Teatro

Luca Argentero

30.03.2026 Scritto da Sigfrido Menghini

Il celebre attore è impegnato in una lunga tournée nei teatri di tutta Italia con il suo spettacolo È questa la vita che sognavo da bambino?

C’è una domanda che attraversa intere generazioni, una domanda semplice solo in apparenza, capace di insinuarsi nei momenti di bilancio e di silenzio: “è questa la vita che sognavo da bambino?” Proprio da questa riflessione prende il via lo spettacolo È questa la vita che sognavo da bambino?, con Luca Argentero, scritto da Gianni Corsi, dallo stesso Argentero e da Edoardo Leo, che firma anche la regia. Le musiche originali sono di Davide Cavuti e accompagnano il racconto come una trama emotiva che unisce le tre vicende.

Argentero porta in scena tre storie vere, tre esistenze fuori dall’ordinario che hanno lasciato un segno profondo nella società e nell’immaginario collettivo italiano: Luigi Malabrocca, Walter Bonatti e Alberto Tomba. Tre nomi lontani tra loro per epoca, carattere e destino, ma accomunati da una forma personale e irripetibile di eroismo.

Malabrocca, “l’inventore” della Maglia Nera, trasformò l’ultimo posto al Giro d’Italia del 1946 in un gesto quasi poetico e sovversivo. In un Paese ferito dalla guerra, dove vincere non era l’unica urgenza, arrivare ultimi poteva significare suscitare simpatia, ricevere salami, formaggi e olio in dono, diventare l’antieroe in cui riconoscersi. Con astuzia e ironia, Malabrocca ribaltò il concetto stesso di successo, raccontando un’Italia povera ma ingegnosa, capace di sorridere anche nelle difficoltà.

Bonatti rappresenta invece l’eroe tragico e solitario. Sul K2, a oltre ottomila metri, scoprì che la sfida più dura non è contro la montagna ma contro l’essere umano, contro l’ambizione, le incomprensioni, le ombre. Da quella ferita nacque però una nuova ricerca: imprese in solitaria, viaggi estremi, spedizioni vissute come prove interiori prima ancora che sportive. Per Bonatti l’avventura divenne un cammino etico, un modo per inseguire qualcosa di ancora più alto della vetta: la verità su sé stesso.

Infine, Tomba, il campione che fermava il Festival di Sanremo con le sue vittorie olimpiche. “Tomba la bomba” non è stato soltanto uno sciatore straordinario, ma il simbolo di un’Italia anni ’80 spensierata e orgogliosa, capace di radunarsi davanti alla televisione per condividere un trionfo sportivo. Con il suo carisma e la sua energia travolgente, trasformò lo sport in spettacolo e in identità collettiva.

Tre storie diversissime, unite da un filo comune: l’idea di eroismo. Ma qui l’eroe non è una figura irraggiungibile: è umano, fragile, contraddittorio. Sbaglia, cade, si rialza. Con questo spettacolo Argentero, tra i volti più amati del cinema e della televisione italiana, sceglie il teatro come luogo di verità. Senza filtri, solo parola, corpo ed emozione. Il risultato è un racconto coinvolgente che alterna ironia e profondità, ritmo e introspezione, memoria collettiva e ricerca personale, invitando ciascuno a porsi la stessa domanda, forse la più importante: stiamo davvero vivendo la vita che sognavamo?

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