“Waiting for the coffee”. Segnatevi questa frase e se mai doveste leggerla come titolo di un album o di una canzone dei Darkness, ricordatevi di questa chiacchierata, perché tutto partirebbe da qui. È mattina presto quando ci colleghiamo su Zoom con Frankie Poullain, bassista della band britannica, che ha appena messo su una moka. L’intervista inizia con una domanda semplice: “In attesa del caffè (“Waiting for the coffee”), come stai?”. Con i capelli ancora arruffati, una tuta dell'adidas marrone e quell’ironia rock and roll che attraversa da sempre la storia dei Darkness, Frankie risponde: "Quando hai detto “aspettando il caffè”, mi hai fatto pensare che sarebbe un ottimo titolo per una canzone. È davvero bello, quindi me lo segnerò, se non ti dispiace. Non è un gran titolo, 'Waiting for the coffe'? Sembra quasi il titolo di un album. È perfetto. È una metafora di qualcosa, ma non so di cosa. È una gigantesca metafora". Non sembra neanche male immaginarlo, dopo l'ultimo album dei Darkness intitolato "Dreams on Toast" (qui la nostra recensione), al centro del tour che riporta la band in Italia per due date dal vivo previste il 7 Luglio 2026 al Castello Scaligero di Villafranca di Verona e l'8 Luglio 2026 in Piazza Duomo a Pistoia nell'ambito del Pistoia Blues.
“Dopo ‘Dreams on Toast’, il seguito è ‘Waiting for the Coffee’”, scherza Poullain, prima di controllare la moka, chiedere se sia meglio lasciarla senza coperchio sul fuoco e versarsi finalmente il caffè. “Grazie per la pazienza”, dice. Ma con i Darkness funziona così, anche una pausa tecnica diventa già parte dello spettacolo.
La band ha appena chiuso una lunga serie di concerti tra Australia, Nuova Zelanda e Singapore, e ora guarda all’estate europea con la stessa energia di sempre, mentre il bassista prova a conciliare il ritorno a casa con la ripartenza del tour. “Sto cercando di comprare e vendere una proprietà, sto cercando di fare uno scambio immobiliare, il che è stressante”, racconta il bassista: "Ma sto anche facendo molto yoga e sto suonando la chitarra spagnola e poi, a volte, anche il basso. Non vedo l’ora che arrivi l’estate”.Il 2026, per i Darkness, inizia sul palco come prosecuzione naturale di un movimento già avviato, dentro una nuova fase che li vede ancora capaci di portare in giro il proprio repertorio con un equilibrio raro tra memoria, assurdità e presenza fisica. “Eravamo nel mezzo di un tour mondiale. Quindi il 2026 è stato il completamento di quel tour mondiale. Australia, Nuova Zelanda e il primo concerto in assoluto a Singapore, che è una cosa pazzesca. L’anno scorso siamo andati due volte negli Stati Uniti. Vorrei semplicemente dire che amo gli americani, hanno dei cuori enormi, però penso che il sistema sia evidentemente incasinato”.
Con l’Italia, invece, i Darkness sembrano avere da sempre un rapporto speciale. Ma con ogni pubblico le sensazioni possono essere diverse e la domanda è se si notano differenze nelle reazioni degli spettatori nei vari Paesi o se il linguaggio del rock and roll è ancora universale. “Penso che quando sei davvero bravo e quando è davvero solo rock and roll, allora la gente capisce che è rock and roll", dichiara Frankie:
Il tour di “Dreams On Toast” era già passato dall’Italia lo scorso ottobre, quando la band aveva suonato al chiuso. "Mi piace che agli italiani piaccia quando le cose diventano un po’ assurde", scherza il bassista: "Gli italiani hanno un senso dell’umorismo interessante. Noi britannici tendiamo a concentrarci troppo sull’idea che l’umorismo britannico sia il migliore e tutto il resto. Ma ovviamente esistono moltissimi tipi di umorismo straordinari. In Italia, pensiamo a Roberto Benigni. Personalmente adoro l’umorismo italiano”. Ai fan italiani, però, la band ha anche provato a lanciare un insegnamento e durante una delle ultime date italiane, a Milano, i Darkness hanno anche trasformato “I Believe In A Thing Called Love” in un piccolo gesto educativo. Il brano era infatti stato ripreso da capo dal gruppo dopo che qualcuno tra il pubblico aveva iniziato a filmare, in un momento in cui il frontman Justin Hawkins chiedeva invece di vivere la canzone senza telefoni alzati. Ricordando il momento, Poullain narra: "Justin usa la nostra canzone più famosa come un momento per lanciare davvero un messaggio. Sta cercando di dire che questa è una canzone che rende felici le persone. Ha una certa euforia che la rende speciale. Perché penso che l’euforia sia una delle cose più difficili da catturare, sia nella musica sia nella vita. Quindi in quel momento lui ne approfitta per sottolineare che tenere i telefoni alzati non vale la pena. Anche perché quando riguardiamo le registrazioni, non sono mai soddisfacenti. Non sono mai neanche lontanamente simili a quello che è stato il momento reale. E ne siamo stanchi, sai, di guardare registrazioni di cose. Non ti rendono davvero felice. Se vai su YouTube e guardi qualcosa, quello è il passato. È già successo. Quindi lui dice di vivere il momento”.
