Parliamo del Natale secondo Enrico Ruggeri. Che ha iniziato a cantare dell’Evento nel 1986, per un’antologia «natalizia»; poi si è dedicato a una rilettura rock di "Jingle bells" nell’88; indi ha scritto nel 1999 la bellissima "Il Natale dei ricordi"; infine ha chiuso il cerchio riprendendo tutto ciò, assieme alla compagna/cantautrice Andrea Mirò ed alla propria band, in un CD innervato da inediti e cover di classici.
E noi partiamo da qui. Sorvolando sulle riletture di "White Christmas", "Winter wonderland", "Jingle bells" o "Have yourself a merry little Christmas" per andare sugli inediti.
"Stella" (non siamo soli nell’universo) è un inno, ispirato evidentemente al portato della Cometa di Betlemme, sulla certezza che c’è altro, oltre a quello che vediamo. E non vi è da avere paura, però. Perché è «un Altro», un «amico», vita vera.
"C’era una volta Natale" è una denuncia, pure violenta, sul Natale che dovrebbe essere e non c’è più. Oggi, anni Duemila.
"Orologi, catenine, cellulari e telecamere dalle vetrine: e la vittima sei tu / Tanta roba da mangiare, per riempirsi fino a stare male: senza mai guardare su / Qualche gesto solidale fa tacere la coscienza quando gira male: per non rovinare questo festeggiare / C’era una volta un giorno, il giorno di Natale, ci hanno lasciati soli… / …tra milioni di regali e di colori di Natale il centro luminoso siamo noi".
"Piccola lettera di Natale" è lo struggimento di un’assenza, che il Natale amplifica ma poi riscatta.
"Come stai, non ti sento mai, se ti scrivo… tu mi ricorderai? / Dentro casa, notte dell’attesa, suona una campana giù in chiesa… / Vuoto immenso, dentro quell’incenso, che colora di profumi un Natale così intenso… / Giungerà luce di pietà, c’è rumore, ma sento il tuo sapore… / Lasciatelo dire: buon Natale, amore"Ed infine "Il Natale dei ricordi". Che non ha bisogno di grandi commenti. Perché è quello di tutti, quando ci pare d’aver perso il
bambino in noi. Struggimenti profondi che Ruggeri, il Ruggeri cantautore, sapeva dire benissimo.
"Abbiamo avuto tempi in cui quei rami di agrifoglio / vestivano quaderni e pensierini / Ed eravamo tanti, amici coi parenti, / vicini e conoscenti / che non ci sono più / In quella grande stanza, fra quella confidenza / …e c’era una presenza / che non ritrovo più"Questo brano è tratto dal libro "Le musiche del Natale" di Andrea Pedrinelli, per gentile concessione dell'autore e dell'editore Ancora.
Disclaimer:
Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.
Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.
Immagini e diritti
Rockol:
- utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
- impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
- accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
- pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright
Segnalazioni
Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link