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Tutte le correnti di Samuel formano “Maree”

30.06.2025 Scritto da Claudio Cabona

“Negli ultimi due anni ho suonato ovunque, ho ascoltato tantissima musica club. Sono tornato alle mie origini: il dancefloor. ‘Maree’ nasce da lì, ma attraversa anche il pop più estremo, il cantautorato, la techno. È un viaggio che chiude un ciclo e ne apre un altro, dove ogni suono è un’onda che riporta alle radici. Non è solo un disco, è il racconto sincero di dove sono stato e di chi sono oggi”: Samuel racconta così il suo terzo album solista, un concentrato di tutte le correnti che lo hanno attraversato e lo attraversano. Nel 2017 ha debuttato da solista con l’album “Il codice della bellezza”, seguito da “Brigata Bbanca” del 2021.

Questo terzo capitolo fotografa il Samuel che i fan amano di più, ma non per questo è scontato. Il disco, all’ascolto, è estremamente piacevole perché fa abbracciare in modo stretto sound e scrittura, esattamente come tutto quello che passa per le mani del frontman dei Subsonica. Ha più livelli di fruizione: c’è chi presterà più attenzione al suono, chi alle parole, chi metterà in relazione le due dimensioni. “Maree” è un’onda sonora che alterna slanci clubbing e introspezioni malinconiche, dove la cassa dritta si fonde con paesaggi sonori dilatati e una scrittura lirica potente, che apre a scenari reali e immaginati. Un’elettronica d’autore per far ballare e riflettere, in equilibrio tra club culture e songwriting esistenziale.

Una delle canzoni più interessanti è senz’altro “Sogno padano”: racconta, su cassa dritta, l’alienazione del sogno del capitalismo che dagli anni ‘80 ha pervaso le nostre province per poi arrivare a un momento storico in cui ci si sente sempre più distanti dall’umanità, dal vivere, caduti in questo ciclo della vita sempre più frenetico. Come tematiche ricorda “Padania”, album degli Afterhours uscito nel 2012. Dalla concretezza di un sogno infranto, a una figura onirica: “Ragazzo angelo” mette le ali con sax e ritmi caldi. Parla di una figura molto giovane, alla ricerca della propria identità nel mondo odierno. “Corrente elettrica” parte con un vocale campionato di Francesconi: “Noi siam corrente elettrica, corrente molto forte, non stateci vicino, pericolo di morte”, il motto di quel periodo storico e di una generazione che si incontrava di notte nelle discoteche e che andava in qualche modo a costruire tutto un mondo fatto di nottate passate sotto la console.

“Il sol dell’avvenire”, uno dei singoli di lancio del progetto, mette insieme utopia, voglia di socializzazione, passione per il club, e lo fa con un ritornello accattivante, intelligente, mai invadente. “Abbracciami”, anche grazie al flauto che lo attraversa, è un pezzo che avvolge, racconta di un’esperienza in un rave a cavallo tra gli anni ‘90 e 2000 organizzato all’interno di luoghi post industriali, ma non è un brano che crea spaesamento, anzi, ha coordinate precise. Sono quelle che hanno fatto innamorare Samuel di un certo universo. “Maree” è davvero una mappa, con un gusto produttivo di livello, per conoscere tutte le influenze dell’artista, per ripercorrere la sua storia e vederne l’evoluzione

(Articolo originale su Rockol.it)

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