Il Gran Premio d’Italia non è solo una gara. È storia, passione, ma soprattutto è speranza, quella che ogni anno accende i cuori dei tifosi della Ferrari.
Monza, 1° settembre 2024, i tifosi della Rossa, ammassati alla Roggia, non riescono più a trattenere l’emozione: gli occhi sono fissi sui maxischermi, i cuori sincronizzati con ogni curva di Charles Leclerc. Le telecamere indugiano sul muretto Ferrari: gli ingegneri serrano le mascelle e sanno che non c’è più spazio per l’analisi tecnica, ma solo pura adrenalina.
I telecronisti alzano il volume della voce che si incrina per l’emozione. E quando Leclerc affronta l’ultima curva, la Parabolica (oggi Alboreto), Carlo Vanzini non trattiene più l’urlo iconico: “IL PREDESTINATO VINCE IL GRAN PREMIO D’ITALIA!”.
Il boato dei tifosi esplode come un’onda. Scavalcano le barriere, invadono la pista: è la marea rossa, una tradizione tutta italiana che travolge Monza ogni volta che la Ferrari trionfa. Perché qui, tra i rettilinei e le curve veloci del Tempio della Velocità, la Ferrari non è solo una scuderia: è identità nazionale.
Si dice che in Italia si cresca tra due fedi: la religione cattolica e il Cavallino Rampante. E quando la Rossa taglia per prima il traguardo a Monza, è un rito collettivo, un pellegrinaggio laico che unisce generazioni.
Infatti, quando si nomina la città di Monza, il pensiero corre veloce, come una monoposto in pieno rettilineo, alla Formula 1. Il suo autodromo, attivo dal 1922, è uno dei circuiti più iconici e longevi al mondo, con i suoi rettilinei velocissimi e le sue curve leggendarie come la Parabolica (oggi Alboreto), la Prima Variante o la Ascari. Viene denominato proprio Tempio della Velocità per i sorpassi all’ultimo respiro e le staccate impossibili.
Dal 1950, anno in cui nasce il Campionato Mondiale di Formula 1, Monza entra subito in calendario e diventa una delle sue colonne portanti. Da allora non manca mai all’appuntamento, fatta eccezione per il 1980, quando la gara si disputa all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola. È una delle pochissime tappe presenti quasi ininterrottamente sin dall’inizio: un punto fermo in un campionato che cambia ogni anno, ma che a Monza trova sempre la sua identità più pura.
E già in quella prima edizione del Gran Premio d’Italia, il podio lascia un segno indelebile: tutto tricolore. Primo posto per Nino Farina su Alfa Romeo, secondo Alberto Ascari con la Ferrari, terzo Dorino Serafini, ancora su Alfa Romeo. Una tripletta italiana che suona quasi come una profezia: questo è territorio sacro per l’automobilismo italiano.
Oggi, per ogni appassionato, avere un biglietto per il GP di Monza significa entrare in una dimensione dove passato, presente e futuro della Formula 1 si incontrano. È il periodo dell’anno in cui i tifosi invadono il parco, i maxischermi si accendono tra gli alberi, e il suono dei motori rimbalza tra le tribune.
Nel weekend del 5-7 settembre, il circuito più veloce del calendario si prepara ad accogliere i protagonisti assoluti della Formula 1. Oscar Piastri e Lando Norris arrivano determinati a confermare la forza di una McLaren in grande forma. Max Verstappen, pur con una Red Bull meno dominante rispetto agli anni precedenti, non ha alcuna intenzione di cedere terreno. La nuova promessa italiana Kimi Antonelli, insieme a George Russell, continua a spingere con una Mercedes in cerca di riscatto.
E poi ci sono loro: Charles Leclerc e Lewis Hamilton, chiamati a scrivere un capitolo speciale nella stagione della Ferrari. Leclerc conosce ogni centimetro di questo tracciato e sente il peso, e l’onore, di correre davanti al pubblico di casa. Hamilton, alla sua prima stagione in rosso, vuole dimostrare che il suo arrivo a Maranello non è solo un titolo di giornale, ma l’inizio di qualcosa di grande. Riusciranno a dipingere di rosso, ancora una volta, le strade del circuito? Riusciranno a scatenare quella marea rossa che ogni anno travolge Monza e trasforma la corsa in qualcosa di più di una semplice tappa del mondiale?
Il countdown è partito. I motori si scaldano. E chi ha un biglietto in mano, sa già di essere parte di qualcosa di speciale.