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Wolf Alice: “Ispirati dall’epoca in cui dominavano le band”

28.06.2025 Scritto da Elena Palmieri

Dicendo Seven Sisters si potrebbe pensare immediatamente alle suggestive scogliere di calcare affacciate sul Canale della Manica. Per i Wolf Alice, invece, si tratta del quartiere a nord di Londra che alcuni di loro chiamano casa. Proprio qui, in un incrocio multiculturale tra autobus rossi, market aperti giorno e notte e piccoli studi di registrazione, ha preso forma “The clearing”, il nuovo album in uscita il 29 agosto. “Sarebbe stato fighissimo fare il disco sulle scogliere, però!”, scherzano insieme Ellie Rowsell, Joff Oddie, Theo Ellis e Joel Amey durante l’intervista con Rockol per presentare il loro quarto lavoro in studio.

Dopo il precedente disco “Blue weekend” e il conseguente tour, che si è concluso proprio in Italia con un concerto al Fabrique di Milano a novembre 2022, i Wolf Alice si sono presi il loro tempo per lavorare sul nuovo disco, nato da un approccio essenziale, quasi istintivo: melodie costruite chitarra alla mano, voci registrate insieme nella stessa stanza, e il desiderio di lasciarsi alle spalle ogni pressione.

“Abbiamo iniziato a scrivere qualche nuova canzone già finito ‘Blue weekend’”, spiega il chitarrista Joff Oddie: “È poi seguito un periodo di promozione legato a quel disco. Ma anche mentre eravamo in tour ognuno di noi magari scriveva qualcosa, anche da solo. Il tour di ‘Blue weekend’ sì è concluso proprio qui, a Milano. Dopo ci siamo presi un paio di mesi di pausa, più o meno. Fino a quando ci siamo ritrovati in uno studio piccolino a Seven Sisters, a nord di Londra, e abbiamo iniziato a suonare insieme, in modo molto semplice, quasi primitivo. Lavoravamo soprattutto sulle melodie, suonando chitarre acustiche, concentrandoci sulle basi musicali. Poi siamo volati a Los Angeles per registrare con Greg Kurstin. Con lui abbiamo passato un periodo fantastico: lui è un grande, è davvero talentuoso, e lo studio è bellissimo. Quattro anni sembrano tanti da riempire. Ma io mi chiedo com’è possibile che siano già passati quattro anni dal precedente disco? Ora, eccoci qua!”.

In italiano, “clearing” può avere diverse traduzioni e significati, a seconda del contesto. Quello più comune in senso letterale e naturalistico, suggerisce una “radura”, uno spazio aperto in mezzo a un bosco. Ma può anche indicare, in senso più figurato, un momento di chiarezza, un chiarimento, o una resa dei conti. I Wolf Alice hanno scelto “The clearing” come titolo per evocare il processo creativo del disco, giocando proprio sull’ambiguità del termine, tra una condizione fisica e uno stato mentale. “Quando ci siamo messi a scrivere questo album, ci siamo davvero concentrati sul divertirci”, sottolinea Ellie Rowsell: “Anche se ci abbiamo messo tanto impegno e abbiamo preso decisioni in modo molto attento, volevamo avere un approccio più rilassato. Non dico che ci siamo riusciti del tutto, ma volevamo goderci il processo. Il titolo vuole evocare una sensazione di pace, di riflessione tranquilla — in modo non deprimente o ansiogeno. Rispecchia davvero il nostro processo creativo. Le canzoni del disco, però, non sono tutte allegre: alcune sono introspettive, forse anche un po’ cupe, ma cercano comunque di essere serene”.

Anticipato dalla potenza heavy rock del singolo “Bloom baby bloom”, “The clearing” si compone di canzoni che mostrano l’ambizione, le idee e le emozioni che hanno spinto la band a realizzarlo. Ironia e introspezione fanno capolino tra i versi delle undici tracce del disco, che assumono un tono analogico, figlie della scrittura di Rowsell al pianoforte, che conferisce ai brani sfumature di Carole King e Fleetwood Mac. “Non esiste una formula precisa di come nascono le canzoni. A volte nascono in modi diversi”, spiega Ellie a Rockol. Mentre sul palco è esplosiva, e la sua voce è tanto una carezza quanto urla e tensione, la cantante e musicista dei Wolf Alice appare inizialmente come la più timorosa del gruppo durante l’intervista. “Dopo ogni album, ho la sensazione che si apre una nuova fase”, aggiunge Ellie Rowsell: “si diventa più ricettivi all’ispirazione. Ma bisogna essere gentili con se stessi. A volte si pensa: ‘Devo scrivere subito una canzone’, ma in realtà stai già lavorando. Stai solo assorbendo. Io scrivo sempre note sul telefono, guardo molti film, ascolto tanta musica, esco spesso. In questo modo, quando mi siedo al piano, o mi metto davanti al computer, o incontro altri musicisti, ho già del materiale fatto di citazioni, playlist, idee. Tutto nasce da quei momenti, da quella raccolta di ispirazioni”.

