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Cinquant'anni fa i Ramones accendevano il punk rock

23.04.2026 Scritto da Elena Palmieri

È uno spazio indefinito quello in cui quattro ragazzi del Queens iniziarono a muoversi quando decisero di trasformare la loro frenesia adolescenziale in suono e parole. Quello a metà degli Anni Settanta era ancora un momento di passaggio per la storia del rock, in cui la scena continuava a farsi sempre più elaborata, ambiziosa e senza confini. C'era però un'urgenza che aveva bisogno di velocità e di abbandonare la perfezione musicale per l'immediatezza. Il punk non era ancora quello che sarebbe diventato appena un anno dopo, ma alcuni gruppi, pochi e sparsi, come MC5 e Stooges, iniziavano a indicare una direzione possibile. Mentre il mercato si riempiva di strutture complesse e dischi monumentali come “2112” dei Rush o “Frampton Comes Alive!” di Peter Frampton, un gruppo decise di riportare la musica all'essenziale. Oggi, 23 aprile, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’uscita del primo album di Joey, Johnny, Dee Dee e Tommy, Rockol dedica uno speciale mixtape al disco che diede il via al mito dei Ramones e del punk rock.

Quattro ragazzi del Queens

La storia ebbe origine a Forest Hills, nel Queens, uno dei cinque distretti della città di New York. Qui, tra scuola e amicizia, si incrociarono le strade di Jeffrey Hyman, John Cummings, Douglas Colvin e Thomas Erdelyi. Le esperienze musicali di ogni componente erano frammentarie, tra garage band e progetti mai del tutto compiuti, ma nel 1974 i quattro trovarono una propria direzione e iniziarono a suonare insieme. Abbandonando i loro nomi di battesimo e prendendo ispirazione dallo pseudonimo Paul Ramon, usato da Paul McCartney quando i Beatles si chiamavano ancora Silver Beetles, Jeffrey, John, Douglas e Thomas decisero di ribattezzarsi rispettivamente in Joey, Johnny, Dee Dee e Tommy. Il nome per il gruppo era presto che scelto: Ramones. Il 30 marzo 1974, ai Performance Studios, la neonata band tenne sua la prima esibizione dal vivo davanti a un pubblico. Erano gli anni in cui a New York era ormai giunto il momento per una nuova scena musicale, e a prendere forma fu un movimento che trovò il suo centro soprattutto attorno a due locali nel downtown di Manhattan, il Max’s Kansas City e, soprattutto, il CBGB. Qui, il 16 agosto 1974, i Ramones salirono sul palco per la prima volta, portando con sé un suono e un’attitudine in grado di spiazzare. “Indossavano tutti queste giacche di pelle nere. E attaccavano il brano contando il tempo”, sarebbe stato il ricordo di quel concerto di Legs McNeil, cofondatore l’anno successivo della rivista “Punk”: "Era solo un muro di rumore. Avevano un aspetto impressionante. Questi ragazzi non erano hippie. Era qualcosa di completamente nuovo”.

“Realizzare un album in una settimana e con un budget di 6.400 dollari era impensabile”

"Realizzare un album in una settimana e con un budget di 6.400 dollari era impensabile, soprattutto considerando che si trattava di un disco che ha davvero cambiato il mondo. Ha dato il via al punk rock e ha fatto partire tutto quanto - compresi noi”, con questa celebre dichiarazione, Joey Ramone riuscì a restituire l’urgenza, l’impeto e la creatività che muovevano lui e i suoi compagni di band nella realizzazione del loro esordio discografico.

Dopo aver firmato con la Sire Records, il gruppo entrò nel febbraio del 1976 ai Plaza Sound Studios, sopra il Radio City Music Hall, uno spazio ampio e insolito per una band che aveva costruito la propria identità nei club. Le sessioni durarono meno di una settimana e si svolsero con una rapidità che rifletteva già il modo di suonare della formazione. "Fino a quando non registrammo il disco, letteralmente non avevano nemmeno provato come terminare le canzoni”, avrebbe raccontato quarant’anni dopo il produttore Craig Leon al “New York Times” nel 2016, sottolineando quanto fosse spontaneo l’approccio di Joey, Johnny, Dee Dee e Tommy. Nonostante il suono grezzo, la registrazione fu tutt’altro che improvvisata e combinava semplicità e precisione, con soluzioni tecniche che guardavano anche ai Beatles. Il risultato fu un disco compatto e diretto, che catturava in poco meno di mezz’ora l’energia dei Ramones come a un concerto dal vivo.

“Hey ho, let’s go!”: il linguaggio del punk rock

La spinta, che portò i Ramones a codificare quello che si sarebbe identificato in un nuovo genere musicale battezzato punk rock, non era dettata solo da velocità e immediatezza. In quei quattro ragazzi del Queens c’era il bisogno di parlare di questioni sociali, del fermento del periodo, di temi come violenza, uso di droghe, relazioni, umorismo e riferimenti al nazismo. Proprio a quest’ultima tematica, si rifaceva il brano scelto per aprire il primo album dei Ramones, nonché una delle loro canzoni più famose: "Blitzkrieg Bop”. Un’introduzione strumentale, poi chitarra e basso si interrompono per lasciare spazio al più celebre richiamo intonato da Joey Ramone, “Hey ho, let’s go!”.

