Domani venerdì 27 febbraio al Festival di Sanremo, nella serata dei duetti, Tullio De Piscopo si esibirà in compagnia del duo urban pop napoletano LDA e AKA7even in una reinterpretazione della sua celebre hit del 1988 !"Andamento lento".
Giorni fa mi ha chiamato Tullio De Piscopo per chiedermi il PDF del suo libro “Tempo” che qualche anno fa avevo presentato alla Feltrinelli di via Appia a Roma. Siamo molto amici, e lui è certamente uno dei protagonisti del movimento musicale che ho chiamato Napule’s Power.
“Renà, ti ricordi quando sono andato a Sanremo per la prima volta col mio ‘Andamento lento’? Stavi con me ed io allora come cantante ero ancora poco conosciuto dal grande pubblico, mi conoscevano soprattutto come batterista. Sì, cantavo anche.. accompagnavo la batteria con la voce, eppure mi invitarono a Sanremo, pur essendo io un jazzista, pur venendo da musica considerata difficile ed emergente, musica che normalmente al Festival non si ascoltava mai. Ma chi è cambiato, Sanremo o io? mi chiesi allora, 38 anni fa! Era il 1988 e non ci volevo credere. Il mio 45 giri (oggi si dice singolo), anche se arrivai in classifica al diciottesimo posto su 26, a fine anno risultò davanti a ‘Perderel’amore’ di Massimo Ranieri, che aveva vinto quel Festival. Io, avevo dubbi se partecipare o meno. In quegli anni ero abitualmente invitato al Montreux jazz Festival, a Umbria Jazz, nei club di jazz rock più rinomati negli USA, in tutt’altre situazioni musicali. Che ci faccio qu a Sanremo? mi chiesi allora. E ora dopo 38 anni eccomi ospite d’onore proprio al Festival a festeggiare, ancora con le bacchette belle ferme e toste tra le mie mani, nientemeno che i miei 80 anni compiuti il 24 febbraio! Ma, Renato, noi abbiamo tanti ricordi ‘antichi’, sono sicuro che per te sono ancora quel guagliunciello che hai conosciuto a Napoli quando avevo appena 15 anni e ti chiesi di parlarmi di mio fratello Romeo, lui sì grandissimo batterista, che era da poco scomparso ad appena 21 anni, il 27 agosto 1957”.
E’ un fiume in. Piena, Tullio, nella sua telefonata da Sanremo, e mi parla col suo “andamento tutt’altro che lento”, impetuoso e vivace come quando suona la batteria. Di fatto Tullio, vecchio indomito leone del Napule’s Power, va a dare manforte a due ragazzi napoletani, certamene già in carriera, con i quali il mio grande amico batterista farà un figurone.
E ogni volta che ci incontriamo (lui vive a Milano e io a Roma), immancabilmente Tullio si commuove parlandomi di suo fratello Romeo. Ma come mai conoscevo Romeo prima ancora di conoscere Tullio?
La storia è bella, certamente anche commovente, ma ha a che fare sempre con la musica, con una famiglia di grandi batteristi, e con la passione che entrambi condividiamo da sempre per il ritmo, per le novità, per il rinnovamento della musica napoletana. E, naturalmente per la batteria che a Napoli ha dato vita a una vera e propria scuola. Del resto, a parte l’amicizia e la condivisione, abbiamo fatto tanti lavori assieme, e non è un caso se tra gli artisti da me prodotti ci sono ben due percussionisti: Tony Esposito e Ciccio Merolla.
Ma torniamo un attimo a Sanremo, prima di tornare al Tullio ragazzino, ammiratore, quasi adoratore di suo fratello Romeo di cui per anni ha voluto citare il nome nelle sue esibizioni, per ricordarlo, o per ricordare come suonava e come lui adorasse vederlo suonare per ore a casa, quando si esercitava, e come lui inevitabilmente si sia ispirato a Romeo, come se fosse stato toccato da una delle “bacchette magiche” del fratello, ricevendone una sorta di investitura: per tutta la sua carriera ha suonato e cercato costantemente di migliorare, proprio nel nome e per conto di quel fratello tanto amato.
