Avvocata, consulente e attivista per i diritti umani e civili, Cathy La Torre porta sul palco le storie dimenticate di donne straordinarie, con ironia, intelligenza e quella forza che solo le verità taciute sanno avere. Una conferenza-spettacolo potente e necessaria, capace di commuovere, ispirare e far riflettere. Le abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa in più su quello che ci aspetta a teatro.
D: Lo spettacolo si concentra su donne straordinarie non raccontate dalla storia. Qual è stato il criterio che ti ha guidata nella scelta di queste figure? C’è un filo conduttore che le unisce al di là della loro invisibilità?
R: Ci sono un’infinità di invenzioni, scoperte, rivoluzioni nate da menti femminili e attribuite agli uomini. Ho capito che dovevo raccontarlo, perché non è solo ingiustizia storica, è un vero e proprio fenomeno. Talmente radicato che c’è stato bisogno di inventare una parola ad hoc per definirlo: ‘bropriating’. Come se un ladro rubasse sempre e solo gioielli e inventassimo un termine apposta per lui. L’invisibilità di queste donne non è un caso, non è colpa della sfortuna, è un furto sistematico che continua a plasmare il presente.
D: C’è una storia, tra quelle che racconti, che ti ha colpita o commossa in modo particolare, tanto da farti dire: “Questa deve essere raccontata assolutamente”?
R: Alice Ball, ricercatrice afroamericana, trovò la prima cura per la lebbra ma prima di vedere i risultati morì prematuramente. Il Preside della sua facoltà, alle Hawaii, Arthur Dean si appropriò della ricerca e la pubblicò, per anni la cura venne chiamata ‘metodo Dean’. Una volta scoperta la verità le Hawaii decisero di rendere onore ad Alice e le intitolarono una giornata… il 29 febbraio. Oltre al danno anche la beffa!
D: L’invisibilità storica rende più difficile per le nuove generazioni, in particolare le ragazze, trovare dei modelli di riferimento. Qual è il messaggio più urgente che queste storie devono trasmettere ai giovani d’oggi?
R: Viviamo un momento paradossale: abbiamo più laureate che laureati, eppure il gender pay gap aumenta. Le donne sono ai vertici della scienza, dell’impresa, della cultura, ma le vie a loro dedicate sono il 6% del totale. E continuiamo a usare “femminista” come fosse un insulto, quando significa solo pari opportunità per tutti. Queste storie sono un antidoto contro l’oblio e contro la normalizzazione delle discriminazioni. Serve a ricordarci che ogni diritto è costato lotte durissime e che nessun diritto è acquisito per sempre.
D: Perché uno spettacolo a teatro? Qual è la differenza tra l’interagire con il tuo pubblico online e incontrarlo dal vivo in un luogo fisico?
R: In entrambi i casi devi convincere, emozionare, usare le parole come strumenti di verità e giustizia. Ho capito che si può fare attivismo anche in modi diversi, cambiando le forme di narrazione. Poi ovvio, l’idea di salire su un palco… dire che sono emozionata è poco, sono elettrizzata! Mi aspetto serate di confronto vero, di domande scomode, di occhi che si aprono su realtà che non conoscevano. Mi aspetto che qualcuno esca dal teatro e il giorno dopo cerchi su Wikipedia chi era Alice Ball. Mi aspetto che qualche ragazza capisca che può essere tutto quello che vuole, che nessuno può rubarle i sogni. Sono emozionata perché questo spettacolo è politico nel senso più nobile del termine: parla di come vogliamo vivere insieme, di che società vogliamo costruire. E il teatro, quando funziona, è il luogo dove si accende quella scintilla che può cambiare tutto.
D: Se potessi incontrare e parlare con una di queste donne straordinarie, quale sceglieresti e cosa le chiederesti?
R: Tina Lagostena Bassi. Il suo processo per stupro del 1979 trasmesso in Rai ha ribaltato letteralmente il paradigma: prima sul banco degli imputati finiva sempre la vittima, umiliata e accusata di “essersela cercata”. Lei ha messo sotto accusa gli stupratori e il sistema che li proteggeva. Quando ho ascoltato le registrazioni del dibattimento, l’orrore di quelle domande alla “donna Fiorella” mi ha attraversata come una scossa elettrica. Non vorrei chiederle niente ma dirle che se sono diventata avvocata è grazie al suo esempio.