Teatro

Teatro Greco di Siracusa

02.04.2024 Scritto da Redazione
Si accendono di nuovo i riflettori nella splendida cornice del teatro più antico di tutto l’occidente, per la prossima 59ma Stagione del Teatro Greco di Siracusa. Tre gli spettacoli in programma: Aiace, Fedra - Ippolito portatore di Corona e Miles Gloriosus. Il tema di questa stagione, “Passioni e illusioni”, identifica gli aspetti centrali dei testi scelti quest’anno. Sono passioni trascinanti e totalizzanti quella amorosa di Fedra e quella di onore e di gloria di Aiace. Sono illusioni quelle del Miles, vanitoso e vanaglorioso, sempre ridicolo, ma costretto dalla propria immaginata onnipotenza ad un finale punitivo, che sfiora il tragico. Fedra, l’innamoramento improvviso e fatale; Aiace, l’eroe più eroe di tutta la tragedia greca; il Miles, che contiene in sé millenni di fanfaroni alla Falstaff, sono protagonisti che toccano corde profonde in tutti noi e attirano come vere calamite della scena. La Stagione verrà inaugurata il 10 maggio dallo spettacolo Aiace, opera di Sofocle, diretto da Luca Micheletti. L’opera narra della dea Atena che si vendica del valoroso Aiace, che aveva superbamente rifiutato in battaglia aiuti divini, e gli offusca la mente. Aiace si vanta di aver fatto strage degli Atridi, mentre ha macellato del bestiame; Odisseo prova pietà per lui e Atena lo deride. Presto l’eroe torna in sé e si rende conto della realtà e del ridicolo. Né i suoi marinai di Salamina, né la concubina Tecmessa, né l’abbraccio del figlioletto lo distolgono dal suicidio, che compie allontanandosi e ingannando tutti. L’ultima parte della tragedia è una discussione tra gli Atridi, che negano ad Aiace una sepoltura onorevole, e Ulisse con Teucro, che la pretende e prevale. (440 a.C.). L’11 maggio vedrà il debutto della tragedia di Fedra - Ippolito portatore di Corona di Euripide, diretto da Paul Curran, dove si narra della dea dell’amore, Afrodite, che apre la tragedia e della dea della caccia, Artemide, che la conclude, ma al centro di Ippolito portatore di corona di Euripide (428 a.C.) non stanno gli dèi, bensì la passione umana, assoluta, divorante di Fedra per il figliastro, Ippolito. Fedra tace il proprio amore e si consuma, rivelandolo alla fine soltanto alla nutrice, la quale parla invano a Ippolito, furioso e sprezzante. Fedra si impicca, lasciando uno scritto in cui accusa il figliastro di stupro. Il marito, Teseo, provoca allora la morte di Ippolito, riabilitato in punto di morte dalla stessa Artemide. Il 13 giungo sarà in scena Miles Gloriosus di Plauto, diretto da Leo Muscato, dove Pirgopolinice, magnifico esaltatore di sé stesso e delle proprie imprese belliche e amorose, viene rafforzato nelle vanterie da un servo-parassita. Un altro servo, il geniale Palestrione, racconta l’antefatto della vicenda, e di come sia finito nella casa del soldato per proteggere una giovane, fidanzata del suo padroncino e rapita dal militare. Il giovane raggiunge la fidanzata prigioniera grazie a una parete forata dall’ingegnoso servo tra le case del soldato e di un vicino amico. Una grande beffa viene infine giocata da servo, giovane e vicino, con due prostitute travestite, ai danni del fanfarone, che finisce circondato, irriso e minacciato di evirazione. (200 a.C.).
L’esistenza di un teatro a Siracusa viene menzionata già alla fine del V secolo a.C. dal mimografo Sofrone, che cita il nome dell’architetto, Damocopos, detto Myrilla per aver fatto spargere unguenti (“myroi”) all’inaugurazione. È stato ipotizzato che in quest’epoca il teatro non avesse ancora la forma a semicerchio, che diventerà canonica alla fine del IV secolo a.C. e nel corso del III a.C., ma potesse essere costituito da gradinate rettilinee, disposte a trapezio. Sembra che il teatro sia stato sottoposto a un intervento di ristrutturazione nel III secolo a.C. dopo il 238 e certamente prima della morte di Gerone II il 215 a.C., nella forma che oggi vediamo. La sua costruzione era stata progettata tenendo conto sia della forma naturale del colle Temenite, che della possibilità di sfruttare al massimo l’acustica. Tipica caratteristica dei teatri greci è anche la valorizzazione della visione panoramica, cui il teatro di Siracusa non doveva essere esente, offrendo la visione dell’arco del porto e dell’isola di Ortigia, nonostante la scena probabilmente coprisse parte della visuale. Rimasto in abbandono per lunghi secoli, subì a partire dal 1526 una progressiva spoliazione a opera degli Spagnoli di Carlo V, che sfruttarono i blocchi di pietra già tagliati per costruire le nuove fortificazioni attorno Ortigia: scomparvero in tal modo l’edificio scenico e la parte superiore delle gradinate. Dopo la seconda metà del Cinquecento, il marchese di Sortino, Pietro Gaetani, riattivò a proprie spese l’antico acquedotto che portava l’acqua sulla sommità del teatro, favorendo l’insediamento di diversi mulini installati sulla cavea: di questi resta ancora visibile la cosiddetta “casetta dei mugnai” che si erge sulla sommità della cavea.
A partire dal 1914 l’Istituto nazionale del dramma antico (INDA) inaugurò nell’antico teatro le annuali rappresentazioni di opere greche (la prima fu la tragedia Agamennone di Eschilo curata da Ettore Romagnoli). Dopo l’interruzione degli spettacoli causata dalla Prima guerra mondiale, le rappresentazioni classiche ritornarono sulla scena nel 1921 con le Coefore di Eschilo. Proprio per l’importanza delle rappresentazioni nel 1930 il re Vittorio Emanuele III in visita a Siracusa assisterà ad una delle rappresentazioni al teatro greco.
Dal 2010 il Teatro è uno dei monumenti del Servizio Parco Archeologico di Siracusa e delle aree archeologiche dei Comuni limitrofi, organo periferico della Regione Siciliana, Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana.
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