Dunque, quell’anno che Tullio partecipò al Festival, a Sanremo c’ero anche io, ci andavo quasi tutti gli anni per i quotidiani o settimanali o rubriche radiofoniche con i quali collaboravo. Quell’ anno ero là per “Ciao 2001”. Tullio ed io stavamo appiccicati assieme, due pesci fuori dall’acqua in un posto dove nessuno dei due era a proprio agio, il Festivalone che noi rockettari avevamo sempre contestato: ed ora lui, il grande Tullio, il batterista che suonava con Pino Daniele, con James Senese, Tullio che era uno dei leader del Napule’s Power, che era autore di dischi di jazz rock apprezzati in tutto il mondo, era tra i concorrenti di Sanremo. Per comprendere il livello artistico del batterista è utile aprire e fare un po’ di nomi di nomi di artisti internazionali con i quali ha suonato o che hanno suonato nei suoi dischi: Gerry Mulligan, Gianni Basso, Renato Sellani, Dodo Goya, Max Roach M'Boom Re Percussion, Quincy Jones, Chet Baker, Pantaleon Perez Prado, Dizzy Gillespie, Gerry Mulligan, Bob Berg, Don Cherry, Gil Evans, Sal Nistico, Wayne Shorter, Slide Hampton, Billy Cobham, Kay Winding, Gato Barbieri, Vinícius de Moraes, Toquinho, John Lewis, Buddy DeFranco, Massimo Urbani, Astor Piazzolla, Eumir Deodato, Don Costa, Severino Gazzelloni, Franco Cassano, Alphonso Johnson, Bob Brookmeyer, Naná Vasconcelos, Niels-Henning Ørsted Pedersen, Richie Havens, Mike Melillo, Dave Samuels, Dado Moroni, Franco Cerri, Enrico Intra, Guido Manusardi, Mario Rusca, Sante Palumbo, Stefano Cerri, Gianni Basso, Angel Pocho Gatti, Renato Sellani…
Ma quella volta, nel 1988, Tullio era li a Sanremo, nonostante le sue scelte non commerciali, e cercava quasi giustificazione, conforto. ”E se mo’ divento famoso che succede? Io non voglio diventare un ‘artista sanremese’, voglio restare Tullio”.
“Partecipando a Sanremo farai comunque anche un salto stratosferico nelle vendite e nelle serate”, provai a dirgli, anche se la pensavo assolutamente come lui, in quegli anni di boom di vendite dei big di musica leggera dove però la buona musica continuava a non trovare spazi nei grandi media. Ricordo che avevo con me una mini troupe, un fotografo e una telecamera, dovevo fargli un servizio anche per “Sereno Variabile” su Rai2 e non sapevo ancora come differenziarlo dai classici interpreti di musica leggera che erano in gara come lui. Fu Tullio a risolvere con la sua fantasia straordinaria e a dirmi: “Renà, devi fare un servizio di Tullio De Piscopo che suona a Sanremo? allora guarda cosa faccio”. E davanti a tanti stupiti spettatori e qualche collega, Tullio con la massima disinvoltura, armato delle sue inseparabili bacchette di legno, cominciò a “ suonare” i gradini e il corrimano in metallo dello scalone che portava alla galleria del Teatro Ariston. “Renà, guarda qui: Tullio oltre a suonare ‘a’ Sanremo”, suona Sanremo. Il Teatro Ariston è la sede del festival ed io ‘lo suono’…”, e cominciò ad andare su e giù per lo scalone dell’Aristion percuotendolo vigorosamente, con i ritmi più strani, con temnpi improvvisati tra lo stupore e gli applausi del pubblico che stava andando a sedersi ma che si trovò davanti questo spettacolo inatteso. Tullio aveva, alla sua maniera “esorcizzato” Sanremo.
Ancora dubbi su Sanremo, Tullio?
“No, poi l’ho fatto anche altre due volte. Oggi non siamo più nel 1988, oggi nel bene e nel male non ci sono più quelle nette distinzioni tra musica di qualità, musica impegnata e musica commerciale. Diciamo che negli anni passati ci ponevamo, forse anche un po’ troppo. il problema. Alla fine la buona musica si è fatta ugualmente strada e quel Sanremo certamente diede una svolta importante alla mia popolarità. Oggi che a 80 anni suono ancora sui palchi di mezzo mondo, e ho una scuola di musica a Milano e ho fatto decine di dischi, libri, programmi televisivi e concerti in tutto il mondo, non può che farmi piacere essere ospitato con tutti gli onori, per dare manforte a due giovanissimi napoletani, e proprio appena compiuti gli 80 anni, sul palcoscenico più famoso d’Italia in compagnia di due giovanissimi interpreti”.
E’ una carriera importante quella di Tullio, grande personaggio che oggi tutti considerano un “mostro sacro”. De Piscopo è certamente uno dei personaggi di maggiore spicco fra quanti hanno scritto la storia del movimento musicale Napule’s Power, ed è stato elemento fondamentale proprio di quel Supergruppo, quella band irripetibile di Pino Daniele. Ma a proposito della carriera internazionale di Tullio De Piscopo, e dei tanti artisti con i quali ha suonato e che hanno suonato con lui,mi ha fatto piacere ricordare, proprio durante questa chiacchierata telefonica con lui, un episodio che conoscono in pochi ma che fa capire come, già verso la fine degli anni ’70, il nostro grande batterista fosse già apprezzatissimo a livello internazionale.
