Nel 2023, con il suo precedente album, intitolato "That! Feels good!", Jessie Ware aveva fatto un salto a ritroso nel tempo per omaggiare l'epopea delle piste da ballo che negli anni Settanta venivano riempite dalle sonorità della Disco. Un omaggio piuttosto riuscito il suo, confortato dal gradimento del pubblico che, in Gran Bretagna, fece salire l'album fino alla terza posizione della classifica di vendita. Trascorsi tre anni, la 41enne musicista londinese ha ora pubblicato "Superbloom", un disco che batte i sentieri del suo predecessore. Ancora una volta musica per ballare, ma buona anche da ascoltare. Canzoni assolutamente legate alla disco e al pop confezionate su misura per la voce della Ware che si trova in totale agio a flirtare e, soprattutto, a divertirsi con il tempo e il suono dance, come ha avuto modo di dichiarare lei stessa con una buona dose di sano realismo: "Se mi diverto e se alla gente piace ascoltarmi, rimarrò in questo mondo".
Divertimento e leggerezza
Divertimento e leggerezza, sorrisi e positività, gioia e intrattenimento, questo è il sentimento che percorre l'album per la sua intera lunghezza, dall'inizio alla fine. Da "I Could Get Used to This", spensierato primo singolo del disco posto in apertura, passando per la title track, fino a "Ride" in cui viene campionato il celeberrimo tema composto da Ennio Morricone per il film 'Il buono, il brutto e il cattivo', andando ancora a "Don't You Know Who I Am?", e poi all'esercizio vocale di "No consequences" e più giù alla chiusa affidata a "Mon amour", che ha il vezzo di avere un titolo in francese e un testo che è tutto un programma (a luci rosse). Le canzoni di "Superbloom" ruotano intorno all'amore (come la maggior parte delle canzoni che vengono scritte ogni giorno che Dio manda in Terra), anche a quello allusivo e carnale. I brani dell'album hanno il pregio e insieme il difetto di suonare già sentite. Così, se da una parte l'effetto 'già visto' costruisce un ambiente rassicurante (perché conosciuto e riconosciuto) che ben dispone all'ascolto, dall'altra - per l'identico motivo, ma al contrario – questo effetto fa sì che si corra il rischio di far scadere il tutto nel banale fornendo una brutta copia di qualcosa già inteso. Jessie Ware affronta con allegria e talento l'incognita di camminare su di una corda tesa a una discreta altezza. Potrebbe essere un azzardo, ma a fare la differenza e a sostenere il tono del disco – che è godibile, pur senza possedere la canzone che spacca - sono il gran mestiere e l'interpretazione di Jessie che non scendono mai sotto la soglia della sufficienza.
La gioia nel ballo
Jessie Ware, insieme alla madre, conduce da qualche tempo un podcast di grande successo, chiamato Table Manners, in cui discetta, da perfetta padrona di casa, con i vari ospiti, dei piaceri della tavola e della famiglia. Alla luce di ciò "Superbloom" potrebbe essere interpretato come l'altra faccia della medaglia, il lato nascosto del podcast: ovvero, il piacere dei casalinghi (detto tra molte virgolette e con tutto il rispetto del mondo) di vivere gioiosamente la notte scatenandosi su una pista da ballo, dove le calde fantasie e la sensualità dei corpi si esaltano e sono protagonisti.
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