Teatro

Pablo Trincia

02.01.2026 Scritto da Andrea Facchin

Con L’uomo sbagliato, Pablo Trincia porta nei teatri la storia di un agghiacciante caso di cronaca giudiziaria italiana. La nostra intervista, su aspettative del tour, il peso di inchieste importanti e il valore della narrazione oggi.

D: Partiamo subito da “L’uomo sbagliato”: cosa dobbiamo aspettarci dall’inchiesta che porterai a teatro?

R: Si tratta di un lavoro immane di inchiesta che ricostruisce un complesso caso di cronaca giudiziaria del passato, di cui non si ha memoria. Stiamo parlando degli anni ‘90, tra Puglia e Basilicata, e di una lunga catena di omicidi che hanno coinvolto donne anziane. 
È un lavoro di crossover tra teatro e documentario, che mischia il linguaggio sul palco con quello video.
Ed è, a oggi, il progetto più bello a cui io abbia lavorato. Non immaginavo che il teatro fosse un mezzo così potente. 

D: Sinora ti sei occupato di storie molto diverse fra loro - pensiamo a “Veleno”, “Cono d’ombra”, il caso Elisa Claps, la tragedia del Rigopiano (solo per citarne alcune). Come trovi la chiave di narrazione più adatta per ognuna?

R: Ogni storia porta dentro di sé una seconda storia nascosta. Il dovere del narratore è osservare, cercare l’essenza, riflettere, chiedersi quale sia il suo significato più alto. Veleno non è solo la vicenda di un gruppo di bambini allontanati dalle famiglie e costretti dai servizi sociali a raccontare una storia inventata: è un caso che racconta di quanto fragili siano i legami familiari. Il cono d’ombra non è solo la storia di un calciatore ucciso: è il mezzo attraverso il quale ci accorgiamo di quanto, a volte, la giustizia sia regolata da meccanismi totalmente arbitrari. Quella di Elisa Claps non è solo la storia di una ragazza uccisa in una chiesa: è una cruda verità che mette a nudo il male che si annida nelle istituzioni. 

D: Fra tutte le inchieste a cui hai lavorato, ce n’è qualcuna che ti ha coinvolto particolarmente rispetto alle altre?

R: Sicuramente Veleno mi ha coinvolto moltissimo a livello mentale ed emotivo. Ma anche L’uomo sbagliato non scherza. È una storia che in alcuni momenti mi ha davvero provato, alimentando tuttavia l’energia del racconto, che non vedo l’ora di portare in scena. Sul palco, oltre alla storia che ho ricostruito con le mani sapienti di Debora Campanella e con l’aiuto di Martina Cataldo, ci saranno anche le mie emozioni. 

D: A volte si dice che è la storia “a trovare” chi poi la racconta. Ti è mai capitato di provare questa sensazione?

R: Assolutamente. Capita sempre. È l’elemento destino. È come se sentissi se una storia bussasse alla tua porta gridando, chiedendo di essere raccontata. E tu non devi far altro che diventare il suo umile messaggero. 

D: Docu-serie, podcast, piattaforme social, teatro: i mezzi per raccontare una storia, ormai, sono molteplici. Quali sono le opportunità e le difficolta di avere, oggi, così tanti canali di narrazione?

R: Io vedo solo enormi opportunità che prima non c’erano. Le forme di narrazione si stanno ampliando e questa in particolare è l’era d’oro del teatro della narrazione e della stand up comedy. Le persone apprezzano i contenuti digitali come i podcast, ma vogliono anche ritrovare il piacere di uscire una sera, andare a teatro e sentire le vibrazioni di una storia dal vivo. È per questo, che sono così felice di questo nuovo percorso. Ed è solo l’inizio. Frequenterò il teatro per molto tempo. Lo sento.

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