29 minuti e 4 secondi è la durata complessiva dell’intero disco, composto da 14 tracce. Pochi accordi, tempi rapidi, strutture essenziali: furono questi fin dal principio gli elementi più caratterizzanti dei Ramones e dei loro brani. Seppur rumoroso e diretto, lo stille di Joey, Johnny, Dee Dee e Tommy manteneva l’influenza degli ascolti adolescenziali dei quattro componenti della band, inclusi artisti come Buddy Holly, Beach Boys, Who, Beatles, Kinks, Led Zeppelin, Rolling Stones, Doors e Creedence Clearwater Revival, ma anche Ronettes. Il quarto brano di “Ramones”, il più lento del disco, intitolato “I wanna be your boyfriend”, è proprio un omaggio alle canzoni d’amore del pop anni Sessanta, in particolare a quelle dei Fab Four.

Nella musica dei Ramones, c’era anche una componente più marcata che si rifaceva al suono più duro di, tra gli altri, Black Sabbath, Stooges e New York Dolls. Ecco che i ritornelli dei brani dei Ramones riuscivano a essere anche accattivanti, ma racchiudevano l’energia che sarebbe diventata il simbolo di un’intera generazione. “Beat on the brat, beat on the brat / Beat on the brat with a baseball bat”: la ripetitività della seconda traccia di “Ramones” si appiccica nelle orecchie, mentre nella testa della band si sarebbero rincorse osservazioni sulla classe alta newyorkese. “Judy is punk” è una corsa sfrenata, come il racconto di fantasia racchiuso nel testo, mentre un pezzo come “Now I wanna sniff some glue” si inseriva tra le trame dell’album per testimoniare la noia giovanile del periodo. Il linguaggio è semplice, spesso provocatorio, ma sempre funzionale a un’idea precisa di musica che rifiuta l’eccesso e cerca un contatto immediato con chi ascolta. “If you think you can, well, come on man / I was a Green Beret in Vietnam / I said, no more of your fairy stories / 'Cause I got my other worries”, è il verso introduttivo di “53rd & 3rd” che nella voce di Joey Ramone diventa una testimonianza dell’alienazione e dell’esperienza personale di Dee Dee. Dopo “Let’s dance” e “I don’t wanna walk around with you”, il primo capitolo discografico dei Ramones arriva a conclusione con “Today your love, tomorrow the world”, un brano autobiografico scritto sempre da Dee Dee sul suo passato.

“Ramones”, cinquant’anni dopo

All’uscita, il disco “Ramones” non ottenne un grande successo commerciale e si fermò alla posizione 111 della classifica statunitense degli album “Billboard 200”. L’accoglienza fu però calorosa da parte di una certa critica che riuscì a riconoscere nel progetto originalità e forza. Nel tempo, l’influenza del debutto dei Ramones è cresciuta in modo tale da diventare centrale per lo sviluppo del punk rock e di molte altre correnti musicali. Nel 2002, in occasione dell’ingresso della band nella Rock and Roll Hall of Fame, il valore del loro esordio venne evidenziato: "Quando i Ramones piombarono sulla scena nel 1976 con il loro primo eponimo album, il mondo del rock era generalmente diventato piuttosto pomposo e narcisista. I Ramones riportarono tutto alle basi: canzoni rock and roll semplici, veloci ed essenziali. Voce, chitarra, basso, batteria. Niente trucco, niente ego, niente giochi di luce, niente fronzoli. E, anche se i temi erano talvolta cupi, provenienti da un immaginario adolescenziale cupo e sotterraneo, il gruppo riportò nel rock and roll anche un divertimento quasi fumettistico e un’energia ad alto voltaggio”.

A cinquant’anni dalla sua uscita, “Ramones” resta un punto di origine, un disco che ha cambiato il modo di intendere il rock e che continua a parlare a nuove generazioni con la stessa urgenza di allora. Considerato dai critici tra gli album migliori e più influenti della storia del rock, il disco d'esordio di Joey, Johnny, Dee Dee e Tommy è comunque riuscito a ottenere anche il disco d’oro dalla Recording Industry Association of America per aver superato nel 2014 le 500.000 copie vendute negli Stati Uniti.

Qui il mixtape dedicato a “Ramones”: dalla recensione di un giovanissimo Morrissey alle reazioni della stampa internazionale e italiana, fino alla storia della copertina. Rockol ringrazia Paolo "Kamanzy" Camanzi di Ramonestory.it e Maurizio "Nodus" Notari di "Rockaway Beach" (alcuni materiali sono tratti da "Gabba Gabba Book" di Marco Zuanelli).


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