Dopo il successo del primo tour, Cattelan torna nei teatri con il nuovo spettacolo Benvenuto nell’AI!: ecco cosa ci ha svelato, tra intelligenza artificiale e interviste memorabili…
D: Il tuo nuovo tour si intitola Benvenuto nell’AI! e arriva dopo il successo di Salutava Sempre, il tuo esordio nei teatri. In cosa questo tour sarà diverso dal primo?
R: Cambia il tema e forse esco anche un po’ dalla sfera personale: Salutava sempre parlava molto di me, delle mie esperienze e delle mie paure che poi, in realtà, erano quelle di tutti noi. Benvenuto nell’AI! parte dall’intelligenza artificiale. È un argomento di cui tutti parliamo, qualcuno ne ha capito qualcosa, ma nessuno sa prevedere che implicazioni avrà. Diciamo che è un po’ anche una scusa per parlare di tecnologia, social, futuro, cosa ci spaventa e cosa ci attrae di un mondo che ancora ha tanti lati inesplorati. Senza la presunzione di insegnare nulla, io non sono uno scienziato e il mio è uno spettacolo comico che comunque parlerà di me e di come vivo tutto ciò. Prometto: nessuno uscirà più saggio dal teatro, un po’ più felice, lo spero!
D: In che modo affronti il tema dell’intelligenza artificiale nel tuo spettacolo e che rapporto hai, nel tuo quotidiano e sul lavoro, con questa tecnologia?
R: Ragionando con gli altri autori abbiamo pensato di rendere quasi umana questa “tecnologia”, che passa dall’essere il nostro migliore alleato al nostro più grande presunto nemico. Ormai a chatGPT chiediamo qualsiasi cosa, i più giovani fanno ricerche su Tik Tok e nel curriculum devi saper indicare i trend che segui. Io sono affascinato da questo mondo, non lo nego, ma cerco sempre di usarlo “a modo mio”, che spesso vuol dire non nel migliore dei modi … ma l’idea di essere schiavo dell’algoritmo non mi appartiene proprio, i social sono uno strumento di lavoro, svago e ci trovo tantissime cose divertenti, ma ecco non li prenderei così sul serio.
D: Ti sei sempre contraddistinto per la freschezza e la forte impronta internazionale dei tuoi format. Il panorama di intrattenimento italiano, invece, è spesso molto più tradizionalista: è stato difficile gestire questo “contrasto”?
R: Io non sento il contrasto, per me il valore è la varietà, è fare qualcosa in cui credo e che voglio fare. Ho sempre portato il mio mondo in tutto quello che faccio: dal late show agli spettacoli a teatro, dal podcast fino alla casa editrice. Per me è importante che io e il mio gruppo di lavoro siamo soddisfatti, che il nostro lavoro magari porti discussione, critiche, consigli e approvazione, ecco che non risulti piatto e passi inosservato.
D: Nei tuoi show, in TV e nel tuo podcast, hanno da sempre un ruolo centrale le interviste ai tuoi ospiti: ce n’è una (o più di una) che ricordi più delle altre?
R: Mi piace lavorare alle interviste, mi piace mettere l’ospite a suo agio perché è allora che escono le cose più interessanti; credo ormai si sia capito che per me creare feeling sia importante e che mi piace giocare, dalla battuta alle prove più improbabili. Quest’anno è stato mio ospite William Defoe e la parte di intervista che più è diventata virale è stata quando abbiamo parlato di Alpaca, abbiamo scoperto Lazza barzellettiere, Marco Travaglio formidabile al karaoke o Elly Shlein appassionata dei Beatles e discreta pianista e ho portato Mengoni a cantare ai semafori dopo la vittoria di San Remo. Poi ci sono gli amici storici con cui alzo l’asticella ogni volta: come Alessandro Borghi o Valerio Mastandrea…non sai mai cosa potrà uscire, ma credo il pubblico apprezzi la sincerità con cui si raccontano e si mettono in gioco con me.
D: A proposito di podcast: stanno vivendo un periodo di grande seguito. È solo la moda del momento o pensi sia un prodotto con reali punti di forza destinato a durare?
R: Supernova nasce un po’ come uno spin off del mio late show in Rai, è un modo per affrontare l’intervista senza il vincolo de tempi televisivi stretti e quindi approfondire aspetti inediti dell’ospite in un ambiente più rilassato. Mi piace molto e vedo che il pubblico apprezza, sono venuti a trovarci amici dal mondo dello sport, cinema, musica, tv, giornalismo e intrattenimento. Mi diverto molto anche io, per me è una esperienza nuova, anzi è nato quasi come un esperimento e ora è una delle cose che più mi piace fare…per dire, non ci fermeremo nemmeno ad agosto con le puntate!
D: Teatro, TV, radio, cinema: la tua carriera è sempre stata orientata verso più di una direzione. Cosa ti piacerebbe esplorare ora?
R: Non lo so, tutte le mie esperienze sono nate dalla curiosità, o dalla passione, come per esempio anche la casa editrice Accento, pubblichiamo emergenti e recuperiamo titoli fuori catalogo, è una bella sfida ma vedo che stiamo crescendo e sono contento. Tempo fa avevo iniziato a prendere lezioni di piano, ma poi…non faceva per me! Mi piace cantare…ai concerti degli altri. Giocare a calcio… al parco. Diciamo che non mi tiro indietro (ride). Credo il tratto comune sia che sono spazi miei, in cui mi riconosco…chissà magari potrei provare con la danza...