 “Se i Fleetwood Mac scrivessero oggi un disco nel Nord di Londra, probabilmente suonerebbe simile a questo album, caratterizzato, dal punto di vista sonoro, dall’eliminazione di dettagli superflui o orpelli”, si legge nella presentazione del nuovo album “The clearing”. Che tipo di suggestioni musicali, influenze o attitudini del passato - del periodo tra gli Anni Sessanta, Settanta e Ottanta - hanno ispirato i Wolf Alice? “Quello è stato un periodo molto stimolante, ed è quindi di grande ispirazione”, afferma Joff Oddie: “Oggi, essere una band significa anche guardare indietro a un tempo in cui la musica pop, intesa come popolare, era fatta dalle band. Quindi è interessante ripensare a quei periodi e chiedersi: ‘Cosa facevano allora?’. In un certo senso, quindi, parte della musica di quel periodo ha influenzato questo disco — non direi che sia stata l’unica fonte, ma sicuramente c’è una buona dose di ispirazione che arriva dagli anni Sessanta, Settanta e Ottanta”.

Per anticipare l’uscita di “The clearing”, a inizio giugno Ellie, Joff, Theo e Joel, accompagnati dal tastierista Ryan Malcolm, sono passati da Milano per uno show intimo all’Apollo (qui il racconto della serata). In attesa di rivederli in concerto il prossimo 13 novembre all’Alcatraz di Milano, la serata si è rivelata un giusto sviluppo tra i vari capitoli della discografia della formazione originaria di Londra, attraversando ogni ambiente sonoro dentro cui si costruiscono i suoi racconti. Come su disco, anche dal vivo la forza della band sta anche nella sua fantasia, nel saper tessere insieme diverse suggestioni e ispirazioni, in bilico tra grunge, shoegaze e dream pop, capace di evocare tante storie, ma senza somigliare davvero a nessuno. “Quale tipo di evoluzione o cambiamento hanno cercato i Wolf Alice con “The clearing” dopo “Blue weekend”? “Volevamo che l’ascoltatore avesse la sensazione di ascoltare la band suonare proprio davanti a sé”, narra il batterista Joel Amey: “Credo che ci siamo riusciti, divertendoci in studio ma senza appoggiarci troppo al passato. È un disco cinematografico, ma ha anche una bella varietà di dinamiche. Era il nostro obiettivo, ed è bello pensare che lo abbiamo raggiunto”.

Dopo tre acclamati album, e a distanza di dieci anni dagli esordi, i Wolf Alice confermano di non essere un fenomeno passeggero da semplici hit, ma il loro repertorio è uno scrigno pieno di belle canzoni, solide. Nell’anno in cui ricorre il decimo anniversario dell’album di debutto “My Love is cool”, pronta a pubblicare il suo primo lavoro con la major RCA Records sotto Sony, dopo la fine del contratto con la Dirty Hit, la band riesce comunque a rinnovare il proprio entusiasmo. “A essere sinceri, oggi ci sentiamo entusiasti, come se fosse una prima volta”, dichiara Theo Ellis: “Abbiamo pubblicato l’ultimo album durante il Covid, e riflettendoci, è stata un’esperienza molto strana. Nelle ultime settimane, suonando molto dal vivo e incontrando tante persone, ci siamo emozionati. È bellissimo. Credo che prima di ‘Blue Weekend’ non abbiamo vissuto tanti momenti così. Per certi versi, ci sentiamo come quando uscì ‘My Love is cool’ nel 2015. Non sappiamo cosa succederà quando la gente ascolterà questo disco, ed è una cosa emozionante”. Sul come si sente il gruppo in relazione alla scena musicale odierna, Ellie Rowsell conclude: “Posso dire che quest’anno stanno uscendo tanti album belli. E molti di questi sono basati sulle chitarre o sono pubblicati da band. Mi fa essere molto positivo verso la musica. Anche se sappiamo che lo scenario è ormai cambiato da tempo, e che è un momento difficile per molti, c’è comunque qualcosa di eccitante nell’aria. Poi, c’è una davvero voglia di concerti dal vivo — forse è un effetto post-Covid. Ma qualcosa di bello sta accadendo”.

(Articolo originale su Rockol.it)

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