Il destino di Henry Saint Clair Fredericks probabilmente era segnato sin dal primo giorno in cui venne al mondo, il 17 maggio 1942, nel quartiere di Harlem a New York. Figlio di un pianista jazz e di una cantante gospel il ragazzo non ebbe altra scelta che farsi irretire dal caldo e accogliente abbraccio delle sette note. Quando fu chiaro che il suo lavoro avrebbe riguardato la musica, a un certo punto, negli anni Sessanta, si diede un nuovo nome: Taj Mahal. Sì, proprio come il mausoleo indiano situato ad Agra.
Ed è con quel nome che ancora oggi, a quasi 84 anni, Henry Saint Clair Fredericks è noto alle cronache musicali. Taj Mahal è un bluesman che nella sua lunga carriera ha collaborato con artisti di altissimo prestigio, si possono citare Rolling Stones, Ry Cooder, Eric Clapton, Etta James, Howlin' Wolf, Buddy Guy, Lightnin' Hopkins e Muddy Waters. Se il blues può essere considerato il suo genere di elezione, Mahal ha, via via, allargato il suo campo di interessi ad altri generi musicali esplorando le radici popolari della musica africana, quelle della musica americana e, ritenendo con buona ragione che la musica non conosca confini e neppure etichette che la possano ingabbiare, ha sondato sonorità differenti tra loro: soul, funky, cajun, zydeco, jazz, swing, folk, reggae.
Tutto un insieme di sonorità che si ritrovano nel nuovo album di Taj Mahal intitolato "Time", registrato con il supporto della Phantom Blues Band, gruppo di musicisti coi quali ha raggiunto una collaborazione ormai trentennale. Tra gli ospiti presenti nel disco figurano il pianista di New Orleans Jon Cleary e l’organista Mick Weaver. Registrato agli Ultratone Studios di Studio City, in California, l’album riflette la chimica della band, con un ricco mix di ritmi reggae, groove di New Orleans, country blues e influenze latine.
"Time" è anche il titolo del primo singolo estratto dal disco. Un brano inedito di Bill Withers - il cantante afroamericano scomparso nel 2020, la cui canzone più famosa è "Ain't no sunshine" - che registrò come demo, ma che poi si perse nei meandri di un qualche archivio e non venne mai pubblicato.
Taj Mahal ha recuperato il brano e, avuto il via libera dalla moglie di Withers, Marcia, lo ha infine pubblicato. Parlando di Bill Withers e dell’origine del brano, Taj racconta: “La mia ex moglie andava a scuola con la moglie di Bill Withers, quindi si conoscevano, e ho avuto modo di passare del tempo con lui. Ho sempre avuto un grande rispetto per quel fratello per ciò che ha portato alla musica. Bill poteva salire sul palco con una chitarra acustica e cantare qualcosa come "Grandma’s Hands", e arrivava dritto al cuore delle persone. Non saltava in giro, non cercava di essere appariscente, aveva semplicemente il suo tempo e il suo modo di fare le cose. Quell’onestà nella sua musica significava molto. Quando questo brano è arrivato, l’ho ascoltato un paio di volte e ho sentito quel movimento, quel messaggio. E siamo stati grati di ricevere la sua benedizione per registrarlo”.
Il produttore Tony Braunagel ha spiegato come è nato il brano durante le sessioni di registrazione: "Durante il processo di registrazione dell'album "Time", io e Larry Fulcher, produttori e membri della Phantom Blues Band, ci siamo avvalsi della consulenza del nostro amico di lunga data Steve Berkowitz per gestire i rapporti con le case discografiche in vista della pubblicazione. Steve, un dirigente di grande esperienza e creatività che in precedenza aveva diretto la Sony Legacy, ha avuto un'idea geniale. Mentre lavorava con Bill Withers, quando era ancora tra noi, si erano imbattuti in una demo inedita di Bill intitolata "Time". Steve ha subito pensato che la canzone sarebbe stata perfetta per Taj. Con l'album ancora in fase di lavorazione, ce l'ha fatta ascoltare ed è stata subito accolta con entusiasmo. La voce solista è sincera e sentita cattura la profondità e l'intensità che caratterizza l'originale di Bill Withers. Una volta aggiunti gli ultimi ritocchi e mixato il brano, si è assicurato un posto fisso nell'album. La canzone trasmette un'esperienza umana condivisa, la visione di Withers ora onorata e celebrata attraverso Taj e i suoi talentuosi collaboratori, pronta per essere ascoltata e apprezzata."
In una intervista concessa a Variety Taj Mahal ha riflettuto sul suo rapporto con Bill Withers: "Quando finalmente ci siamo incontrati, è stato come se potessimo vederci attraverso l'universo, e tutta quella distanza è venuta meno. Era una persona autentica. E ho sempre ammirato il suo lavoro, i suoi concerti, i musicisti con cui suonava, le sue idee. Basta ascoltare una sola nota e si capisce subito chi si ha di fronte... Dopo che si è ritirato dal mondo della musica, l'ho incontrato di nuovo. Credo fosse a New York, a montare degli scaffali per la figlia al college, ed era semplicemente Bill Withers in tuta da lavoro."
"Time" non è l'unica cover (se così la si può chiamare) presente nel disco. Sono presenti infatti anche "Talkin Blues" di Bob Marley con la partecipazione di Ziggy Marley, il traditional "Wild About My Lovin", “Sweet Lorene” di Otis Redding, “Ask Me ‘Bout Nothin (But the Blues)" di Bobby ‘Blue' Bland e una versione afro-cubana di "You Put The Whammy On Me". E' musica senza tempo. Come scrive Ruthie Foster nelle note di copertina dell’album: “Alzate il volume, questa è musica dal groove profondo, fatta da una band che suona ancora come se la notte fosse giovane. Lo spirito impavido e generoso di Taj Mahal aleggia ancora su tutto con quella gioia che spazia tra i generi. Ti guida lungo la strada con una lezione di storia, e i Phantoms la portano con onore al Griot."
Tracklist:
01. Life of Love
02. Wild About My Lovin’
03. Crazy About A Jukebox
04. Time
05. You Put The Whammy On Me
06. Talkin' Blues
07. Sweet Lorene
08. Ask Me About Nothing (But The Blues)
09. It's Your Voodoo Working
10. Rowdy Blues
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