È Pupo l'ospite del nuovo appuntamento a Superluna con Alessandro Pieravanti e Danilo “da Fiumicino”, che portano il loro “De Core Podcast” a Sanremo. Il cantante torna all'Ariston per la serata delle cover e dei duetti di oggi, 27 febbraio, chiamato da Dargen D'Amico con Fabrizio Bosso per interpretare "Su di noi".
"Sanremo per me è un luogo stimolante. È magico", dice Pupo, prima di scherzare: “Non solo magico, anche un posto di grandi ricordi particolari. Io qui, a Sanremo, nel 1980, la prima volta, giocai a ‘chemin de fer’, un gioco di carte molto rischioso”. Restando in tema del rischio, Alessandro e Danilo chiedono quindi all'artista se il "dubbio è qualcosa che gli appartiene". La risposta di Pupo: "No, non ci ho mai pensato in questi termini. Anche in amore non ho avuto una vita così movimentata. Sono stato sicuramente un uomo molto fortunato: gran parte della mia vita è andata bene e di questo sono molto felice. Tutto quello che mi è accaduto di negativo, in fondo, dipende solo da me. Non posso accusare qualcuno di avermi indotto a sbagliare. Ho sbagliato io. E sono contento che la vita mi abbia dato la possibilità di dimostrare che anche chi sbaglia può rimettersi in piedi e ricominciare". In merito alla sua carriera musicale, il cantante, all'anagrafe Enzo Ghinazzi", aggiunge: "Ho continuato sul mio stile, quello delle canzoni degli anni ’80, che ancora oggi - come si dice - sono un po’ il mio 'campo di rendita', perché sono proprio quei brani lì che restano. Io non ho avuto una seconda vita musicale come, per esempio, Gianni Morandi, che ha saputo rinnovarsi rispetto agli anni ’60. La mia seconda vita, semmai, è stata come personaggio: ho raccontato la mia storia, ho fatto il 'commodore', sono rimasto un uomo attuale. Ma dal punto di vista musicale, no: la mia musica è quella di allora, che oggi magari è tornata attuale proprio perché legata a quegli anni". In merito alla sua partecipazione a Sanremo come ospite di Dargen D'Amico, dice poi: "Infatti stasera canterò una versione di 'Su di noi' con Dargen D'Amico e Fabrizio Bosso. Non vi anticipo nulla, perché sarà qualcosa di inimmaginabile: nessuno può immaginare come sarà 'Su di noi' stasera. È qualcosa che su quel palco non è mai accaduto, davvero mai".
Quando gli viene chiesto se si è emozionato alle prove, Pupo dichiara: "No, non mi emoziono per niente. Sono felice, sono molto felice, mi emoziono solamente oggi come un vecchio di fronte ai bambini che soffrono. Ma non mi emoziono. Sanremo per me non è un'emozione: è solamente una gioia e basta".
Alessandro Pieravanti e Danilo “da Fiumicino” chiedono quindi a Pupo di confrontarsi con una serie di simboli e immagini legati agli anni Settanta e Ottanta, celebrando i cinquant'anni di carriera dell'artista. Tra questi vengono citati - tra gli altri - i pantaloni a zampa (“Nel periodo degli Anni Settanta io portavo i pantaloni a zampa. Ma non riportiamoli di moda", dice Pupo), le autoradio ("Me ne hanno rubate una cinquantina") e i soft porno ("qui sfondiamo una porta aperta"). Ospite di "De Core Podcast", Pupo risponde poi alla domanda se c'è un sogno che vorrebbe ancora realizzare, "qualcosa che non ha fatto che avrebbe voluto fare". L'artista di "Gelato al cioccolato" afferma: "Un sogno professionale non saprei. Pensate che non riesco a soddisfare ogni proposta che mi arriva. Vivo con il 20% delle proposte che mi arrivano. Sul lavoro sono iper realizzato. Se mi chiamassero a fare il direttore artistico a Sanremo, accetterei, perché ho delle idee. Ma dopo Carlo Conti verrà De Martino, ormai lo sanno tutti". Continua: "Avete visto il successo delle canzoni popolari? Come Sal Da Vinci. Ci vuole coraggio a portare quel genere sul palco dell’Ariston. Ma quando ce lo porti rispettando dei canoni, funziona, perché ha un pubblico. Il problema è arrivarci. Se io fossi il direttore artistico, farei un Festival con quel genere, che è quello che all’estero viene riconosciuto come la canzone italiana - e ha successo. All’estero, la musica italiana, non è quella di Ditonellapiaga ma quella di Ermal Meta o Sal Da Vinci. Quindi prenderei 10 canzoni così e altre 10 che rappresentano più la modernità e che suonano le radio in Italia. Quello che passano le radio non ha possibilità di fare successo all’estero. Tranne i Måneskin, che sono un caso a parte. Devono ripensare di portare modernità insieme alla tradizione, ma fatta bene".
Quando gli viene chiesto come gli artisti italiano fanno ad avere successo internazional2, Pupo dichiara: "Dipende dalle canzoni. La musica italiana è ancora oggi riconosciuta in un certo stile. Io ho scritto 'Sarà perché ti amo’ dei Ricchi e Poveri. E dagli anni Ottanta ricevo un premio dalla SIAE per quel successo. Ovviamente se avessi predetto questo successo non avrei mai ceduto ‘Sarà perché ti amo’". Continua: "Perché la musica classica e l’opera ancora oggi sono riconosciute e riprodotte in tutto il mondo? Perché, purtroppo, sia nel pop che nell’opera, si è chiuso un ciclo che nessuno ha più replicato. Poi arriva uno come Sal Da Vinci che ti riporta alla tradizione. E i direttori artistici a Sanremo hanno il ruolo di accontentare tutti”.
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