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La canzone definitiva degli U2

07.03.2026 Scritto da Paolo Panzeri

Il 27 marzo del 1987 gli U2 e il loro team presero possesso del tetto al primo piano di un negozio di liquori nel centro di Los Angeles per realizzare un video per la canzone "Where The Streets Have No Name", terzo singolo dell'album "The Joshua Tree" (leggi qui la recensione). Il video aveva un senso di drammaticità e urgenza, a causa della minaccia della polizia di Los Angeles di bloccare le riprese. E ricordava molto da vicino un altro concerto sul tetto che si tenne nel gennaio 1969, un fatto riconosciuto anche da Bono che scherzando disse: "Non è la prima volta che copiamo i Beatles".



Il video di "Where The Streets Have No Name" non fu un evento improvvisato, ma un'operazione pianificata in ogni dettaglio. Secondo quanto è stato riportato, la troupe del video aveva trascorso la settimana prima a puntellare il tetto del negozio di liquori e la polizia si era mobilitata solo dopo che gli U2 avevano informato i media dell'evento, che aveva spinto decine di migliaia di persone ad accorrere sul luogo delle riprese, all'incrocio tra la Settima Strada e Main Street, nel centro di Los Angeles.

In un'intervista con Classic Rock del marzo 2022, il regista del video, Meiert Avis, ha affermato che l'intenzione della band era sempre stata quella di "essere dirompenti", aggiungendo che le riprese erano state pianificate con l'obiettivo di "creare un evento mediatico spontaneo che non si potesse fare a meno di notare".


Non deve sorprendere che gli U2 abbiano scelto proprio "Where The Streets Have No Name" come brano di apertura dell'album "The Joshua Tree" e di apertura del loro tour che iniziò sei giorni più tardi all'ASU Activity Centre di Tempe, in Arizona. Le prime tracce del brano che sarebbe poi diventato "Where The Streets Have No Name" emersero da una demo che The Edge registrò nel 1986, prima che la band riprendesse le sedute di registrazione di "The Joshua Tree" ai Windmill Lane Studios di Dublino.

Nell'autobiografia ufficiale della band, 'U2 By U2' del 2006, firmata dalla band irlandese insieme al giornalista musicale Neil McCormick, The Edge ricordava di voler "creare la canzone live definitiva degli U2". Quando finì un mixaggio approssimativo e lo riascoltò, si rese conto di aver creato "la parte di chitarra e la canzone più incredibili della sua vita". Non c'era nessun altro in casa con cui condividere la sua euforia, quindi si limitò a ballare sulle note del brano. La band, ascoltatola, ne fu altrettanto entusiasta.

Il gruppo, i loro produttori e i tecnici passarono settimane a lavorare su quell'unica canzone. Alla fine, secondo il documentario televisivo del 1998 'Classic Albums: U2: The Joshua Tree', il produttore dell'album Brian Eno aveva deciso che la soluzione migliore sarebbe stata quella di cancellare completamente i nastri della canzone e ricominciare da zero con una nuova esecuzione. Secondo quanto dichiarato sempre nel documentario 'Classic Albums: U2: The Joshua Tree' dall'ingegnere del suono Mark "Flood" Ellis, il collega Pat McCarthy era uscito dalla stanza per preparare del tè, era tornato in sala di controllo, aveva visto cosa stava progettando Eno e aveva lasciato cadere il vassoio pieno di tè per immobilizzare fisicamente il produttore. "Era completamente fuori di testa, il membro più giovane del team aggredì il membro più anziano dicendo: 'Brian, forse non è una buona idea cancellare l'intera canzone'".

Nello stesso documentario, Brian Eno racconta la sua versione dei fatti. "Quello che continuavamo a fare era passare ore, giorni e settimane, in realtà, probabilmente, metà del tempo impiegato per l'intero album, su quella canzone, cercando di sistemare questa versione su nastro. È stato un incubo di lavoro con il cacciavite. La mia sensazione era... sono sicuro che potremmo arrivare più velocemente se ricominciassimo. Quindi la mia idea era di inscenare un incidente, di cancellare il nastro in modo da dover ricominciare da capo. Ma non l'ho mai fatto."

La canzone venne infine composta in diverse take ed è stata una delle tante canzoni mixate da Steve Lillywhite negli ultimi mesi di registrazione di “The Joshua Tree”. Il batterista del gruppo Larry Mullen nell'autobiografia 'U2 by U2' ha ricordato: "Ci è voluto davvero tanto tempo per mettere a punto quella canzone tanto che è stato difficile per noi darle un senso. È diventata una canzone davvero grandiosa solo suonandola dal vivo. Sul disco, musicalmente, non è nemmeno metà della canzone, che è dal vivo."

L'ispirazione iniziale della canzone sembra derivare da una storia raccontata a Bono da qualcuno a Belfast su come la strada in cui si vive riveli tanto di una persona. In 'U2 by U2', Bono racconta di aver scritto il testo su un sacchetto per il mal d'aria durante un soggiorno in un villaggio in Etiopia dove lui e la moglie Ali Hewson si erano recati come volontari. Nel dicembre 1987, raccontò a Robert Hilburn del Chicago Sun-Times di aver messo a confronto la storia di Belfast con l'anonimato che provava in Etiopia. "Il ragazzo nella canzone riconosce questo contrasto e pensa a un mondo in cui non ci sono tali divisioni, un luogo in cui le strade non hanno nome. Per me, questo è ciò che dovrebbe essere un grande concerto rock'n'roll: un luogo in cui tutti si riuniscono... Forse è questo il sogno di ogni forma d'arte: abbattere le barriere e le divisioni tra le persone e toccare le cose che contano di più per tutti noi."

In un'intervista del 2017 con Rachel West di Entertainment Tonight Canada, Bono ha affermato di ritenere ancora incompleto il testo della canzone. "Dal punto di vista del testo è solo uno schizzo e stavo per riscriverlo.” Ma nella stessa intervista The Edge non si disse d'accordo con il suo compagno di band: "Personalmente adoro il brano. Non sono d'accordo con Bono. È molto duro con se stesso".

“Where The Streets Have No Name” venne pubblicata come terzo singolo dell'album “The Joshua Tree” nell'agosto del 1987. Nel 2002, la rivista Q nominò "Where The Streets Have No Name" la sedicesima canzone più emozionante di sempre. Nel 2020, il Guardian l'ha classificata al primo posto nella sua lista delle 40 migliori canzoni degli U2, mentre nel 2022, il sito web Vulture del New York Magazine l'ha posizionata al primo posto nella sua lista di tutte le 234 canzoni degli U2.

Nel libro di Visnja Cogan del 2008, 'U2: An Irish Phenomenon', Bono della canzone è giunto a dire: "Possiamo essere nel bel mezzo del peggior concerto della nostra vita, ma quando iniziamo a cantare quella canzone, tutto cambia. Il pubblico è in piedi e canta a squarciagola ogni parola. È come se Dio entrasse improvvisamente nella stanza".

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