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Da Cave a Grian Chatten: il senso di Peaky Blinders per il rock

11.03.2026 Scritto da Gianni Sibilla

Poche serie quanto “Peaky Blinders” hanno cambiato il modo di utilizzare la musica e soprattutto le canzoni. Forse ancora più di “Stranger Things”: quest’ultima ha lavorato in maniera molto intelligente, ma se vogliamo anche un po’ ruffiana, sulla riscoperta di canzoni degli anni ’80, usando i brani come parte nostalgica del racconto, usando grandi classici e rilanciando altri meno noti, almeno alle generazioni più giovani. “Peaky Blinders”, invece, attraverso la presenza di artisti come Nick Cave, Anna Calvi, Thom Yorke e gli Arctic Monkeys ha creato un mood sonoro che ha definito un mondo ben diverso, la Birmingham della prima metà del Novecento, dove agiscono Tommy Shelby e i suoi compari.

Con l’uscita del film “The immortal” – in arrivo su Netflix il 20 marzo ma già nelle sale americane – l’asticella si sposta ancora più in alto con una colonna sonora che comprende cover, brani inediti, collaborazioni, riletture di classici.

Non si può non partire da “Red Right Hand”, che qui è presente in una nuova versione, ad opera di Nick Cave. Molte serie hanno una canzone che diventa un leit motiv ricorrente, un tema sonoro che le definisce. Nel caso di “Peaky Blinders”, il brano è stato usato fin dalla prima scena per costruire il personaggio di Tommy Shelby e, nel corso delle sei stagioni, è stato una colonna portante, non solo sonora, comparendo come sigla come supporto al racconto, nei crediti finali; il brano è comparso anche alle riletture di artisti come PJ Harvey e gli Arctic Monkeys: solo una raccolta delle varie versioni farebbe un album a parte, e davvero notevole. La nuova versione qui proposta, minimale, non fa altro che chiudere un cerchio, oltre a essere una chicca per i fan della serie e di Nick Cave.

Il punto però è un altro: “The immortal” affida la creazione del suo mood sonoro ai Fontaines D.C. (di cui compaiono “Romance” e “A hero’s death” e a Grian Chatten, che compare sia con canzoni inedite scritte con i compositori dello score sia con cover e brani della sua band e collaborazioni come quella con i Lankum. Una scena perfetta, in linea con l’atmosfera della serie, che culmina la cover di “Angel” dei Massive Attack, in cui il ritmo ipnotico dell’originale viene trasformato in una versione che parte più rarefatta, come una ballad e si trasforma in rock ossessivo-compulsivo: un piccolo grande gioiello.

Se questa colonna sonora ha dei difetti, sono minimi. Il primo è che, come album, tutto questo ben di Dio di canzoni inedite è disperso in mezzo a diversi brani strumentali che un po’ diluiscono l’ascolto, anche se sono evidentemente funzionali al racconto audiovisivo che vedremo anche in Italia tra qualche settimana.
L’altro difetto è proprio questo: laddove per “Stranger Things” si era creata un’attesa quasi spasmodica nello scoprire quali canzoni avrebbero accompagnato le scene cruciali del finale, qui la colonna sonora toglie un po’ di sorpresa, perché sappiamo già quali artisti e quali brani compariranno nel film. Poi certo, vederle associate a sequenze e immagini sarà tutta un’altra storia.

Ma detto questo, al netto di questi limiti, la colonna sonora è davvero una grandissima uscita per gli amanti del rock e la degna conclusione sonora di una serie che sulle scelte musicali ha fatto un lavoro davvero unico e difficilmente replicabile.


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