Alle 18 di una domenica, alla Santeria Toscana 31, il tempo assume una forma diversa. Il tardo pomeriggio, orario insolito per un concerto, sospende l’abitudine e apre uno spazio di ascolto che somiglia più a una proiezione che a un live tradizionale. Prima ancora della musica, il contesto costruisce un racconto. Nella serata del 14 dicembre, il tour di Joan Thiele a supporto del suo ultimo album “Joanita”, uscito dopo il suo debutto a Sanremo, arriva a Milano. E al bar compaiono addirittura cocktail dedicati alle sue canzoni. Tre drink, intitolati “Acqua blu”, “Forma liquida” e “Veleno”, traducono i brani in miscele di gin, bourbon e aperitivi botanici, tra agrumi, erbe, amari e note mediterranee, prolungando il racconto musicale anche nel gesto dell’attesa.
Il pubblico prende posto con calma, mentre la luce cede lentamente il passo a un’altra dimensione. Quando il buio viene attraversato dal fumo di scena e dagli altoparlanti arriva la voce della nonna di Joan che intona in napoletano “Pazzerella”, la sala smette di essere una venue e diventa un luogo di visione, un set condiviso in cui ogni gesto prepara l’ingresso della musica.
La band attacca e “La forma liquida” apre il concerto come una sequenza di frontiera, tra richiami western e suggestioni fantascientifiche. Joan Thiele emerge dal buio con un velo bianco sul capo, figura che richiama rito e immaginario cinematografico, poi si scopre e saluta il pubblico con poche parole, rivelando un abito nero doppiopetto e capelli mossi dal vento artificiale della scena. Da questo momento, la scenografia prende forma attraverso luci, fumo e movimento dell’aria, mentre il corpo della cantautrice segue la musica e ne cambia funzione. “Puta” diventa un momento di chiamata collettiva: “Questa è per tutte le mie ragazze”, dice Joan al pubblico: “Fatevi sentire e fatevi rispettare”.
“Cinema” e “Bacio sulla fronte” segnano il passaggio alla chitarra, con quest’ultimo brano introdotto come esercizio di ascolto dell’istinto e trasformato in una delle sezioni più intense del set, tra distorsioni, batteria e un’idea di rock come linguaggio emotivo. Il gruppo che accompagna Joan Thiele è formato da musicisti dalla precisione chirurgica, capaci di riempire lo spazio e, in abiti completamente bianchi, lasciare alla voce il ruolo di protagonista.
Il concerto procede come una narrazione a capitoli. “Joanita” riporta tutto in una dimensione astratta, fatta di ritmi spezzati e movimenti sincronizzati, dove l'rnb si fonde con il soul e l'istinto del jazz. Mentre “Tramonto” e “Veleno” lavorano sul tema dell’emozione come materia da attraversare, con quest’ultimo presentato come strumento per la gestione della rabbia. Su "Occhi da gangster", Joan invita sul palco l'ospite della serata, Frah Quintale, creando un incontro tra vocalità e rap. I due ritrovano subito un'intesa che colpisce, come accaduto al passaggio della cantautrice all'Ariston che aveva scelto il rapper per la serata delle cover e dei duetti.
Le atmosfere richiamano più volte l’eredità del cinema italiano e il nome di Piero Umiliani, riferimento esplicito di un immaginario che nel disco trova una forma compiuta e che dal vivo si traduce in suono e spazio. “Senza fiato” apre una parentesi diversa, seguita da un momento più raccolto con “L’invisibile”, eseguita dalla sola Joan accompagnata da chitarrista, prima del rientro della band per “Volto di donna”, brano che Joan presenta come parte di un percorso personale legato al tempo e alla crescita.
Con il singolo sanremese “Eco” il pubblico, fino a quel momento composto, entra nel concerto in modo diretto, alzando i telefoni per riprendere il momento, e lasciandosi andare a cori sul ritornello per una partecipazione visibile e tangibile. Un problema tecnico su “Le vacanze” interrompe il flusso ma non il racconto. Mentre il microfono si spegne, la voce continua, sostenuta dalla sala, fino al ritorno del suono e alla chiusura con “Allucinazione”. Il bis amplia lo sguardo, culminando con “Deja la vida volar” di Víctor Jara, scelta che sposta il finale su un piano di memoria e significato. Alle 21.30, nello stesso spazio, è previsto un altro concerto, ma quello delle 18 resta come un’esperienza a sé, un tempo autonomo in cui Joan Thiele conferma una cifra artistica fondata su racconto, ascolto e relazione, vicina a uno spettacolo cinematografico.
La scaletta:
La forma liquida
Dea
Acqua blu
Puta
XX L.A.
Cinema
Bacio sulla fronte
Joanita
Tramonto
Veleno
Occhi da gangster
Senza fiato
L’invisibile
Volto di donna
Eco
CruzBis:
Le vacanze
Allucinazione
Deja la vida volar (di Víctor Jara)
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