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"Kill Bill" torna al cinema: guida all'ascolto

01.06.2026 Scritto da Lucia Mora

Il cinema di Quentin Tarantino si ascolta prima ancora di guardarlo. Con l'atteso ritorno in sala del dittico di Kill Bill (The Whole Bloody Affair, che unisce Vol. 1 e Vol. 2 in un unico flusso narrativo di 281 minuti), fino al 3 giugno 2026 il pubblico ha l'occasione irripetibile di riscoprire su un impianto audio cinematografico uno dei capolavori di campionamento sonoro più brillanti degli anni Duemila.

Tarantino non è un compositore, ma un curatore seriale. Tratta la sua collezione di vinili come un archivio, estraendo tracce dimenticate per decontestualizzarle e incollarle su immagini a cui, da quel momento in poi, rimarranno indissolubilmente legate. Se state per entrare nel buio della sala per accompagnare la Sposa nel suo cammino di vendetta, ecco a che cosa prestare attenzione con le orecchie, oltre che con gli occhi.

Il ponte tra Shaolin e Memphis: RZA

Per dare un'anima a Kill Bill - Vol. 1, Tarantino ha avuto un'intuizione geniale: affidare la colonna sonora e la produzione musicale a RZA, la mente dietro il Wu-Tang Clan. RZA aveva già trascorso gli anni Novanta a campionare dialoghi ed effetti sonori dei vecchi film di arti marziali dei fratelli Shaw per i dischi hip-hop del suo collettivo.

In Kill Bill, RZA inverte il processo. Non porta il kung-fu nel rap, ma porta il battito cardiaco della cultura urbana direttamente dentro il film di arti marziali. Fate attenzione agli effetti sonori: i movimenti delle katane, i colpi netti e i passi sono amplificati ed equalizzati con la stessa logica di una drum machine. RZA crea un tappeto ritmico invisibile che rende le coreografie di combattimento musicali, oltre che visive.

Dallo spaghetti western al j-pop

La colonna sonora del film è una mappa geografica e temporale che asseconda le tappe della Sposa. Guardandolo al cinema, noterete come il suono cambi "pelle" a seconda del genere cinematografico che Tarantino sta omaggiando in quel momento. L'arrivo a Tokyo è scandito da ritmi frenetici e sonorità nipponiche, da The 5.6.7.8's (la vera band rockabilly giapponese che suona nel locale) fino ai brani malinconici ed epici di Meiko Kaji (The Flower of Carnage, Urami Bushi), star dei film di vendetta giapponesi degli anni '70 che ha chiaramente ispirato il personaggio di O-Ren Ishii.

Per il Texas, il Messico e i duelli sotto il sole, Tarantino saccheggia la scuola italiana. Ennio Morricone (da Il Mercenario a La Resa dei Conti) e Luis Bacalov (il cui brano per Il Grande Duello diventa uno dei temi portanti del film) trasformano la vendetta della Sposa in un'epica targata Sergio Leone.

I "needledrop"

Il needledrop (letteralmente la puntina che scende sul disco) è l'arte di inserire una canzone preesistente in una scena in modo così perfetto da farla sembrare scritta appositamente per essa. Facciamo quattro esempi. Il film si apre con il volto insanguinato della Sposa, uno sparo e le prime, spettrali note di chitarra tremolo di Bang Bang (My Baby Shot Me Down) cantata da Nancy Sinatra. Sentire questo brano scarno ed essenziale in una sala cinematografica, prima che esploda la violenza dei titoli di testa, stabilisce immediatamente il tono: questa non è solo una storia di sangue, è la storia di un cuore spezzato.

Quando Elle Driver (Daryl Hannah) cammina per i corridoi dell'ospedale, fischietta un motivetto innocente ma disturbante. Quel fischio è il tema principale di Twisted Nerve, un thriller britannico del 1968 composto da Bernard Herrmann (il genio dietro le musiche di Alfred Hitchcock). In sala, il mixaggio fa rimbalzare questo fischio tra i canali surround, trasformandolo nell'allarme della morte che avanza.

Poi c'è l'ingresso di O-Ren Ishii, una delle camminate più iconiche del cinema moderno. L'arrivo di O-Ren e della sua gang alla Casa delle Foglie Blu è sorretto da Battle Without Honor or Humanity del chitarrista giapponese Tomoyasu Hotei. È un pezzo che fonde fiati da poliziottesco anni '70, chitarre distorte e beat cadenzati. Sul grande schermo, l'attacco dei corni è un'onda d'urto che vi inchioderà allo schienale.

Last but not least, il duello finale del Vol. 1 tra la Sposa e O-Ren sotto la neve, che cade improvvisamente nel silenzio, rotto solo dal suono del bambù (il shishi-odoshi). Quando la tensione esplode, Tarantino fa partire Don't Let Me Be Misunderstood nella lunghissima ed epica versione disco-flamenco di Santa Esmeralda. Una scelta sulla carta assurda per un duello di spade samurai, ma che in sala si traduce in oltre dieci minuti di pura trance audiovisiva.


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