15 marzo 1976, 15 marzo 2026. Saranno passati esattamente cinquant’anni, domani, da quando i Kiss, reduci dal successo salvifico di "Alive!", decisero di rischiare il tutto per tutto abbandonando il grezzo approccio street rock dei primi tre album per abbracciare una produzione colossale, cinematografica e avanguardistica. "Destroyer" è l'album della consacrazione commerciale, ma è soprattutto il momento in cui i KISS smettono di essere una band di New York per diventare un'entità multimediale.
La "dittatura" di Bob Ezrin: una rivoluzione metodologica
Dopo tre dischi in studio prodotti da Kerner e Wise, percepiti come troppo "asciutti" rispetto alla potenza dei live, la band scelse Bob Ezrin (fresco del successo con Alice Cooper e Lou Reed). Ezrin non si limitò a produrre: agì come un istruttore di stampo militare e un mentore musicale.
Tanto per cominciare, impose a Gene Simmons e Paul Stanley lezioni di base sulla struttura della composizione. Introdusse l'uso del metronomo e pretese che i membri indossassero dei fischietti al collo, usati per segnalare errori o mancanze di attenzione. Fu Ezrin a intuire che, per ottenere la perfezione tecnica richiesta, il chitarrista Ace Frehley (spesso assente o poco disciplinato) dovesse essere talvolta sostituito. Il turnista Dick Wagner (già con Alice Cooper) suonò l'assolo di "Sweet Pain" e le parti acustiche di "Beth", oltre a collaborare pesantemente a "Flaming Youth".
Ingegneria del suono e sperimentazione
Registrato ai Record Plant Studios di New York, l'album sfruttò appieno le tecnologie multitraccia dell'epoca (16 e 24 tracce), portandole al limite attraverso tecniche di overdubbing massiccio. A differenza dei dischi precedenti, dove le chitarre erano secche e con poco sustain, in "Destroyer" Ezrin stratificò decine di tracce. Usò una combinazione di amplificatori Marshall per il corpo del suono e piccoli Pignose per le frequenze medie e alte, creando un suono granuloso ma estremamente definito.
Il suono della batteria di Peter Criss subì una trasformazione radicale. Invece di catturare il kit nel suo insieme, Ezrin si concentrò sulla separazione dei canali. La grancassa divenne un battito sordo e potente, quasi precursore delle produzioni metal degli anni '80, mentre il rullante fu trattato con riverberi naturali ottenuti posizionando i microfoni nei corridoi e persino nei pozzi degli ascensori dello studio.
I brani chiave
L'intro di "Detroit Rock City" è un capolavoro di sound design ante-litteram: il rumore dei piatti che si lavano, l'ascolto della radio (che trasmette i Kiss, ovviamente), l'accensione dell'auto e l'incidente finale. Musicalmente, il brano è celebre per le sue armonizzazioni di chitarra a doppia traccia, eseguite con una precisione millimetrica che richiama lo stile dei Thin Lizzy ma con un'aggressività tipicamente americana.
Inizialmente scritta da Paul Stanley come brano up-tempo, "God of Thunder" venne rallentata drasticamente da Ezrin per adattarla al personaggio del "Demon" di Simmons. La voce di Gene fu compressa e filtrata per enfatizzare le frequenze basse, mentre le inquietanti voci di bambini che si sentono nel brano sono registrazioni dei figli di Ezrin, effettuate tramite walkie-talkie giocattolo che creavano una distorsione lo-fi naturale.
In "Great Expectations" i KISS incontrano la musica cosiddetta classica. Ezrin utilizzò il Brooklyn Boys Chorus e un'intera sezione orchestrale. Il brano cita apertamente il tema della "Sonata per pianoforte n. 8 (Patetica)" di Beethoven, riarrangiata in chiave rock sinfonico. È tecnicamente il brano più complesso dell'album per quanto riguarda il missaggio dei livelli tra orchestra e sezione ritmica.
Ma la ballata che cambiò la storia della band è "Beth". Fu registrata senza che i Kiss suonassero un solo strumento (a eccezione della voce di Peter Criss). È un brano puramente orchestrale, dove la sfida tecnica fu mantenere la fragilità emotiva della voce di Criss sopra un arrangiamento di archi e ottoni estremamente denso.
Disclaimer:
Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.
Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.
Immagini e diritti
Rockol:
- utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
- impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
- accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
- pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright
Segnalazioni
Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link