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Ci sono copertine di dischi che è meglio dimenticare

09.10.2026 Scritto da Lucia Mora

La storia del rock è costellata di scivoloni, azzardi finiti male e provocazioni che, col senno di poi, persino gli stessi autori vorrebbero semplicemente cancellare. Che si tratti di errori di valutazione dettati dalla fretta, di intuizioni visive cadute nel ridicolo o di scelte deliberatamente estreme pensate per creare scandalo, molte copertine sono diventate col tempo una fonte di profondo imbarazzo per i musicisti coinvolti. In questo catalogo di artwork che sarebbe stato meglio dimenticare, il caso di Virgin Killer degli Scorpions — pubblicato il 9 ottobre 1976 e arrivato al traguardo dei cinquant'anni — resta uno dei più emblematici per la gravità dell'immagine, la censura globale che ne derivò e il netto e definitivo rinnegamento da parte della band.

L'idea e la forzatura discografica

Il titolo Virgin Killer intendeva essere, nelle intenzioni della band, una riflessione filosofica sul tempo inteso come l'assassino dell'innocenza. A trasformare questa metafora in un'immagine letterale e scandalosa fu la RCA Records. Il fotografo Michael von Gimbut fu incaricato di ritrarre una bambina di dieci anni completamente nuda, con il solo effetto grafico di un "vetro infranto" a celarne le parti intime.

Il chitarrista Rudolf Schenker ha più volte ricordato il cinismo commerciale alla base di quella decisione:

La censura e lo Streisand Effect

L'indignazione pubblica fu immediata e pervasiva. Nei mercati di Regno Unito e Stati Uniti i distributori rifiutarono in massa l'esposizione del disco, costringendo l'etichetta a confezionare il vinile in una busta di plastica nera sigillata o a sostituire del tutto la grafica originale con una foto ritratto dei membri della band.

La controversia ha continuato a far discutere anche nell'era digitale. Nel 2008, la Internet Watch Foundation (IWF) britannica inserì la pagina Wikipedia dell'album in una blacklist di contenuti pedopornografici, bloccandone l'accesso a gran parte degli utenti del Regno Unito. Il blocco scatenò un clamoroso "effetto Streisand": l'azione di censura attirò un'attenzione mediatica senza precedenti sull'immagine stessa, costringendo l'IWF a ritirare il provvedimento dopo soli quattro giorni.

Il pentimento tardivo...

Con il passare del tempo e il raggiungimento della maturità, la presa di distanza degli Scorpions è diventata totale. Il giudizio più severo ed esplicito è arrivato da Uli Jon Roth, chitarrista e figura centrale del suono della band in quel decennio:

... in buona compagnia

Il rimpianto per un artwork sbagliato o un'idea provocatoria finita male accomuna molti altri nomi sacri della storia della musica. Nel mondo dell'heavy metal, uno degli episodi più celebri riguarda Born Again (1983) dei Black Sabbath. Il grafico Steve Joule disegnò l'immagine grottesca di un neonato demoniaco immerso in colori acidi e saturi; quando il cantante Ian Gillan vide le prime copie promozionali dell'album al rientro da una vacanza, dichiarò di aver provato una sensazione di nausea viscerale. Preso da un impeto di rabbia di fronte a quella che riteneva un'offesa all'estetica, finì per distruggere le venti copie del disco che aveva ricevuto.

Altrettanto viscerale fu il ravvedimento di Peter Steele, leader dei Type O Negative, per la prima stampa di The Origin of the Feces (1992). Steele optò per un'inquadratura macroscopica del proprio ano, scatenando non solo il prevedibile boicottaggio delle catene di distribuzione, ma anche un amaro pentimento personale: anni dopo ammise di essere rimasto sconcertato dalla sua stessa provocazione, chiedendosi che cosa gli fosse passato per la testa.

Un caso che ricalca da vicino le dinamiche di Virgin Killer è quello dell'omonimo debutto dei Blind Faith nel 1969. Il supergruppo formato da Eric Clapton e Steve Winwood venne travolto dalle polemiche per lo scatto di Bob Seidemann raffigurante una bambina di undici anni a torso nudo con un modellino d'astronave in mano. Difesa inizialmente dai musicisti come un simbolo di purezza e di esplorazione, la copertina fu rapidamente ritirata nei mercati americani e sostituita da una foto neutra della band per placare le proteste dei rivenditori e dell'opinione pubblica.

È quasi superfluo citare le dispute legali emerse anni dopo attorno a Nevermind (1991) dei Nirvana. Se la band avesse fatto marcia indietro per paura dello scandalo, la storia della musica avrebbe perso una delle sue immagini più iconiche. Dove si colloca, quindi, il confine tra azzardo e arte? Forse risiede nella capacità di un'immagine di trascendere il semplice intento di scioccare: quando la provocazione resta un mero trucco di marketing fine a sé stesso, scade inevitabilmente nel grottesco o nel cattivo gusto; ma quando riesce a farsi metafora universale, l'azzardo si trasforma in arte immortale.


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