Che cosa c’entra il kung fu con il Wu-Tang Clan? Tutto. Il famoso gruppo hip hop, attivo dagli inizi degli anni ’90, si è distinto fin da subito per un approccio non convenzionale alla produzione musicale e alla narrazione. RZA, il cervello del Clan, ha introdotto l’uso di campioni tratti da film di kung fu e dialoghi particolari, creando un’atmosfera unica per l’ascoltatore. Questo ha dato vita a un genere chiamato un po’ semplicisticamente “kung fu rap”, che era inconfondibilmente legato al mondo Wu-Tang, che anche nel nome evoca le arti marziali. Il termine "Wu-Tang" nelle arti marziali cinesi si riferisce principalmente al Wudangquan, uno stile o, più precisamente, un gruppo di stili di kung fu associati alla montagna Wudang.
Inoltre la formazione ha sviluppato un proprio gergo e una mitologia interna, prendendo ispirazione dalla cultura cinese e dalla filosofia, il tutto seguendo anche un preciso codice. Questo approccio innovativo all’hip hop ha immediatamente messo il Wu-Tang in una categoria a parte. Il titolo stesso del loro primo e indimenticabile album “Enter the Wu-Tang (36 Chambers)”, un capolavoro, è ispirato al film “36ª camera dello Shaolin”, uscito nel 1978, e suggerisce una sorta di addestramento intensivo nell’arte dell’hip hop. Uno degli aspetti più rivoluzionari di questo album è stata la sua produzione. RZA ha fatto un uso innovativo di campioni e loop, creando uno stile sonoro che non era mai stato sentito e neppure immaginato nel rap. I testi dei membri del Wu-Tang Clan erano e sono altrettanto influenti. Ognuno dei nove rapper, quasi come dei supereroi, ha sempre avuto un’attitudine unica pensata per affrontare temi diversi, proprio come se tutti seguissero un loro preciso stile di combattimento. Un aneddoto divertente: nel 1999, per la PlayStation, uscì il videogioco “Wu-Tang: Taste the Pain”, un picchiaduro violento con protagonisti tutti i componenti del Wu-Tang che potevano effettivamente, con mosse diverse e armi, disintegrare l’avversario.