In questa idea di presenza assoluta, Poullain riconosce uno degli elementi che rendono Justin Hawkins una figura tanto particolare, non soltanto come frontman ma anche come compagno di band: "Questo è ciò che rende speciale Justin come persona. Non sto cercando di dire che sia una sorta di dio o qualcosa del genere. Ovviamente ha i suoi difetti. Certo che li ha. Ma è una persona eccentrica. E penso che una delle cose che ammiro di più in lui sia che vive sempre il momento. Vorrei riuscirci anch’io. Ma è difficile. O forse no. Forse è più facile di quanto pensiamo”.
Il tema della connessione ritorna anche quando si parla della scaletta. Dopo più di vent’anni di carriera, un debutto diventato simbolo come “Permission To Land”, una serie di album successivi e ora un nuovo capitolo come “Dreams On Toast”, scegliere cosa suonare non è soltanto una questione di promozione o di equilibrio tra vecchio e nuovo. Per i Darkness, spiega Poullain, il criterio è molto più semplice e, proprio per questo, più difficile da aggirare. Funziona ciò che mantiene vivo il rapporto con il pubblico. “Non cerchiamo di imporre le nuove canzoni. Le proviamo prima. E quelle che non funzionano all’inizio del tour smettiamo di suonarle", confessa Frankie:
Aggiunge: "Probabilmente sono ‘I Believe In A Thing Called Love’, ‘Love Is Only A Feeling’, ‘Get Your Hands Off My Woman’ e ‘Growing On Me’. Penso che queste quattro non mancano mai. Sono canzoni davvero rock and roll. Non tanto ‘Love Is Only A Feeling’, ma le altre tre sono puro rock and roll. Quindi è molto difficile eliminarle. E non sembrano mai stancare o invecchiare".
Alla domanda su quale sia la sua canzone preferita da suonare dal vivo, però, Poullain rifiuta l’idea di una risposta definitiva. "Dipende. Cambia continuamente", dice il bassista: "Non riesco a pensare a una canzone che resti sempre la mia preferita. Tendo a preferire le cose più acustiche. Mi piace molto suonare brani come ‘I Love You Five Times’, a volte, quando passo alla chitarra acustica. Ma questo dipende da me, perché sono mezzo francese e mi piacciono le ballate. Quando contribuisco alla scrittura delle canzoni della band, finisco sempre per portare strane ballate come ‘Deckchair’, ‘I Love You Five Times’ e ‘Confirmation Bias’”.
Come il passato e i precedenti lavori dei Darkness, l'ultimo album “Dreams On Toast” sembra riaffermare una precisa idea di rock and roll, quella di una musica che deve divertirsi e far divertire, senza rinunciare alla scrittura, alla tradizione e alla parodia di se stessa. Quando gli si chiede cosa dovrebbe essere il rock oggi, Poullain contesta proprio il verbo “dovrebbe”. Il musicista spiega:
Nel segno di questa idea di rock and roll, nei Primi anni Duemila con "Permission to Land", i Darkness esplosero diventando una realtà enorme, quasi da un giorno all’altro. Poullain non trasforma il passato in un racconto edificante e, quando gli si chiede come osservi oggi quella traiettoria, risponde: “In realtà non guardo mai al passato. Non penso che riflettere sia particolarmente utile. Credo che sia meglio andare avanti. Quando rifletti sul passato, è tutto troppo folle. E ci sono anche momenti brutti. Quando pensi agli avvocati e alle persone, agli ex manager che si sono approfittati della situazione e hanno commesso errori terribili. E non voglio diventare amareggiato". Continua: "Quando ripensi a tutto, se ti concentri sui momenti magici e sui bei momenti vissuti insieme come band e come musicisti, allora è bello. Ma nella storia ci sono state tante persone che hanno cercato di approfittarsi. Ogni musicista che lavora in questo settore da vent’anni ha storie di questo tipo. Perché i musicisti sono le persone più facili da sfruttare. Ed è per questo che non mi piace molto riflettere sul passato. O, se lo faccio, penso magari ad alcuni concerti".
Eppure quei momenti del passato continuano a produrre effetti. I Darkness oggi non suonano soltanto per chi li ha scoperti nel 2003, quando “I Believe In A Thing Called Love” sembrava arrivare da un altro tempo e insieme parlare perfettamente al proprio. A ogni giro di concerti Frakie spiega di notare persone nuove, non necessariamente giovanissime, ma abbastanza curiose da seguire il passaparola e scoprire una band che, dietro l’ironia, le tutine, i falsetti e i riff, conserva un’idea molto seria della leggerezza. "Noto continuamente nuove persone ai concerti", sottolinea il musicista: "Dev’essere così, perché non possono essere sempre le stesse che tornano. E in alcuni posti il pubblico sta persino crescendo". Aggiunge: "Molte persone arrivano tramite il passaparola. È così che funziona. Chi ci ha già visti due o tre volte parla di noi ad altri".
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