Il 17 novembre dello scorso anno Nick Cave accompagnato dai suoi Bad Seeds chiudeva all'Accor Arena di Parigi il tour europeo in cui presentava al pubblico le canzoni dell'album "Wild God" uscito sul finire dell'agosto precedente. La magia di quella serata è stata ora catturata da "Live God", un disco dal vivo che mancava nella discografia del musicista australiano, insieme ai Bad Seeds, da "Live From KCRW", anno 2013, che riportava nell'alveo dell'esibizione live, seppur in uno studio radiofonico, "Push the Sky Away", l'album di quel tempo.
Un Dio selvaggio in concerto
"Live God" è figlio in tutto e per tutto di "Wild God", infatti otto dei diciotto brani in scaletta sono tratti da quel disco (che ne conta dieci). A fare da gradito contorno ci sono canzoni pescate qua e là da una carriera che ha ormai superato i quaranta anni: dagli inizi quando ancora al suo fianco c'erano Blixa Bargeld, Mick Harvey e Barry Adamson negli anni Ottanta ("From her to eternity", "Tupelo" e "The mercy seat"), ai Novanta ("The weeping song", "Papa won't leave you, Henry", "Red right hand" e "Into my arms"), per poi giungere agli anni Zero - invero un poco trascurati - rappresentati dalla sola "O children" dal doppio album "Abattoir Blues/The Lyre of Orpheus" del 2004, per tornare con tre canzoni pubblicate nei vicini anni Dieci ("Jubilee street", "I need you" e "Bright horses").
Superare il dolore con la gioia
Dopo aver perso due figli, Arthur nel 2015 e Jethro Lazenby nel 2021, e, sempre nel 2021 anche la ex fidanzata ed ex Bad Seeds degli inizi Anita Lane a cui è dedicata "O Wow O Wow (How Wonderful She Is)", "Wild God" è da considerarsi l'album del ritorno alla vita dopo la lunga parentesi riservata al lutto e al dolore. In una delle canzoni del disco, "Joy", Cave canta "Abbiamo tutti avuto troppi dolori, ora è il momento della gioia". Questa è più di un'invocazione, è un modo (l'unico?) per provare a regalarsi e a regalare un barlume di speranza a un mondo in cui rabbia e odio sembrano farla da padroni assoluti. "Wild God" è anche l'album in cui sono tornati al suo fianco i Bad Seeds. Bad Seeds che dal vivo schierano sul palco il bassista dei Radiohead Jonny Greenwood e un coro gospel di quattro elementi che completano e amplificano l'inesorabile intensità e potenza delle interpretazioni di Nick: che si fanno ora più aggressive e ferine squassando nel profondo, ora più morbide e intime da spingere alla commozione.
Travolti dall'emozione
"Live God" è un grande album dal vivo che immortala la nuova fase artistica di un musicista che ad onta dei suoi quasi settanta anni e di una ricca produzione riesce ancora e sempre a proporre musica di una certa rilevanza guardando sempre avanti piuttosto che a legarsi a un passato che lo ha portato ad essere senza dubbio una delle più considerevoli voci del nostro tempo. In definitiva: se siete tra i pochi che ancora non conoscono Nick Cave questa può essere l'occasione buona per avvicinarvisi e scoprirlo e magari, una volta scoperto, a non farvelo scappare la prossima volta che dovesse venire in concerto dalle nostre parti. Per tutti gli altri non ho alcuna raccomandazione: "Live God" è semplicemente devastante e travolgente. Come solo Nick sa essere.
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