Ero dietro le quinte del palco della Gondola d’Oro del ‘74 a Venezia Lido, e durante le prove, nel backstage, stavo chiacchierando con una collega del “Messaggero”, Alba Calia, e con la grande Ornella Vanoni, quando si avvicina a noi un signore vestito interamente di jeans, un americano con una faccia simpatica, coperta da una bella barba bianca, molto alto, che si stava guardando attorno e, non sapendo a chi rivolgersi si avvicina a noi tre; e, leggendo un nome scritto su un foglietto di carta, ci chiede: “ Sorry, please, do you know mister. Tulio Di Piscecopo?”. Ce lo chiede guardando soprattutto, ovviamente, la Vanoni. E la cara, indimenticabile Ornella, che è sempre stata una buongustaia, gli risponde subito: “E chi è questo bel signore che ce lo domanda?”, e il signore si presenta candidamente: ”Gerry Mulligan”.
Io mi emozionai subito, Mulligan? Uno dei miei più grandi miti del jazz che cercava Tullio. “Certo”, gli rispondemmo, “è il batterista dell’orchestra della Rai, appena finisce la prova glielo presenteremo”. Mulligan era venuto proprio per incontrare Tullio e per chiedergli di entrare, appena possibile, con lui in uno studio di registrazione. Lui aveva sentito come suonava Tullio nei dischi di alcuni suoi grandi e non meno famosi colleghi, ed era venuto di persona a chiedergli di suonare con lui…
E frugando tra i ricordi, il varco ormai si è riaperto, mi è tornato in mente quando ho conosciuto Tullio, ragazzino, alle prime armi con la batteria ma che si faceva già notare. Tullio aveva chiesto a suo padre di incontrarmi perché voleva che gli parlassi del suo mitico fratello Romeo, la cui prematura scomparsa gli aveva provocato un trauma profondo, insanabile. Non riusciva a rassegnarsi in alcun modo a quella prematura e improvvisa scomparsa del suo grande fratello.
La spiegazione di come mai io conoscessi il padre di Tullio merita di essere raccontata. Ero alle prime armi come aspirante giornalista, collaboravo con “Napoli Notte” e “Paese Sera”. Mio padre era un concertista ed era prima viola nell’Orchestra del Teatro San Carl, di Napoli; io, dopo la scuola, andavo spesso a prenderlo all’uscita dalle prove, lui era sempre impegnato tra opere liriche e concerti e andarlo a prendere all’uscita delle prove significava poter passare qualche ora in più con lui. Ero un suo fan. Andavo a sentire tutte le opere del San Carlo, quando mio padre disponeva dei biglietti, arricchendo la mia cultura musicale. E al San Carlo in orchestra, il primo timpanista era il Maestro Giuseppe De Piscopo, padre di Tullio e del povero Romeo.
“Io mi ricordo” - dice Tullio – “che, quando mio fratello una sera se ne andò, fulminato da un infarto, ad appena 21 anni, mentre suonava, crollando sui piatti e sul rullante, non mi davo più pace, studiavo già batteria e volevo seguire le orme di mio padre ma soprattutto quelle di mio fratello. Ricordo che su una mia foto della prima comunione scrissi : Costui è Tullio De Piscopo, batterista chiamato Romeo. Ricordo poi che quando seppi da mio padre che il figlio del suo collega Elio Marengo, prima viola al San Carlo, era un giovane giornalista che aveva conosciuto bene Romeo e che era andato a sentirlo suonare in un locale e voleva scrivere di lui, chiesi subito a mio padre di incontrarti”.
E mi ricordo bene di quel ragazzino che studiava batteria e che cominciai a incrociare spesso all’uscita degli orchestrali del San Carlo, che ogni volta mi chiedeva di raccontargli qualche particolare, cosa mi avesse detto suo fratello Romeo, come suonasse, cosa io ne pensassi. Quando Tullio cominciò a suonare nei circuiti di jazz e di rock napoletani io c’ero quasi sempre. Poi lui iniziò ad essere chiamato da tutte le parti e si è traferito a Milano, dove ha suonato in centinaia di dischi. Poi ha cominciato a fare i suoi, di dischi, e da allora è stato una delle colonne non solo del jazz internazionale ma anche, con mia grande soddisfazione, del Napule’s Power.
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