Grazie alle nuove tecniche di registrazione il suono delle canzoni non solo è più pulito ma ha anche più spessore e più profondità.
Ma soprattutto ci sono le canzoni: è incredibile quante hits sia riuscito a scrivere Fogerty in un lustro (1967-1972) per i Creedence: "Have You Ever Seen The Rain?", "Bad Moon Rising", “Proud Mary” sono entrati di diritto nel canzoniere e nelle memoria collettiva, anche se magari in molti non le associano ai CCR. Ci sono anche brani minori e poco conosciuti come “Porterville” tratto dal disco d'esordio dei Creedance del 1968 e che fu un singolo praticamente ignorato l'anno precedente, quando la band si chiamava ancora The Golliwogs.Analogie e differenze con le originali
Come detto, molti brani sono replicati diligentemente: l'assolo di chitarra del brano d'apertura “Up Around The Bend” viene replicato nota per nota, così come il riff della slide guitar di “Lookin' Out My Back Door”.
In altre canzoni Fogerty & family si sono permessi qualche piccola variazione rispetto alle originali: “Born in the Bayou” che nella versione del 1968 aveva un arrangiamento semplice e un andamento molto lineare, qui sembra più suonata da una jam band, oppure in “Run Through The Jungle” l'armonica è spinta in primo piano, al punto da sembrare un botta e risposta con la voce solista.
Dalle note di copertina si legge che sono state reperite strumenti e attrezzature d'epoca, il più possibili simili a quelle utilizzate nei dischi originali, e valorizzati dal noto ingegnere del suono Bob Clearmountain.Meglio queste versioni o gli originali?
Di fronte a operazioni del genere, la domanda è sempre la stessa: meglio questo album o gli originali? La risposta è duplice: per chi ha amato per decenni i dischi incisi a cavallo tra gli anni 60 e 70, questa versione non aggiunge nulla, ma per i più giovani abituati a suoni e registrazioni di qualità, “Legacy” rimane un ottimo strumento per conoscere le meravigliose canzoni scritte da Fogerty e che non risentono del passare del tempo.