David Byrne e i Talking Heads sono diventati un’icona e dei mentori per le nuove generazioni, da Olivia Rodrigo ai Paramore. Dopo una brutta rottura e dichiarazioni non proprio piacevoli, si sono ritrovati due anni fa per il ritorno in sala del classico “Stop Making Sense”, film concerto capolavoro diretto da Jonathan Demme. Ma di tornare sul palco assieme a suonare non se ne parla. Mentre prepara l’uscita del suo nuovo album solista, “Who Is the Sky?” e un tour internazionale – che arriverà in Italia a febbraio – Byrne ha spiegato a Rolling Stone America come vede il passato e il presente.
“Capisco benissimo le richieste dei fan”, ha spiegato Byrne. “Sono un fan della musica come tutti gli altri. E ci sono artisti che hanno smesso di lavorare, o band che si sono sciolte, che io ho scoperto in un periodo della mia vita in cui la musica contava molto e me le sono perse, mi piacerebbe vederli dal vivo adesso. Ma mi rendo conto che non posso tornare indietro. Quando ascolti la musica in un certo momento della tua vita, significa tanto, ma non significa che puoi tornarci e farlo accadere di nuovo.” Poi, sull’abusare delle vecchie canzoni: “Sono consapevole che rischiano di essere una trappola reale: rischi di diventare un legacy act. Ci guadagni subito, ma poi ti sei scavato una buca.”
Parlando di quel breve ritorno con la band per promuovere la ristampa del film “Stop Making Sense”, dopo anni di tensioni, aggiunge: “È andata bene. Eravamo tutti molto orgogliosi di quello show e del film che Jonathan Demme ha realizzato. Siamo entusiasti che il pubblico abbia ancora voluto vederlo. Quindi abbiamo messo da parte le nostre differenze. Ho detto, ‘Ok, non ci torneremo, ma aiuteremo a promuovere questa cosa.’ Per fortuna non ho letto molte delle cose che avevano detto loro. E io non ero la persona più facile con cui lavorare in quei tempi. Adesso so collaborare un po’ meglio. C’è un modo per farlo senza ferire i sentimenti.”
Byrne riflette anche sul ruolo che ha assunto come punto di riferimento per le nuove generazioni di musicisti: “Non mi piace pensare a me stesso come a un’icona, ma se alla gente piace quello che faccio, va bene. Non ho problemi psicologici a riguardo. Però, per la maggior parte, sono entusiasta di quello che sto facendo al momento, che sia un disco, un tour o altro. E forse è questo un grande motivo per cui alcune di queste persone apprezzano quello che faccio. Vedono che sono arrivato a un punto in cui ho una certa libertà per provare cose e fare cose diverse, cosa rara nel mondo della musica.”
Intanto, “Who Is the Sky?”, il primo album solista completo di Byrne dopo “American Utopia” (2018), uscirà il 5 settembre tramite Matador Records: prodotto da Kid Harpoon, già vincitore di Grammy per i lavori con Harry Styles e Miley Cyrus, include 12 brani arrangiati dalla Ghost Train Orchestra, ensemble cameristico di New York. Nel disco compaiono amici e collaboratori di lunga data e nuove collaborazioni: da St. Vincent a Hayley Williams dei Paramore, dal batterista dei The Smile Tom Skinner a Mauro Refosco. Byrne ha condiviso il terzo singolo “The Avant Garde”. Come già anticipato da Rockol, Byrne sarà in tour anche in Italia nel 2026, con concerti a Milano, nei contesti di una tournée che include Australia, Nuova Zelanda, Europa e Nord America. I concerti europei inizieranno a fine febbraio 2026 con due date anche a Milano, il 21 e 22 febbraio al Teatro degli Arcimboldi.