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Sei Nazioni

02.01.2025 Scritto da Andrea Facchin
La sua storia ha radici nel lontano 1883, quando fu fondata la competizione delle Home Nations. Con un patrimonio così importante sulle spalle, il Guinness Sei Nazioni si affaccia al 2025 più carico che mai, nell’anno in cui si celebra il venticinquesimo anniversario dall’esordio dell’Italia nel torneo, che nel corso del tempo ha assunto una dimensione e un seguito sempre più globale.

La nuova edizione si preannuncia ricca di eventi e sorprese: dal 31 gennaio al 15 marzo, Francia, Galles, Inghilterra, Irlanda, Scozia e Italia si sfidano nello spettacolo che solo il Guinness Men’s Six Nations riesce a dare. Partite intense, in cui oltre alle straordinarie abilità degli atleti in campo, si respirano passione, condivisione, tifo e lealtà sportiva. Elementi che formano il cuore pulsante dell’anima del rugby, forse il più nobile tra gli sport, per valori trasmessi. Perché a ogni placcaggio, anche il più duro, qualcuno è sempre pronto ad aiutarti a rimetterti in piedi. La gioia per una vittoria è sempre accompagnata dall’onore agli sconfitti. Concetti fondamentali, che ne determinano il grande seguito.

Inoltre, durante i giorni gara del Sei Nazioni, il Peroni Nastro Azzurro Terzo Tempo Village allestito nell’area del Foro Italico colora Roma, caratterizzando il pre e post-partita con eventi, attività, musica e intrattenimento. Artisti internazionali come i The Editors e Sophie & The Giants si sono esibiti lo scorso anno nel Villaggio dopo le partite contro Inghilterra e Scozia, contribuendo a regalare ai tifosi presenti un’esperienza indimenticabile.

Ma che Italia troveremo quest’anno? Sicuramente una squadra desiderosa di ripartire dal livello dell’ultima edizione, valso uno storico quarto posto, arrivato dopo le vittorie contro Scozia e Galles, il pareggio (beffa) con la Francia, salvata da un palo, e la sconfitta di misura contro l’Inghilterra, senza dimenticare Tommaso Menoncello, nominato MVP. Il torneo migliore di sempre per la nostra nazionale, che arriva al Sei Nazioni spinta dal trittico di Autumn Nations Series giocato in crescendo. Gli Azzurri hanno battuto la Georgia con una prova di carattere, perdendo contro le big dell’emisfero sud, Argentina e Nuova Zelanda. Il progetto tecnico dell’allenatore Gonzalo Quezada è in piena evoluzione e ha già puntato i riflettori su una nuova generazione di talenti come Ross Vintcent, Mirco Spagnolo e Giulio Bertaccini, che si stanno ritagliando il loro spazio.

E se nuove leve avanzano, “vecchie” glorie si celebrano: Sergio Parisse, storico capitano della Nazionale e icona del Sei Nazioni, è stato il primo italiano a entrare nella Hall of Fame di World Rugby, in occasione della cerimonia annuale del World Rugby Awards tenutasi il 24 novembre scorso a Montecarlo.

Un onore dovuto a un giocatore guida, da 142 caps con la maglia della nazionale italiana di cui 94 da capitano. Se fosse ancora in campo, facile immaginarlo a diffondere la stessa carica di sempre tra i suoi compagni, impegnati nelle sfide contro Galles (8 febbraio), Francia (23 febbraio) e Irlanda (15 marzo) in uno Stadio Olimpico di Roma pronto a infiammarsi, per diventare un inferno azzurro. Che la battaglia cominci.
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