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Seltsam: “Noi cantautori possiamo avere ancora una chance”

22.04.2026 Scritto da Mattia Marzi

«Dopo l’esperienza a Sanremo Giovani, per la prima volta sento di essere sono più pesce che carne agli occhi delle persone. Anche se io mi sento sempre più carne, ma di basso livello. C’è tanta aspettativa. La percepisco, non è facile reggerla», dice Seltsam. Seltsam, per chi non ne avesse mai sentito parlare (59,3 milioni di “mi piace” e 448,2 mila follower su TikTok, dove la sua musica rimbalza di clip in clip), è il nome d’arte di Lorenzo Giovanniello, cantautore romano classe 2001 tra i più lanciati di nuovissima generazione. Qualcuno l’avrà visto lo scorso ottobre ai provini di X Factor, con “Arsenico” di Aiello. Qualcun altro lo avrà invece notato a Sanremo Giovani: a dicembre con “Scusa mamma” è arrivato a un passo dal vincere un pass per partecipare al Festival di Sanremo, tra le “Nuove proposte”. La frase alla quale si lascia andare all’inizio dell’intervista racconta bene il suo stato attuale: quello di un artista ancora in costruzione, ma già dentro una narrazione pubblica che lo ha ingrandito più velocemente di quanto lui stesso si senta pronto a sostenere. Eppure Seltsam - la parola è un aggettivo tedesco che significa strano, insolito, bizzarro, curioso o singolare - non si racconta come uno fermo. Tutt’altro.

La sua idea è quella di chi ha imparato a convivere con l’instabilità dei riflettori: accendersi, spegnersi, e poi tornare a cercarli: «Quando i riflettori spariscono, tu devi lavorare per farli riaccendere. È quello che sto facendo. A Sanremo Giovani ero un underdog. Come la Lazio che arriva in finale di Champions, ma non la vince. È comunque una vittoria», dice, citando la sua squadra del cuore. Con il singolo “Amico come va?”, appena uscito, ha aggiunto un nuovo tassello al suo percorso. In attesa del suo primo concerto ufficiale in un club, quello che il 21 maggio lo vedrà esibirsi all’Alcazar, nella sua Roma, intitolato semplicemente “Mamma Roma”. La sfida è chiara: riuscire a trasformare i “like” su TikTok in biglietti venduti. Ha le carte in regola per farcela.

Se si prova a capire dove stia andando, Seltsam risponde con una traiettoria chiara, anche se non lineare. Cinque anni fa il punto di partenza era un altro: pop, attitudine da “teen idol”, una direzione più immediata. Una sorta di Shawn Mendes italiano, per intenderci. Poi qualcosa si è spostato: «Crescendo, prendendo coraggio, le cose stanno cambiando. Oggi sto costruendo un percorso in cui la gente si rivede molto. Più maturo, più consapevole», spiega. È una trasformazione che passa anche da riferimenti precisi, quasi generazionali: l’indie romano tra il 2016 e il 2020, quell’immaginario che ha segnato un’epoca breve ma molto riconoscibile. Tra Calcutta e Gazzelle, dice lui, ma con una vicinanza più istintiva a quest’ultimo per approccio alla scrittura.

Dentro questa evoluzione, Roma resta il punto fermo. Non solo come città, ma come origine identitaria: «Non sarei la persona che sono se non fossi romano. Sono della Roma vera, Roma sud, pangocciolaio alle quattro di mattina, la pizza da Remo», dice, mentre la scena romana torna al centro del dibattito. Seltsam, però, vede il ritorno del circuito con meno enfasi: «Non se n’è mai andata, la scena. Sono cambiate le mode, le tendenze. Oggi è tutto diverso, meno in linea con quello che eravamo noi da più giovani. La storia ha fasi cicliche. Noi cantautori possiamo avere ancora una chance. Sento voglia di autenticità, dopo anni di musica plasticosa».

È forse questa la chiave del suo presente: il tentativo di rimettere al centro una scrittura meno filtrata, più diretta, dentro un contesto che cambia velocemente ma sembra tornare a cercare proprio questo. Per il 2026 Seltsam non promette rivoluzioni. Ma una costruzione sì: «Spero di riuscire a costruire qualcosa di bello. Senza proclami, senza forzature. Solo la direzione di chi sta ancora cercando la propria forma definitiva».


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