NUOVO IMAIE propone una serie di incontri con protagonisti e protagoniste del panorama musicale italiano per parlare dei loro progetti, ma anche per approfondire le dinamiche che ruotano intorno all’essere Artista Interprete Esecutore.
Benché noto al grande pubblico grazie alle apparizioni a trasmissioni televisive come Made in Sud, Colorado, Stasera tutto è possibile, Mad in Italy e Audiscion, Gino Fastidio nasce come musicista: l’artista napoletano, nel 2005, debutta con un trio disco-punk, con il quale si segnala sul panorama underground con tre autoproduzioni - "L’era dello sporco digitale" (2005), "Odio l’era moderna" (2006) e "Io rifletto" (2009). Diventato popolare grazie al passaparola nel circuito live indipendente, il performer campano decide di cambiare strada, avvicinandosi al cabaret e trasformandosi in “cantautore comico”. La popolarità raggiunta grazie al piccolo schermo, tuttavia, non ha tolto a Gino Fastidio la voglia di tornare al proprio primo amore: lo scorso 6 giugno è uscito per Full Heads Records “Trockstar”, primo album ufficiale dell’artista partenopeo, che fonde alla comicità surreale che l’ha fatto conoscere alla platea generalista sonorità electro-punk. Un ritorno alle origini “necessario”, ha spiegato l’artista, che ha parlato della sua prova sulla lunga distanza come di una “liberazione”. Un disco comico, ma non necessariamente demenziale, almeno nell’accezione meno nobile del termine. Perché - come spiega lui - “chi l’ha detto che non si può ridere senza esprimere il disagio che ci circonda?”...
Presentando “E’ gas”, hai parlato di “Trockstar” come di “un debito che volevo saldare da anni”: c’è stato qualcosa che ti ha fatto sentire che era arrivato il momento giusto?
E’ stata più che altro una necessità: sono arrivato al punto da non poter più aspettare. Non ce la facevo più a tenere le canzoni nel cassetto, così, con l’aiuto di Luciano [Chirico, CEO di Full Heads Records, ndr], le ho pubblicate. Sentivo fosse necessario farlo…
Quanto tempo hai lavorato sulle canzoni finite in “Trockstar”?
In media tre o quattro anni, anche se su alcune stavo lavorando dal 2020. Su altre addirittura da prima del Covid, più o meno dal 2018…
Qual è stata la fase più lunga, in sede di lavorazione? La scrittura o la produzione musicale?
Per la verità, entrambe. C’è stata una prima fase di lavorazione che mi ha impegnato più sul versante musicale, poi - in un secondo momento - mi sono dedicato all’adattamento dei testi in funzione delle basi che avevo creato…
Il tuo progetto musicale è nato vent’anni fa, nel 2005: come hai ritrovato il mondo della musica, in tutto questo tempo? Cosa è cambiato in meglio? E cosa in peggio?
All’epoca facevamo punk demenziale, e ricordo che a Napoli, come nel resto dell’Italia, c’era una scena underground veramente corposa. Oggi, purtroppo, non si suona più. Intendo nei club. E quando si suona, anche i cantanti usano le basi. Non è una critica, vorrei essere chiaro: le basi le uso anch’io…
Per quelle che sono le sonorità di “Trockstar”, la tua è però una scelta artistica, non di comodo…
Sì, il suono che cercavo era quello. La presentazione del disco l’abbiamo fatto in trio, chitarra, basso e batteria, ma mi piace e mi diverte usare l’elettronica. In genere ho due set differenti: nelle situazioni più “comode”, quelle dove si può suonare live, sentendosi bene e divertendosi, la formazione che uso è il trio. Nei contesti meno attrezzati, invece, ricorro al one man show, accompagnandomi con la chitarra e le basi: dopo tutto, è la formula più semplice da organizzare…
Prima hai utilizzato il termine “demenziale”, al quale spesso ti si vede accostato dai media. Ti piace, come definizione, o ti va stretta? O la apprezzi in virtù del retaggio musicale che si trascina dietro, dagli Skiantos agli Elio e le Storie Tese?
Essere accostato agli artisti che hai citato non mi dispiace affatto, quindi in questo senso non ho nulla contro il termine demenziale. Però, probabilmente, non è proprio demenziale in senso stretto. Ha più a che fare con il nonsense. E poi, ovviamente, spero che l'effetto sia comico…
Quanto assomiglia il tuo processo di scrittura da cantautore a quello da stand up comedian? Qual è il vantaggio che gli anni passati tra teatro e cabaret ti hanno dato come artista musicale?
Sono due processi piuttosto diversi. Ho un home studio, a casa, e quando ho iniziato a fare musica il tutto è partito da fare esperimenti con gli strumenti che avevo a disposizione. Poi, pian piano, mi accorgevo in avere in mano delle tessere di un puzzle che potevo comporre, abbinando le varie basi musicali a dei testi che avevo pronti. Così ho costruito le mie canzoni. A differenza del lavoro sugli spettacoli di stand-up comedy, non partivo dall’idea di voler dire qualcosa di particolare, che invece sta alla base del mio lavoro da comico - dove, invece, la parola è assolutamente centrale, perché tutto parte da lì. Un caso ancora diverso - probabilmente a metà strada tra i due già citati - sono le canzoni [in “Trockstar, in particolare, “Skizzikea” e “Canewedde”, ndr] scritte chitarra e voce…
Da un punto di vista musicale, quali sono i tuoi riferimenti?
Mi piacciono i Daft Punk, i Kraftwerk e moltissime altre cose. Ascolto tantissima musica, ma non ho avuto riferimenti precisi, per “Trockstar”: non ho seguito un approccio particolare, in fase di lavorazione, concedendomi molta libertà…
Il tuo progetto musicale è completamente indipendente: è una scelta precisa, o semplicemente è stata la cosa più naturale per la natura del progetto stesso?
Per pubblicare “Trockstar” non ho cercato contatti con le etichette. Mi sono sentito direttamente con Luciano di Full Heads, per spiegargli il progetto. Lui ha mostrato interesse, quindi abbiamo definito i dettagli e siamo partiti: ho trovato una porta aperta e ci sono entrato immediatamente. Quindi no, non c’è stata una riflessione particolare, dietro a questa scelta…
Per la realizzazione di “Trockstar” hai ricevuto il contributo di NUOVOIMAIE: credi che un supporto “istituzionale” di questo genere sia importante per gli artisti che - come te - sono esterni al circuito major?
Sì, è stato molto importante. Produrre un album comporta delle spese economiche, che possono rendere difficile la gestione di un progetto: ricevere questo contributo, quindi, è stato molto bello. Allargando il campo, il lavoro di NUOVOIMAIE, anche in termini di divulgazione circa il tema dei diritti degli artisti, è fondamentale: io stesso, nonostante una carriera lunga più di vent’anni, continuo a scoprire cose nuove…
Stai già pensando a dare un seguito a “Trockstar”?
Per natura non riesco a stare fermo, quindi sì, sto già lavorando a nuove canzoni. Mi piacerebbe fare un disco grunge, con una direzione completamente diversa da quella di “Trockstar”, qualcosa che incorpori anche derive prog. Lo farò con la band, perché mi piace suonare dal vivo… Sì, sarà interessante: sono contento di quello che sto facendo.